Quello francese è sicuramente un movimento tennistico d’élite, addirittura al primo posto secondo il ranking ITF. Possono vantare ben 9 giocatori nelle prime 80 posizioni mondiali, a testimonianza di un ottimo livello medio. Si sono da poco disputati i quarti di Davis dove Fognini e compagni hanno affrontato a Genova i rivali d’oltralpe. Con il successo di questi ultimi, pur con una formazione alquanto rimaneggiata per le assenze (Tsonga e Monfils su tutti), è apparsa piuttosto eloquente la differenza tra le due squadre. Eppure in questi anni, nonostante la costante presenza di ottimi giocatori, sicuramente per noi invidiabili, sono mancati i risultati di peso. La Francia è la nazione detentrice della coppa Davis, certamente, però il trionfo è arrivato in un’edizione snobbata dai top; sul percorso verso la conquista dell’insalatiera l’ostacolo maggiore è stato il Belgio in finale, col solo e unico Goffin. Sono passati 35 anni da quando Yannick Noah conquistava il Roland Garros e ad oggi sembra destinato a rimanere ancora per un po’ l’ultimo francese ad alzare uno slam. Si sperava dapprima in Richard Gasquet, indicato da molti come futuro top mondiale: talentuosissimo e impeccabile nello stile, gli è probabilmente sempre mancato qualcosa dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale. Schiacciato dalla pressione di essere considerato un predestinato da sempre, apparso sulle riviste tennistiche già all’età di 9 anni, non è mai riuscito a rendere per quanto atteso. Gli va tributato uno dei migliori rovesci a una mano del tennis moderno, da annoverare nella lista che – ad oggi – comprende Stan Wawrinka e ovviamente Roger Federer.

 

La “promessa” Gasquet, a 9 anni: “Il campione che la Francia aspetta?”

 

Poi Monfils: altra grande promessa, mai completamente mantenuta. Il tennis junior conta relativamente, è vero, però ci si sarebbe aspettato qualcosa in più da un giocatore capace di vincere 3 tornei dello slam U18  nello stesso anno. Semifinalista al Roland Garros già a 22 anni, è sempre risultato troppo incostante, anche nel corso della singola partita, sembrando talvolta più interessato a regalare spettacolo che a vincere.

La sorpresa e i risultati migliori sono invece arrivati da Jo Wilfred Tsonga, stupor mundi quando si presentò in finale agli Australian Open 2008 dopo aver annichilito Nadal 3 set a 0. E’ stato il francese che comunque ha mostrato più continuità di risultati negli anni: 2 Masters 1000 conquistati e qualche semifinale slam a Parigi e Wimbledon. Tennista brillante, estroso e sempre sorridente. Pericolosissimo per chiunque quando in giornata, capace di imprese memorabili (non è da tutti rimontare Federer da 2 set di svantaggio a Wimbledon), eppure non è mai riuscito a trovare due settimane senza sbavature o disattenzioni e a sfruttare pienamente i rari passi falsi dei 3 fenomeni. La fotografia di una carriera nel RG 2013: dopo aver eliminato Federer nei quarti, veniva demolito da Ferrer in semifinale, certamente ostico per tutti sulla terra rossa, ma forse davanti al proprio pubblico qualcosa di più si poteva fare (solo 8 game conquistati).

 

Jo Wilfred Tsonga scrive “Roland, je t’aime” dopo aver raggiunto la semifinale al RG 2015

 

Nel 2013 l’Equipe aveva ipotizzato quale sarebbe potuta essere la top10 a 5 anni di distanza e, con un misto tra ottimismo e patriottismo, spiccava il nome di un francese al secondo posto: Benoit Paire. In questi anni Paire ha mescolato buoni risultati a prestazioni sciagurate. Un talento indiscutibile, un gioco particolare, quasi lunatico, fatto di continue smorzate e colpi estemporanei, che al momento non l’hanno nemmeno avvicinato alla previsione quasi utopica del giornale. Discorso opposto rispetto ai connazionali per Simon, che è riuscito a inserirsi, seppur per breve tempo, nell’elite del tennis mondiale, spingendosi fino alla sesta posizione nella classifica ATP e arrivando a giocare il master di fine anno. Dedizione e allenamento non sono mai mancati e i risultati ottenuti hanno sicuramente superato le aspettative, considerando il talento sicuramente più limitato. Grande successo ha invece ottenuto in doppio la coppia Mahut-Herbert. Un sodalizio ben assortito tra due discreti singolaristi, il primo noto ai più per essere uscito sconfitto nel celebre match con Isner e il secondo mai nei primi 50, che li ha portati a vincere Wimbledon e gli US Open.

 

Herbert e Mahut col trofeo dei Championships 2017, dal sito ufficiale IBM, foto ©AELTC/Joel Marklund

 

Ora le speranze francesi sono riposte in Loucas Pouille, 24enne e numero 11 del mondo: sembrerebbe ancora acerbo per una vittoria di valore, caratterizzato come i connazionali da prestazioni eccezionali alternate a momenti di vuoto inspiegabili. Guardando solamente all’ultimo periodo, è passato dall’essere assoluto trascinatore della Francia in Davis nella già citata partita contro gli azzurri, all’ uscire al primo turno di Montecarlo a distanza di pochi giorni. Ad oggi non sembrerebbe essere nemmeno lui il campione tanto cercato e chissà quanto bisognerà ancora attendere per vedere un tennista francese alzare una coppa che conti davvero.