Prima o poi arriva il momento delle domande che interrogano sui significati ultimi dell’esperienza umana. Piombano inattese e rimangono non risolte, perché la loro vera funzione è lasciar dentro una crepa d’irriducibile dubbio. Io questo dubbio me lo porto da quando nacque Pallonate, nel 2000. E in quasi diciotto anni d’attività non sono ancora venuto a capo dell’interrogativo cruciale: esiste al mondo qualcuno che scriva peggio di Gaia Piccardi? Dopo un lasso di tempo così grande, confesso, non sono ancora riuscito a dare una risposta. Nel senso che, nonostante ogni sforzo, non ho proprio trovato qualcuno che scriva in modo più agghiacciante di quanto faccia l’inviata del Corriere della Sera. E io continuo a non rassegnarmi, e a dirmi che da qualche parte dovrà pur esserci uno o una che tocchi un abisso più profondo. Ma poi leggo articoli come quello pubblicato nell’edizione del 14 dicembre e capisco d’essermi intestato una missione impossibile. Il pezzo in questione era dedicato al test antidoping positivo in cui è incappato Chris Froome, in occasione d’una tappa dell’ultima Vuelta de España. Lì le piccardate prendevano immediatamente il via, laddove il ciclista britannico veniva descritto come un uomo di “186 centimetri e 69 chili di nervi tesi come una corda di violino”. E già dai “nervi tesi come una corda di violino” avete la misura di quanto Piccardi sia originale nello scrivere. Ma era solo l’inizio. Poco dopo Froome veniva raccontato come “impermeabile alle radiazioni della kriptonite ma scivolato su una buccia di salbutamolo”. Boh? Poco sotto si leggeva:

(…) Christopher Froome, figlio di Jane e Clive, fratello minore di Jonathan e Jeremy, marito di Michelle e padre di Kellan (…).

E magari, dopo averne esposto lo stato di famiglia, la prossima volta ci darà pure il certificato catastale del quattro volte vincitore al Tour de France. E ancora, nel pezzo si informava che Froome

(…) è da anni sospettato per giustificare certe imprese mostruose, difficili da digerire con l’intelletto.

Una frase scritta in modo raccapricciante. A partire dal passaggio in cui si dice che qualcuno “è sospettato per giustificare imprese mostruose”. Che espressa in questa formula significa una beata minchia. Il concetto voleva essere: “poiché Froome compie imprese mostruose, allora è sospettato”. Trasformarlo in “è sospettato per giustificare imprese mostruose ” equivale a massacrare la logica e l’italiano. Un totale non senso. Quanto al fatto che si possa “digerire con l’intelletto”, direi che nella stessa misura si possa cogitare col Guttalax.

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Nella medesima edizione del Corriere della Sera, e sullo stesso tema, si è cimentato Paolo Tomaselli. Che è stato chiamato a esprimere un’opinione sulla vicenda, e già questo basterebbe per chiudere ogni discorso sul Corriere della Sera. Un luogo dove l’intelletto e stato bell’e digerito da mò. A ogni modo, dato che Tomaselli ha espresso la sua “opinione”, ve la riporto:

Altrettanto complicato però è sostenere che questa vicenda getta un’ombra su tutte le vittorie dell’inglese.

Di sicuro la scrittura di Tomaselli getta un’ombra sull’uso del conguntivo.

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Sì, lo so che da troppo tempo non vi regalo un bell’adanismo. E allora eccovi serviti con una doppietta piazzata da Daniele Word Cloud Adani durante la telecronaca di Napoli-Fiorentina, del 10 dicembre. Al 15′ ha commentato così un’azione d’attacco della Fiorentina che è stata vanificata da un fuorigioco:

Qualche minuto di adattamento, per la squadra di Pioli, e poi una buona personalità, qua Chiesa è al di là di tutti, anche se aveva perso il contatto… visivo con l’avversario, Mario Rui, invece lì, guadagnare sì la linea, quindi Koulibaly è il riferimento del terzino portoghese, del Napoli, per dare un occhio e non avere la percezione della posizione dell’avversario.

E intanto che si svolgeva cotanto sproloquio sul contatto visivo, il gioco riprendeva e la Fiorentina applicava bene il pressing. Ciò che dava modo a Adani di dire:

Sì! Viene tutto da un pressing avanzato, e quindi da… la capacità della Fiorentina di diversificare le altezze di pressione ehm… anche in questo caso guarda come sono già alti, lasciano quello sviluppo che, di cui abbiamo parlato all’inizio, però quando riesce la squadra di Pioli cerca di andare ad attaccare nella prima costruzione del Napoli.

 

 

Pensate che duetto sarebbe fra Gaia Piccardi e Daniele Word Cloud Adani: fra un intelletto che digerisce e una diversificazione delle linee di pressione, avemmo netta l’impressione di ritrovarci dentro l’ultimo quarto d’ora dell’umanità.

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Nell’edizione del Corriere dello Sport-Stadio del 15 dicembre, un titolo surreale campeggiava a tutta pagina nella sezione dedicata al basket:

“SÍ, HO CAPITO”

Era una frase di Pietro Aradori, guardia della Virtus Bologna pronto a ammettere alcune sue defaillance. E se tanto mi dà tanto, nei prossimi giorni il quotidiano diretto da Alessandro Vocalelli potrebbe usare come titolo una frase pronunciata dal conte Raffaello Mascetti in Amici miei:

“BEATO TE CHE ‘UN TU CAPISCI UNA SEGA NULLA”

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Ha capito…