L’edizione targata 2019 del Sei Nazioni, da quest’anno sponsorizzato dalla birra stout più famosa del globo terracqueo, ha regalato spettacolo, mete ed emozioni sin dal suo primo vagito.

 

Prendete la partita di debutto, per esempio. Al Saint-Denis la Francia di Jacques Brunel, nostra vecchia conoscenza, per quaranta minuti dà spettacolo e mette alle corde un Galles troppo brutto per essere vero. Due mete nei primi minuti, di Picamoles e di Huget, e una piccola lezione di occupazione del campo al piede. Gli uomini di Gatland sono frastornati da cotanto splendore, barcollano a più riprese, ma riescono a limitare i danni grazie a una terza linea splendida nel sacrificio (enorme Navidi) e a una gestione troppo  frenetica da parte dei transalpini delle ultime fasi del primo tempo.

 

Nel secondo tempo una pausa di troppo di Vahamaina e un liscio mica da ridere di Huget spianano la strada al ritorno dei Dragoni. La Francia si disunisce e subisce anche il sorpasso da parte della tomaia di Dan Biggar. La panchina francese, zeppa di giovinastri dal sicuro avvenire, inietta carburante buono in un motore ingolfato, ma un passaggio scriteriato di Ntamack manda George North in mezzo ai pali per il 24 a 19 finale. Il Galles, nonostante alcuni passaggi a vuoto, si candida per essere rivale indigesto per Irlanda e Inghilterra, le favorite per la vittoria finale, considerando soprattutto il fatto che entrambe dovranno passare per il Millennium Stadium di Cardiff.

 

Yoann Huget con il suo errore ha spianato la strada ai gallesi

 

Irlanda e Inghilterra, dicevamo. All’Aviva Stadium è andato in scena il match di cartello della prima giornata. L’Inghilterra di Eddie Jones, dopo un 2018 con più ombre che luci, aveva molto da dimostrare non solo per quel che riguarda l’esito di questo Sei Nazioni, ma anche per acquistare una bella dose di serenità in vista della Coppa del Mondo del prossimo autunno. E contro l’Irlanda fresca carnefice degli All Blacks Farrell e compagni sfoderano una prestazione mostruosa, espugnando Dublino con 32 a 20 più rotondo di quanto non dica il tabellino. È May ad aprire le danze dopo poco più di un minuto di gioco, ma l’Irlanda sembra poter recitare la sua parte. Va del suo passo, ma sorpassa grazie ad un calcio di Sexton e a una meta di Cian Healy. Sembra l’inizio del solito monologo verde, ma l’Inghilterra non ci sta e torna su con una meta di Daly e 5 punti al piede di Farrell. Si va al riposo sul 17 a 10 per gli ospiti, ma non è ancora finita.

 

L’Irlanda prova a sfondare, ma non va oltre ad un calcio di Sexton al quarto d’ora. Gli inglesi non stanno a guardare, e allora sale in cattedra Henry Slade: nel giro di dieci minuti dapprima raccoglie un calcio a seguire di May e fugge in meta, poi scippa un passaggio irlandese e regala il punto di bonus offensivo ai suoi. La seconda meta irlandese, ad opera del neo entrato John Cooney, serve solo per le statistiche. Se serviva un buon viatico per approcciare gli ultimi mesi prima del Mondiale, gli inglesi si possono dire sulla buona strada: gli uomini di Jones hanno messo in campo una aggressività e una fisicità che hanno mandato fuori giri il possesso irlandese, tarpando le ali alle iniziative di un triangolo allargato apparso troppo timido e impacciato per sembrare veramente irlandese. Le Crunch in vista per gli inglesi, che domenica ospiteranno la Francia a Twickenham nell’incontro più affascinante della seconda giornata. Sexton e compagni saranno chiamati al riscatto già fra sette giorni a Murrayfield contro la Scozia.

 

 Tre Leoni indomabili

 

Scozia che come da pronostici batte l’Italia per 33 a 20 conquistando il punto di bonus offensivo. Anche qui, come in Irlanda-Inghilterra, il punteggio non dice tutto: troppo più forte il XV di coach Townsend, armato da un Finn Russell sontuoso e da un Blair Kinghorn devastante se lanciato in campo aperto. Più forte in tutto: in mischia, nel gioco aperto, nei break down. L’Italia, che ha dovuto rinunciare all’ultimo a Tito Tebaldi, è pure passata in vantaggio con un piazzato di Allan, ma poi è costretta a subire le folate dei padroni di casa. Per 40 minuti teniamo anche botta (12 a 3), ma il ritmo scozzese alla lunga ci fa perdere il fiato e al 55’ subiamo la quarta meta, quella del bonus, ancora ad opera di Kinghorn. Sul 33 a 3, punteggio arrotondato dalle segnature di Hogg e Harris, l’Italia comincia a giocare.

 

Segniamo tre mete nel giro di dieci minuti con Palazzani, Padovani ed Esposito, ma i buoi sono già scappati da un pezzo. A parziale attenuante degli uomini di O’Shea, oltre ai vari infortuni che hanno colpito numerosi potenziali titolari (Minozzi, Violi, Polledri e Bellini su tutti), anche una forma influenzale che ha debilitato parecchi giocatori a referto. Attenuanti solo parziali, purtroppo. Perché fatte salve una buona percentuale di placcaggi e una discreta disciplina, per il resto non siamo mai riusciti ad essere dei credibili pretendenti alla vittoria. Troppi palloni regalati, troppi calci approssimativi (soprattutto con un estremo come Hogg che non aspettava altro), troppo pochi i palloni puliti. Il finale è una zolletta di zucchero in una bottiglia di amaro e un invito a scrollarsi di dosso la giornata di oggi, visto che fra sette giorni a Roma arriverà il Galles e non saranno permessi altri svarioni o balbettii, pena forse una punizione ancora più severa di questa doccia scozzese.

 

Il Sei Nazioni, comunque, è ai suoi primi passi. In alto le vostre stout, lo spettacolo è appena iniziato.