Mentre il governo gialloverde ne ha battezzato il terzo periodo di vita, l’ultima opera di Matteo Fontana indaga gli anni più truci della nostra Repubblica, conducendoci lungo un cammino che si snoda tra le piazze, le strade e gli stadi dello Stivale. Una trama torbida, i cui protagonisti conducono le loro esistenze tra palloni e proiettili, dribbling e bombe. Una storia di efferati terroristi e malavitosi, di virtuosi calciatori e sagaci allenatori, di politici e presidenti, senza dubbio di vittime e carnefici di quegli anni sanguinosi. 

 

Il sipario è squarciato dall’attentato di Piazza Fontana che inaugura il decennio plumbeo, drammatico epilogo dell’autunno caldo del 1968. Sull’ immaginario palcoscenico è Gianfranco Zigoni a rubare la scena, talento di estro ingestibile tanto in campo quanto fuori. Dopo annate tormentate tra Juve, Genoa e Roma, viene adottato dalla città di Verona che gli dedica amore incondizionato. Sentimento viscerale che “Zigo” ricambia sinceramente tra gol, assist, risse e follie con la maglia dell’ Hellas sul rettangolo verde. Spirito affine a quello della farfalla granata, conterraneo ed amico di Pasolini, afferma : << Il Che è un gigante della storia. Io sto con lui, sto con Gesù Cristo >>. Così, l’assist sinistrorso innesca il trequartista Paolo Sollier che, partito dai dilettanti, conquista la massima serie con il Perugia. Autore della massima <<Non si vive di solo calcio>>, ad oggi rappresenta un unicum, una specie estinta,  sia per il ruolo occupato in campo, sia per il tenore di vita. Convinto attivista politico, vicino alle posizioni di Potere Operaio, strappa il velo di Maya che nasconde le ipocrisie e le nefandezze del mondo del pallone con la pubblicazione di “Calci e sputi e colpi di testa”. Non c’è da stupirsi allora, se di amici ne conserva davvero pochi, tra gli addetti ai lavori, ma non solo. In tal senso, appare decisamente significativo lo striscione “Sollier Boia”, che gli dedicano i tifosi della Lazio.

 

Un estremista del pallone.

E quale miglior caso se non quello dell’ambiente biancoleste per dipingere di tinte nere e rosse il periodo attraversato dal Paese? Uno spogliatoio diviso in due anime, avverse per inclinazione politica, ma congiunte dalla voglia di lottare e dalla sete di vittoria. Quindi, superata l’apoteosi della squadra di Maestrelli, il viaggio raggiunge e sorpassa i Mondiali di Spagna, che sanciscono l’approdo del Paese e del suo calcio, in una nuova fase storica. Lungo il cammino ci salutano la poetica figura di Ezio Vendrame, le basette di Bob Vieri, De Ponti “Figlio delle Stelle” nell’ Avellino di Sibilia, i furbetti del Totonero e molteplici altri campioni, geniali e indomabili. Ebbene, se fino ad ora ci siamo soffermati sull’aspetto pallonaro della narrazione, è doveroso rimarcare l’imponente lavoro di ricerca attuato da Matteo Fontana. Tra citazioni di articoli, dichiarazioni e testi di canzoni, l’autore offre una panoramica cruda ed intensa di quasi vent’anni tra stragi,  omicidi, indagini e misteri. Lotta continua, Ordine Nuovo, NAR e BR, ma anche il mancato “golpe Borghese” e l’assassinio di Aldo Moro, il referendum sull’abolizione dell’aborto ed il fallimento del compromesso storico. Ancora, il rischio della deriva autoritaria, la strage alla stazione di Bologna e l’avvento del “Craxismo” negli Anni 80′. 

 

 

Chinaglia e Maestrelli: immortali.

Insomma un testo prezioso che mantiene la promessa di raccontare due decenni così critici per l’esistenza della giovane Repubblica, tra l’erba dei campi da gioco e l’asfalto insanguinato della strade. Infine, se oggigiorno la società italiana può godere del superamento di quella tragica fase, è lecito domandare invece se il mondo del pallone non abbia disperatamente bisogno di questi campioni estinti. Funambolici e ribelli, a volte folli, così romantici nella loro essenza.