Dieci gif per i dieci momenti più significativi successi nella lega statunitense in quest’anno agli sgoccioli.

 

 

 

 

10) Mamba Out
Uno dei momenti che ha segnato maggiormente il 2016 nello sport è il ritiro di Kobe Bryant. Il 24 dei Lakers ha scelto di dire addio al basket giocato, in pieno stile “Mamba mentality”. La miglior ultima partita di un giocatore nella storia della NBA, al tabellino dei punti recitava 27. Poi Kobe ha deciso di smettere. 50 tiri, 60 punti, canestri decisivi nel finale per vincere la partita contro gli Utah Jazz e una gara impossibile da replicare. Qualcuno ha fatto e farà meglio, qualcuno peggio, ma mai nessuno sarà come lui. Nel bene e nel male, Bryant è stato il simbolo della lega per anni e quando il 13 Aprile ha smesso, il basket ha perso un suo protagonista.

 

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9) Sager Strong
Dopo 35 anni di carriera, a 65 anni, il 15 Dicembre 2016 è morto Craig Sager. La leucemia lo ha lentamente ucciso, ma la sua determinazione nel continuare a lavorare e nel mandare messaggi sociali, è stata straordinaria. Non è retorica, Craig Sager oltre ad esser un grande professionista, è diventato un simbolo per la lotta a malattie del genere.

Craig Sager con un sobrio vestiario

Le interviste con Gregg Popovich sono semplicemente leggendarie, il suo look bizarro indimenticabile, ma fino alle Finals 2016, nel suo curriculum c’era una “macchia”. In 35 anni di onorata carriera, non aveva mai lavorato a una finale NBA, ha fatto in tempo a rimediare grazie ad ESPN. Dopo aver lavorato per una vita, per TBS e TNT, il rivale americano ESPN ha permesso a Sager di fare coppia con Doris Burke a bordocampo nell’ultima serie finale. Non va sottovalutato questo fattore, è come a dire che Mediaset permettesse a Fabio Caressa di fare la telecronaca della finale della Champions League, soltanto perché non gli è mai capitato di commentarla. Assolutamente non scontato l’accordo TNT-ESPN.

La sua ultima intervista post partita, è stata a LeBron James dopo gara 6. Il Re aveva appena rimandato i discorsi sul titolo a gara 7 con una prestazione mostruosa, ma nell’intervista ha voluto elogiare Craig dicendo: «Prima di tutto, ho io una domanda per te. Come diavolo è possibile che in 35 anni di carriera, non avevi mai lavorato alle Finals, non ha assolutamente senso questa cosa. Comunque, sono felice di vederti qui, amico».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8) Trust the process
La terza scelta assoluta del draft NBA 2014, ha iniziato a giocare soltanto nel 2016. Gli infortuni a un piede, lo hanno costretto a due anni di calvario fuori dal campo. Il 26 ottobre 2016 è stato il giorno del suo debutto e che debutto! Il suo impatto con la lega è stato straordinario, il premio di rookie dell’anno sembra solo una formalità. #Trusttheprocess è il motto in casa Philadelphia, credere nel progetto a lungo termine, che ha come obiettivo portare in alto i 76ers dopo anni di numerose sconfitte e di scelte alte al draft. Il “processo” non è vicino al compimento, ma oggi un motivo per crederci sul serio c’è e porta il nome di Joel Embiid.

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Il primo canestro in NBA

 

 

 

7) Klay 60 Thompson
Apparentemente si trattava di un tranquillo Lunedì sera, invece il 5 Dicembre 2016 è un giorno da consegnare agli annali del basket. Klay Thompson, teoricamente il terzo violino dei Golden State Warriors, ha segnato SESSANTA punti in 29 minuti. Con soli 11 palleggi e meno di 90 secondi con la palla nelle sue mani, 2.07 punti al minuto, solo Wilt Chamberlain nella gara da 100 punti fece meglio (2.08 al minuto), 21 su 33 dal campo, 8 su 14 dall’arco. Dati surreali per un giocatore senza senso. E’ una star silensiosa, che fa il lavoro sporco, che difende benissimo contro ogni tipo di giocatore, però sa anche spararne 60 quando vuole.

Al termine della partita, Steph Curry gli ha rovesciato del ghiaccio mentre rispondeva a delle domande di una giornalista, lui un attimo dopo ha detto “I’m still hot”.

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6) KD35 agli Warriors
Il 4 luglio 2016 è il grande giorno. Sul portale americano The Players’ Tribune esce una lettera firmata Kevin Durant, nella quale annuncia il trasferimento ai Golden State Warriors.

