Ma dove andranno in vacanza? Ecco un bel tema da Circolo dell’Orchite, popolato dalla benemerita schiatta di coloro che non hanno di meglio da fare durante il giorno che grattàsse: le destinazioni che i calciatori privilegiano per le ferie. Roba che toglie il fiato e galvanizza la stampa sportiva come nemmeno una finale di coppa. Tanto più che l’effetto della sosta invernale è quello di riproporre il tema due volte l’anno. Libidine coi fiocchi. Se poi capita che due quotidiani sportivi pubblichino la stessa foto in prima pagina, ecco che si scopre quanto si sia arrivati al capolinea. È successo martedì 8 gennaio, quando il Corriere dello Sport-Stadio e la Gazzetta dello Sport hanno pubblicato la foto dello stesso bacio (che in realtà è solo accennato) manco fosse quella di Robert Doisneau. A essere immortalati erano l’attaccante laziale Ciro Immobile e la moglie Jessica Malena, in vacanza alle Maldive. L’immagine è presa da Instagram, ormai fonte fra le principali di contenuti informativi legati al calcio. È anche per questo che si dovrebbe continuare a comprare i quotidiani sportivi in edicola.

Le due prime pagine dell'8 gennaio scorso

Le due prime pagine dell’8 gennaio scorso

Ma ci sarebbero ulteriori motivi, invero. Per esempio, articoli come quello pubblicato dalla Gazzetta dello Sport nell’edizione del 9 gennaio e firmato da Filippo Conticello. Che a proposito di Circoli dell’Orchite potrebbe essere in lizza ogni anno per il Gran Premio Grattachecca. Il pezzo sui turbanti usati da Chiellini in conseguenza degli innumerevoli infortuni con sanguinamento meriterebbe la prima pagina del Superfluo Illustrato, con molti frammenti degni della retorica usata dall’Aldo Biscardi apocrifo di Cuore Mundial:

È come una corona: ogni volta che la benda si arrotola sulla testa, Chiellini torna a essere re. Re Giorgio, da 13 anni coraggioso sovrano della difesa juventina e martire dietro alle linee nemiche.

Ecco, io penso che tutto questo sia lodevole, assolutamente degno di menzione. Lo sprezzo del ridicolo palesato da Conticello, intendo. Soltanto uno che se ne stragratta d’essere preso per i fondelli può scrivere una tonitruante minchiata come questa. Si candida a essere il nuovo Paolo Forcolin, e questa sì che è un’onorificenza.

 

Lo spazio degli adanismi è ormai un classico di questa rubrica. E qualche volta eviterei pure di inserirlo, perché si rischierebbe di scadere nella pigrizia. Ma il fatto è che i lettori lo reclamano, e allora come fare senza? Perciò eccovi accontentati con due frammenti presi dallo scorso weekend calcistico, mentre altri rimangono da parte a stagionare. Il primo fa parte della telecronaca di Roma-Atalanta, giocata sabato 6 gennaio. Al 10′ il nostro Daniele Word Cloud Adani si è messo a discettare sul viaggio della palla toccando picchi metafisici degni di Schopenhauer:

“Il tentativo secondo me è quello di andare coi tre attaccanti subito sui tre centrali che si staccano tutti per giocare la palla, lo sappiamo che fa così l’Atalanta, e poi quando la palla passa […] quando la palla passa eventualmente supera i centrali e va sugli esterni, quindi Spinazzola da una parte e Hateboer dall’altra, quel viaggio della palla viene attaccato in un secondo tempo dal terzino o da… da uno dei due terzini della Roma, no?, però lui ha il tempo perché la palla ci mette del tempo a viaggiare”.

E lì il povero Riccardo Trevisani ha pronunciato un rassegnato “eccèrto” che suonava più o e meno come: “E poi dice che va a finire in Pallonate“. Ma una vetta ancora più elevata era stata toccata il giorno prima, quando il nostro Word Cloud si trovava in studio a commentare il pre-partita di Fiorentina-Inter. Si parlava della posizione in campo dell’interista João Mario, e lì Adani è partito per la tangente con una tirata che pareva una lezione sul Materialismo Dialettico:

“Assolutamente, quel ruolo lo ha fatto con lo Sporting Lisbona, e ha vinto, e anche con la nazionale portoghese leggermente diverso perché, il Portogallo mette un uomo fisso davanti alla difesa quindi più un 4-1-3-2 e lui fa uno degli esterni di centrocampo dei tre, non così sulla linea laterale, rimanendo questo sistema di gioco, però secondo me, poi Massimo ci farà vedere ha c… ha preparato qualcosa che ci farà vedere, secondo me, l’importante, non è come ti metti col sistema, ma come finisci nel movimento, partendo da un sistema iniziale, quindi, se lui parte largo, sicuramente andr… andrà a giocare stretto per liberare Cancelo, questa è la mia idea, perché João Mario è forte non se punta uno contro uno ma quando va a… diciamo… ad a… accentrarsi e va a giocare tra le linee, quindi il sistema inganna l’avversario quando parti in un modo e finisci in un altro”.

L’individuo nel sistema, chiara l’ascendenza hegeliana/marxiana

 

E sarà per quel discettare di Sistema e Movimento o di Sistema che inganna l’Avversario, come nemmeno in una riunione di collettivo extraparlamentare Anni Settanta. O sarà per il gesticolare frenetico e per quello sguardo spiritato. Fatto sta che in un flash ho visto Daniele Word Cloud Adani trasfigurarsi nel compagno Folagra del primo Fantozzi. Un sabotatore dall’interno, un bug nelle viscere di Sky Sport.

 

 

A ogni modo, per la cronaca, João Mario al Franchi è stato il peggiore in campo.