Tutto sommato non è andata male. Rispetto alle scorse stagioni, l’Italia è riuscita a fare nel basket quel passetto in più che serve per riabilitarla ad un livello continentale di buona competizione. Lo dimostrano le affermazioni di squadre e giocatori, della Nazionale Italiana. Lo dimostra la capacità di trovare nuove energie da svezzare dopo anni di buio assoluto a livello internazionale.

 

L’Olimpia Milano festeggia lo scudetto 2018 – Credit: Ciamillo

L’Olimpia Milano ha vinto il campionato 2017/2018 come da pronostico. Ha dovuto faticare tremendamente contro una Dolomiti Trento allenata benissimo da Buscaglia, con un roster coeso da due anni di conoscenza. Gara 5 è stata lo spartiacque, con la stoppata di Goudelock ai danni di Sutton che ha chiuso ogni speranza per i trentini ed ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Pianigiani e ai suoi ragazzi. È stato un modo per i milanesi di risollevare l’ennesima stagione di poco spessore in Eurolega, dove le disponibilità economiche e la programmazione la fanno da padrona e l’Italia, in questo, è dietro anni luce. Per fortuna c’è stato il parziale riscatto dei campioni nazionali uscenti della Reyer Venezia, in grado di raggiungere la finale della Champions League e di vincerla ai danni della Scandone Avellino con tutta la forza di un roster solido e preparato. Lo sforzo ha spremuto però la squadra in modo tale che nei playoff non ci fosse nulla da fare contro una Trento lanciata, in serie positiva, mentalmente intenzionata a scrivere una bella favole. Non è accaduto, ma al momento Buscaglia e i suoi rimarranno nella storia sia per le due finali consecutive perse che per l’energia, il bel gioco e le gesta di una serie di giocatori che hanno fatto impazzire gli italiani.

 

GLI ITALIANI

 

A proposito, e gli italiani? Marco Belinelli ha vissuto una delle migliori stagioni della sua carriera. Lasciato libero dagli Atlanta Hawks, il 10 febbraio 2018 è stato ingaggiato dai Philadelphia 76ers coi quali ha raggiunto non solo i playoff ma si è reso protagonista di alcune medie mai raggiunte in carriera: 13.6 punti, 1.6 assist, 1.8 rimbalzi. In sua lode è intervenuto persino Kobe Bryant, amareggiato dal non aver mai avuto l’occasione di giocarci assieme. Diversa la stagione di Danilo Gallinari coi Los Angeles Clippers, falcidiato come al solito da tanti guai fisici ma autore comunque di una media di 15 punti e 4.8 rimbalzi. Miglior gara contro i Dallas Mavericks dove è diventato decisivo coi suoi 28 punti nella vittoria finale.

 

Obradovic si complimenta con Niccolò Melli

 

Va molto meglio in Europa, dove Daniel Hackett, Gigi Datome e Nicolò Melli hanno vissuto una nuova annata di vittorie. Meno impattanti quelle del play italo-americano, impelagato in un Bamberg lasciato orfano dalle dimissioni di coach Andrea Trinchieri ed in balia di alcuni alti e bassi. Arrivati i playoff, è stato impossibile superare il Bayern Monaco, diventato presto il suo successore sul trono di Germania. Il Fenerbahce invece è riuscito a replicare le vittorie degli ultimi due anni, vincendo sia il campionato turco che la Coppa del Presidente. Melli e Datome sono stati assoluti protagonisti, soprattutto l’ala forte reggiana ha fornito un ulteriore passo in avanti nella propria carriera col terzo titolo nazionale di fila (in precedenza aveva messo in vetrina quello italiano con Milano e quello tedesco col Bamberg) e la capacità di competere ai più alti livelli continentali con un allenatore come Obradovic che gli ha dato subito fiducia. Encomiabile la prestazione ottenuta in finale di Eurolega coi 28 punti segnati, purtroppo inutili ai fini della gara vinta dal Real Madrid del fenomeno Luka Doncic.

 

L’ITALIA

 

Nel 2015 la FIBA decise di cambiare il corso delle qualificazioni ai prossimi mondiali di Cina 2019 aprendo alcune finestre durante la stagione regolare e dunque entrando in netto contrasto sia col calendario della NBA che con quello dell’Eurolega. Si sono levate nel tempo polemiche bipartisan sull’impossibilità di poter utilizzare i migliori giocatori del circuito, costringendo parecchie nazionali a guardarsi in casa e scoprire un bacino di risorse decisamente meno competitivo del solito. Nonostante ciò, le migliori comandano il proprio girone: Spagna, Lituania, Francia, Grecia e Germania hanno confermato la propria leadership ai danni soprattutto delle compagini che di recente avevano sortito qualche sorpresa (Georgia, Finlandia, Lettonia e Montenegro). L’Italia, tanto bistrattata per la mancanza di reale alternativa rispetto ai migliori presenti sul suolo americano ed europeo, ha saputo far leva su questa opportunità per scoprire i talenti di casa, farli crescere ad un modello di competizione mai giocato prima e inserirli in un contesto di gran lunga differente dal precedente. Merito della scelta di puntare su Meo Sacchetti come commissario tecnico, fautore di un basket che predica il run&gun, il corri e tira che portò la Dinamo Sassari sul tetto d’Italia.

