Giovedì di medaglie azzurre da due sport in cui storicamente importanti per l’Italia. Se nel primo stiamo attraversando ormai da diversi anni un periodo di buio, nel secondo stiamo riscoprendo una seconda giovinezza. Partendo dall’atletica leggera, i Mondiali Indoor di Birmingham iniziano con l’evento dedicato del salto in alto, maschile e femminile in contemporanea. Tra gli uomini era sfida annunciata tra il qatariota Moutaz Essa Barshim e il russo Danil Lysenko. Vince Lysenko salendo a 2.36m (2.37 il pb indoor), una misura sopra al 2.33 di Barshim. I due hanno saltato netto in coppia fino al 2.33, dove la capacità di reagire all’errore ha fatto la differenza a favore del giovane di Birsk. Esclusi i primi due, in una gara tecnicamente deludente – forse per una pedana non reattiva, con l’USA Kynard quarto e un’ecatombe di errori dietro di lui compreso il brit Grabarz, apparso non in gran forma – si qualifica terzo il tedesco Mateusz Przybylko con 2.29.

 

Un sorriso che mancava davvero tanto alla maglia azzurra. Foto di Ian MacNicol/Getty Images

 

È però tra le donne che si torna a vedere la stella di Alessia Trost. La pedana, qui, è un palco dove va in scena l’étoile della disciplina. Maria Kučina Lasitskene porta la sua danza di cristallo a 2.01m con un unico errore a quella misura, staccando a 1.93 Vasthi Cunningham e Alessia Trost (SB, con un errore in più dell’americana). Se la russa è irraggiungibile (sulla stessa panchina su cui lei si isola prima di provare il 2.07, Cunningham si trucca per la premiazione), Trost si fa trovare pronta nel momento giusto: uno sterminio tecnico ha condizionato la gara già alla misura d’entrata, 1.84, e dato che la progressione scelta dalla IAAF – un po’ irrazionale, avendo pista libera, mettere misure così distanti tra loro – imponeva di accelerare fin da subito, un errore in meno proprio a 1.84 le ha dato il bronzo sulla quarta Lake.

 

Sembrano – e ne avevamo bisognovedersi solo ora i frutti della ricostruzione che le ha imposto il cambio allenatore, con l’avvicendamento di Marco Tamberi al compianto Gianfranco Chessa. Ieri sera si è rivisto un riflesso di quella sicurezza (i tre errori a 1.96 hanno mostrato un’ottima base per l’outdoor) che l’aveva portata nell’élite mondiale della disciplina, quella confidenza che le ha permesso di costruirsi la fortuna necessaria a 1.89m. Medaglia a sorpresa, va detto, poiché la partecipazione della friulana è stata permessa dal “ripescaggio” con i target numbers, ma estremamente meritata. Sono crollate tutte, mentre lei e Cunningham sono state capaci di trattenere quel poco di scia che i 7cm di Lasitskene hanno lasciato loro. Dopo continue delusioni, questo è il tipo di risultati di cui Trost e l’atletica italiana tutta hanno bisogno. Una medaglia così bella forse perché proprio inaspettata, da outsider, sperando sia di buon augurio a un movimento che ha bisogno di purificarsi e risorgere. A margine dell’High Jump Event, i 3000m donne hanno visto il trionfo della regina etiope Genzebe Dibaba in 8’45”05, su Sifan Hassan (NED, 2^) e la beniamina di casa Laura Miur (3^).

 

La pista, nella storia dello sport nazionale, ha rappresentato sempre una fonte di medaglie e successi che solo negli ultimi anni sta tornando ai fasti di un tempo.

 

In contemporanea, ad Apeldoorn nei Paesi Bassi, l’Italia si adorna di medaglie andando a conquistare 1 argento e 2 bronzi, in una giornata già negli annali azzurri. Arriva un bronzo maschile nell’inseguimento con il quartetto Ganna, Consonni, Bertazzo, Lamon, già schierati alla ricerca dell’oro olimpico a Tokyo 2020, dietro USA e Gran Bretagna. La medaglia dei quattro alfieri allenati da Marco Villa, che insieme a Silvio Martinello ha rappresentato una leggenda della nazionale italiana su pista, dopo la cocente eliminazione per pochi decimi nella semifinale di ieri contro la Danimarca con tanto di record italiano, schiantano con un nuovo record italiano la Germania, andando a cogliere il terzo gradino del podio, ripetendo il risultato del 2017 di Hong Kong. Pochi minuti dopo è invece il turno di Michele Scartezzini, che nella prova dello Scratch (15 chilometri con partenza in linea con volata finale e dove il risultato viene dato dall’ordine d’arrivo e non da assegnazioni di punti o abbuoni) va a cogliere, con grande sorpresa, un argento che corona un’importante carriera da mediano del ciclismo, precedendo uno dei grandi favoriti, l’australiano Scotson, arrivando dietro solo al bielorusso Karaliok, un’altra vittoria inaspettata. Chiudono questa giornata trionfale le ragazze dell’inseguimento: Valsecchi, Guderzo (veterana e capitana delle nazionali del ciclismo italiano sia su pista che su strada e già medagliata mondiale e olimpica) e soprattutto Paternoster (‘99) e Balsamo (‘98): il bronzo vinto sul Canada è la 256esima medaglia italiana nei mondiali su pista. Una tradizione, quella della pista, che sembrava morta, ma che negli anni ha trovato in diversi talenti e nelle capacità dei tecnici nuova linfa per ritornare ai vertici della disciplina. L’appuntamento ora è per i prossimi tre giorni, dove sono tante le speranze di portare a casa altre medaglie: Ganna nell’inseguimento individuale, Consonni nell’Omnium maschile, le ragazze nella Madison (o americana a punti) e Balsamo nell’Omnium femminile.

 

In copertina, Maria Kučina Lasitskene e Alessia Trost a Praga nel 2015, foto di by Ian Walton/Getty Images