Con l’ultimo turno si è conclusa la stagione della Serie B 2016/2017. Spal e Verona sono tornate in Serie A dopo una lunga attesa, nel primo caso, ed un breve anno di purgatorio, nel secondo; Frosinone, Perugia, Benevento, Cittadella Carpi e Spezia hanno invece raggiunto i play-off – al via ieri, con la vittoria degli emiliani in casa del Cittadella – la cui finale di ritorno si giocherà giovedì 8 giugno alle 20.30. All’estremità opposta della classifica, all’ultima giornata il Trapani ha raggiunto in Lega Pro Vicenza, Pisa e Latina senza passare dai play-out, data la distanza di cinque punti dall’Avellino quintultimo. Il campionato della maggior parte delle squadre, tuttavia, si è già concluso da un po’ di tempo, tra chi ha raggiunto in anticipo la salvezza e chi invece non è riuscito a centrare l’obiettivo dei play-off. Appartiene a questa seconda categoria il Bari, che ha disputato il peggior campionato della sua storia recente, chiudendo al dodicesimo posto a quota 53 punti, frutto di 13 vittorie, 14 pareggi e 15 sconfitte. Anche quest’anno i pugliesi erano accreditati come una delle squadre più forti del campionato, secondo alcuni “la più forte insieme a… [inserire avversario di turno: Bologna, Cagliari e Verona, negli ultimi tre anni]” ma il campionato dei biancorossi, quest’anno, è stato un disastro senza precedenti: partita con risultati altalenanti sotto la guida di Stellone, la squadra sembrava essersi parzialmente sistemata con l’arrivo di Colantuono, che almeno all’inizio ha dato solidità ed una certa continuità di prestazioni. Il punto più alto si è raggiunto con una serie di sei risultati utili consecutivi all’inizio del girone di ritorno, interrotti dalla brutta sconfitta di Chiavari, vista però come un semplice incidente di percorso, alla luce della successiva vittoria contro l’allora capolista Frosinone. In realtà, la situazione è drasticamente precipitata dalla partita successiva, persa per 4-0 a Trapani. Cosa sia successo in Sicilia non è dato saperlo, ma da quel momento in poi i biancorossi hanno iniziato una picchiata verticale durata fino al 14 maggio, quando con la sconfitta interna contro l’Ascoli si sono spente matematicamente le ultime, residue speranze di play-off.

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I giocatori dell’Ascoli festeggiano nella cornice del San Nicola, dopo aver matematicamente estromesso i pugliesi dalla lotta per i play-off (Bari v Ascoli 0-1, 8 Marzo 2017)

Gli errori che hanno causato un simile epilogo sono da imputare a tutti: società, allenatore (singolare d’obbligo, dato che Colantuono è rimasto in panchina per circa un girone e mezzo) e giocatori. Ma andiamo con ordine. Il primo errore della società è stato soprattutto di comunicazione: annunciare, con la nuova gestione, l’inizio di un progetto triennale e poi esonerare l’allenatore dopo appena due mesi non solo non è coerente, ma è l’esatto opposto del concetto di progettazione, fondamentale per poter ambire ad un traguardo importante come la Serie A. Esonerare Stellone dopo così breve tempo ha dato un duplice messaggio: innanzitutto, è stato chiarito che l’annunciato progetto triennale in realtà non è mai esistito, perché nell’ottica di un programma a medio-lungo termine non si manda via un allenatore dopo tredici partite; in secondo luogo, con l’esonero di Stellone sono state scoperte le carte sul vero intento della società, cioè la promozione in Serie A già da quest’anno. Ma la Serie A non si raggiunge con l’improvvisazione e difficilmente la si raggiunge, nell’immediato, rivoluzionando un’intera rosa nel giro di un’estate. Le rivoluzioni hanno bisogno di tempo per portare frutti, ma tempo a Stellone non ne è stato concesso; e se pure questo errore lo si può imputare alla scarsa esperienza del presidente Giancaspro (al primo anno alla guida di una società calcistica), lo stesso presidente avrebbe potuto fare tesoro della precedente gestione Paparesta, caratterizzata da infruttuose rivoluzioni di organico, ed effettuare scelte più oculate.

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Paparesta e Giancaspro, un rapporto non privo di gravi complicazioni