 

Meo Sacchetti guarda il tifo del pubblico italiano – Credit: FIP

 

Un mondo diverso rispetto a quello di Pianigiani e Messina. A Sacchetti piacciono i giovani, la fantasia, l’agilità rispetto alla fisicità. Deve fare i conti con un reparto lunghi che da tempo non sforna giocatori competitivi, schiacciati dalla preferenza data a colleghi americani od europei. Così ha puntato da subito sulla mano calda delle guardie, sulla capacità di sfruttare la velocità e il tiro dalla lunga distanza, distinguendo gli specialisti dai tuttofare. C’era tanta paura alla vigilia di queste qualificazioni e la vittoria striminzita all’esordio sulla Romania non faceva presagire nulla di buono. Poi accade il “miracolo” che tale in realtà non è: l’Italia va a giocare la seconda gara contro la Croazia, in casa loro, e la strapazza grazie ad un magistrale Amedeo Della Valle, sfatando un tabù che andava avanti da troppo tempo. Subiscono la stessa sorte sia Olanda che la Romania, nella gara di ritorno. Esattamente come le grandi d’Europa, la nazionale strappa il pass per il secondo turno certa di potersi giocare la qualificazione diretta ai mondiali.

 

Ma non è finita qui. Ci sono ancora due partite, un primo posto da conservare e dei punti da conquistare per giocarsi un secondo turno in estrema scioltezza e senza pericoli – arriveranno a quel punto le sfide alla Lituania, la Polonia e l’Ungheria, le prime tre volano direttamente in Cina. Il primo passo sarà la gara con la Croazia del 28 giugno a Trieste: per riuscire a levarsi dall’ultimo posto e conquistare il passaggio alla seconda fase, i croati hanno richiamato tutti i big (Bogdanovic, Saric, Hezonja, Zizic e Bender), segno di una situazione disastrosa da recuperare in qualsiasi modo. Sacchetti invece deve rinunciare ai migliori e agli infortunati Alessandro Gentile e Diego Flaccadori, ma può contare sul recupero di Hackett e Abass. Prima chiamata per Tonut, Tessitori, Gaspardo, Michele Vitali e soprattutto Niccolò Mannion. E quest’ultimo nome è quello che scatena maggiormente le fantasie dei tifosi italiani.

 

Nico Mannion in palleggio contro la Russia – Credit: FIP

 

Figlio di Pace Mannion, ex  giocatore di basket in Italia tra gli anni ’80 e gli anni ’90, e della pallavolista Gaia Bianchi, Nico Mannion è nato a Cefalù il 14 marzo del 2001. Cresciuto tra la Sicilia e gli States, ha ottenuto ben presto l’attezione dei talent scout americani che a 13 anni gli predicono la chiamata da Lottery Pick del draft NBA. Una investitura precoce per un ragazzino bianco, dai capelli rossi e le lentiggini accennate. Ha le formazioni dei college universitari ai suoi piedi, Sports Illustrated lo ha paragonato a Steph Curry e tutti non vedono l’ora di vederlo calcare i parquet più prestigiosi d’America marchiando a vita il brand di Red Mamba. A riportarlo in Italia ci ha pensato il buon Pino Sacripanti, da sempre possessore di un fiuto infallibile in quanto a giovani talenti. Un anno fa, con la maglia dell’Italia Under 16 ha distrutto da solo la Russia segnando 42 punti. Come farsi scappare un giocatore così? A quel punto, mentre in America siglava una media di 20 punti a partita,Sacchetti ha alzato la cornetta per la telefonata che ha sancito la definitiva convocazione con la nazionale maggiore.

 

È un play di scuola americana, poco passatore e molto realizzatore. Ha la mano calda dal perimetro quanto una tendenza ripetuta ed esplosiva alla penetrazione, anche contro avversari più grossi. È veloce, tecnico, intuitivo ed ha un tiro a tratti letale, con poca concessione all’errore. Nella pratica è il giocatore ideale per il gioco proposto da coach Sacchetti, il quale lo sta coccolando e proteggendo in attesa del debutto ufficiale con la maglia azzurra. Sarà curioso dunque scoprire in quale delle due gare potremo ammirare quello che si candida ad essere il leader della nuova Italia del futuro, che magari non sarà la più forte di tutti i tempi ma probabilmente sarà capace di portare in bacheca qualche trofeo in più.