Per il calcio italiano, questa era una delle partite più importanti della stagione. Era l’occasione di dimostrare i progressi fatti nell’ultimo anno dalle nostre squadre, l’occasione di prevalere sulle inglesi, avversario notoriamente fisico ma storicamente meno tecnico e molto meno tattico. Sembrava il delitto perfetto, per il Napoli, prima ancora di Napoli-Genoa. Da quest’ultima partita (1-1) erano uscite quelle dichiarazioni di Ancelotti che, lette alla luce di ieri sera, suonano stamane come la voce dell’Oracolo di Delfi:

“Se giochiamo così contro l’Arsenal, sarà dura”.

Fatto, ed ecco il detto. All’Emirates, contro Emery e la sua banda, il Napoli di Carletto non è riuscito quasi mai ad imporre il proprio gioco, quello che pure sotto la guida del Re di Coppe ci aveva esaltato per larghi tratti della stagione. Non possiamo nemmeno parlare di scelte di formazione, in questo caso. Anche se con modalità molto differenti, con un avversario diverso e in una competizione diversa (e questo è tutt’altro che un fattore di poco conto), la prestazione dei partenopei di ieri sera ha ricordato molto quella della Juventus sul campo dell’Atletico. Approccio terribile, letture sbagliate dei momenti, poca cattiveria e pochissima personalità. Persino il risultato finale, 2-0, che non condanna di certo il Napoli, ricorda quel suicidio consumatosi al Wanda.

 

Torreira dedica il gol ad un amico recentemente scomparso (foto Justin Setterfield/Getty Images)

 

Non è giusto, d’altra parte, proprio come non era giusto nei confronti dell’Atletico, limitarsi a parlare dei “nostri” sconfitti, come se i vincitori si fossero limitati a passeggiare sopra un cadavere. Altro che passeggiata. L’Arsenal ha giocato forse il miglior calcio della propria stagione, fatto di geometrie sopraffine, grande attenzione nei singoli duelli e cinismo a livello offensivo, quello che, tanto per intendersi, è mancato in più di un’occasione (Insigne e Zielinski su tutte) al Napoli di Ancelotti. A proposito di duelli. Allan, bravino sì. Ma Torreira? Parlatene. 168 centimetri di grinta e qualità, conditi addirittura con un gol (da dividere a metà con Koulibaly). E quel Maitland-Niles? Una forza della natura. Vederlo sulla stessa fascia di Mario Rui ha fatto quasi tenerezza.

 

In attacco hanno sbagliato, e molto, anche i Gunners. I due cannoni sganciati nel primo tempo (Ramsey, giocatore sublime, che già fa le prove da giocatore della Juventus, e Torreira, appunto) sono rimasti colpi in canna nella ripresa (ancora Ramsey e un paio di miracoli di Meret, il migliore del Napoli). Una supremazia, quella dei Gunners, che si è manifestata soprattutto a centrocampo, ma anche sulle fasce. Laddove Callejon e Insigne faticavano a fare due passaggi e uno stop di fila, Niles e Kolasinac, con i tre davanti ad inventare calcio (Ozil, Lacazette e Aubameyang), hanno spinto, con qualità, per quasi novanta minuti. Il Napoli perde allora un’altra occasione di dimostrare il proprio valore a livello internazionale. Certo è che, dopo quel girone di ferro, e con l’esperienza di quel girone, era almeno lecito aspettarsi qualcosa in più. Il ritorno è tra sette giorni. Servirà il miglior San Paolo, perché l’Arsenal fuori casa non è l’Arsenal in vestaglia. Che il Napoli si prepari ad indossare l’abito da sera.