Tuttavia, tra i tanti errori commessi nel corso di questa stagione, quello di aver annunciato un progetto in realtà inesistente rimane il meno influente. Ben più decisivi sono stati i buchi nell’acqua collezionati nelle campagne acquisti, sia estiva che invernale. Il direttore sportivo Sogliano ha infatti costruito due squadre (ad Agosto e a Gennaio) composte prevalentemente da giocatori ben noti, già in avanti con l’età, per lo più fuori condizione: Moras, Cassani, Daprelà, Martinho, Monachello, Morleo, Salzano, Greco, Floro Flores, Suagher, Raicevic, Ivan. Tutti calciatori già con “un nome”, che per un motivo o per un altro hanno disputato un campionato ben al di sotto delle aspettative: Moras e Cassani hanno abbondantemente dimostrato di non avere più il passo per poter competere in un campionato difficile e lungo come la Serie B; Daprelà e Martinho erano reduci da un 2015/2016 in cui avevano giocato rispettivamente 7 e 13 partite, per cui c’è voluto tempo prima che entrassero in forma (non che poi le cose siano migliorate più di tanto). Monachello e Ivan hanno vissuto vicende alquanto controverse: il primo è stato a lungo fuori per una sospetta pubalgia, rivelatasi poi una semplice ernia inguinale; del secondo, invece, si sono quasi subito perse le tracce. Questo per quanto riguarda i calciatori arrivati in estate; quanto ai giocatori arrivati a Gennaio, quasi tutti hanno avuto un impatto decisamente positivo, salvo poi subire palesi difficoltà in un secondo momento: Morleo, che ha dimostrato di poter disputare ancora una Serie B ad alto livello nonostante le trentaquattro primavere sulle spalle, ha giocato solo sette partite, saltandone ben otto per infortunio; Greco e Salzano, poco utilizzati da Verona e Crotone nel girone d’andata, non sono mai entrati in condizione; Suagher, reduce da due infortuni consecutivi al legamento crociato, è stato impiegato solo cinque volte; Raicevic, che avrebbe dovuto essere il nuovo centravanti titolare, ha giocato poco (solo otto presenze) e male, prima dell’infortunio che ne ha determinato la fine della stagione ad inizio aprile. Gli unici acquisti ad aver avuto un impatto positivo sono stati Brienza, Floro Flores e Galano, per distacco i migliori in campionato. Dalla breve disamina fatta, appare evidente come gli errori commessi dal ds in 21 acquisti su 24 siano stati determinanti ai fini della pessima stagione disputata dai biancorossi: perché è vero che nel corso del campionato in molti hanno subito infortuni, anche gravi, e che ciò non dipende dal direttore sportivo; tuttavia, riempire una squadra di giocatori calcisticamente anziani e in precarie condizioni fisiche si è rivelato un azzardo che non solo non ha pagato, ma il cui esito era anzi ampiamente prevedibile.

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Una squadra che troppo spesso si è dimostrata un insieme di singoli

Responsabilità ne ha pure Colantuono, tuttavia: dopo un avvio positivo, il tecnico romano ha letteralmente perso dalle mani una squadra che, a partire dalla disfatta di Trapani, ha segnato la bellezza di quattro gol in dodici partite – di cui uno totalmente ininfluente nella sconfitta all’ultima giornata contro la Spal – subendone dodici; una squadra che, dopo la goleada di Benevento (vittoria per 4-3), non è riuscita a segnare in trasferta per 467 minuti, cioè per sei partite intere; una squadra che ha avuto una tremenda difficoltà non solo nel segnare, ma proprio nel tirare in porta; una squadra che ad un certo punto ha smesso di essere tale, ed è diventata un disordinato insieme di singoli. Se a Sogliano va imputato il fallimento nella costruzione della rosa, a Colantuono va contestato il fallimento nella gestione del gruppo. Un gruppo a detta degli stessi giocatori molto unito, ma che ad un certo punto si è sfaldato: l’allenatore non solo non ha saputo evitarlo, ma ancor più gravemente non ha avuto la capacità per trovare un rimedio. Il risultato è stato un finale di campionato con un ruolino di marcia da retrocessione diretta: nelle ultime dodici partite il Bari ha infatti collezionato sette sconfitte, quattro pareggi ed appena una vittoria. Il tutto per la delusione della tifoseria più numerosa della serie cadetta, che nonostante ciò ha continuato a seguire la squadra in trasferta dopo ogni figuraccia, e che avrebbe meritato un finale di campionato ben diverso: se non la promozione o i playoff, quanto meno il veder giocare una squadra, e non undici spaesati giocatori “casualmente” vestiti di biancorosso.

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Una delle diverse contestazioni dei tifosi del Bari

Pochi minuti dopo il triplice fischio di Bari-Ascoli, il presidente Giancaspro ha annunciato che Colantuono non sarebbe stato confermato, al contrario di Sogliano, il cui contratto scade nel giugno del 2018. Per molti Sogliano è stato il vero artefice della fallimentare stagione biancorossa, e certamente la conferma sa già di ultima possibilità (anche perché toppare anche la prossima stagione vorrebbe dire, per il Bari, il quarto fallimento di fila). Rispetto alla stagione appena conclusa però, il direttore sportivo avrà due vantaggi in più ed altrettanti alibi in meno: innanzitutto, potrà scegliere direttamente l’allenatore, al contrario di quanto avvenuto nello scorso luglio, quando Stellone (in virtù di un accordo già raggiunto con la precedente presidenza Paparesta) era stato ingaggiato dal presidente prima del ds; in secondo luogo, potrà programmare il nuovo campionato già da Maggio, e non da Luglio, quindi senza la fretta di dover consegnare al nuovo tecnico un numero congruo di giocatori per poter iniziare il ritiro (cosa invece avvenuta la scorsa estate, quando a causa del salvataggio in extremis della società dal fallimento da parte di Giancaspro, l’intera programmazione della stagione iniziò con forte ritardo). La sfida che attenderà Sogliano ed il Bari, per il prossimo anno, non sarà delle più semplici: la Serie B 2017/2018 sarà infatti arricchita dalle importanti presenze di Pescara (con Zeman), Palermo e di una tra Crotone ed Empoli, tra le cadute dalla Serie A, e delle ambiziose Foggia, Cremonese e Venezia (del trio Tacopina-Perinetti-Inzaghi) tra le promosse dalla Lega Pro. Una squadra giovane, sana e con una precisa identità di gioco, non necessariamente farcita di giocatori noti ma inutili, sarà fondamentale per poter disputare un campionato di alto livello. Altrimenti, il Bari potrà pure avere ancora il rango di “squadra più forte insieme a…”, ma i risultati non cambieranno.