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Uno dei 3-5 giocatori più forti del mondo, va nella squadra più forte del mondo, contro la quale ha perso la finale di conference. I tifosi degli Oklahoma City Thunder non la prendono bene, per usare un eufemismo.

La decision di KD è clamorosa, anche perché non del tutto preventivabile ed è una di quelle scelte che apre infiniti scenari. Dal momento esatto in cui il mondo ha appreso la notizia, sono iniziate le domande: «Come giocheranno adesso? Chi rinuncerà ai tiri? Saranno battibili?». E molte altre.

Ecco questa azione risponde a molti di questi quesiti, i Golden State Warriors possono fare azioni così e… niente, in bocca al lupo a chi deve provare a batterli.

 

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5) Merry Christmas
La NBA ogni 25 dicembre indossa l’abito da Babbo Natale e porta i doni a tutti gli amanti del basket. Il main event del 2016 era il rematch della finale dei due anni precedenti, Golden State Warriors vs Cleveland Cavaliers. La partita non è come le altre di regular season, si gioca al massimo sui due lati del campo dall’inizio alla fine. I Cavs sono senza JR Smith, causa infortunio. La Quicken Loans Arena è lo scenario designato per uno spettacolo strabiliante; LeBron James e Kevin Durant si affrontano senza esclusione di colpi, mentre Steph Curry subisce la difesa fisica degli avversari, che seguono la filosofia del ABC (anyone but Curry). Gli Warriors vanificano un vantaggio di 12 punti a 8 minuti dal termine e alla fine nella volata punto a punto, servono i campioni e in campo ce ne erano parecchi. 108-107 per Golden State, 13.5 secondi alla fine e possesso Cleveland. Il tiro della vittoria se lo prende il discepolo del Mamba e la risolve così.

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Ci sarebbe stata la possibilità di contro-sorpasso allo scadere, ma un contatto dubbio Jefferson-Durant ha impedito il tiro.

“Thanks NBA”

 

 

 

4) Aaron Gordon ha sfidato e battuto la gravità
La gara delle schiacciate del 2016 è una di quelle da ricordare. E’ solo e soltanto show, però quando è fatto bene, è entusiasmante. Zach LaVine e Aaron Gordon hanno messo in piedi uno spettacolo incredibile. Il giocatore di Minnesota è chiamato alla conferma del titolo e fa il suo ingresso nella serata, accompagnato dalla canzone di Drake Back to back. Lo sfidante di Orlando opta per la classe e vestito elegantemente, entra con Classic man di Jidenna e Kendrick Lamar. Poi si passa all’azione e tra schiacciate dal tiro libero, salti di mascotte e inchiodate memorabili, alla fine la spunta LaVine.

La giocata più memorabile però è di Aaron Gordon, che come Peter Griffin si è dimenticato come ci si siede e allora ci prova (e ci riesce) in aria.

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P.s.: Zach usa volo, è superefficace.

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3) The shot
Il tiro che, a meno di un minuto dalla fine, ha rotto gli indugi e ha messo Cleveland sulla mappa delle città dei campioni. Kyrie Irving con l’azoto liquido nelle vene. #mambamentality

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2) Chef Curry
Una giocata spaziale di un giocatore assolutamente inarrestabile in quel periodo. Non c’era un tiro che non poteva segnare, l’inizio del 2016 di Curry è stato for the ages. Il game winner contro OKC è pazzesco, perché, anche se sembra difficile da credere, ci sono una serie di dettagli che hanno concorso per renderla ancor più importante. Coach Kerr non interrompe il gioco chiamando un timeout dopo l’errore di Westbrook, anzi è ben felice che la sua squadra attacchi di flow contro una difesa non schierata. Questo è possibile grazie a Steph, che stava facendo prestazioni incredibili a raffica. Curry è marcato da un ottimo difensore, Andre Roberson, che solo per una frazione di secondo, quasi impercettibile, fa un movimento all’indietro, per poi correre subito a contestare la possibilità del tiro. Bastano quei millesimi di secondo al 30 in maglia Warriors, per decidere di fare arresto e tiro e il resto è storia.

Le reazioni dei commentatori di tutto il mondo, raccolte in un video dalla NBA, sono a testimonianza di un fatto storico. Flavio Tranquillo e Alessandro Mamoli non sono stati da meno, rispetto ai colleghi stranieri, ma la frase del commentatore francese, è di una bellezza unica.

«Con Steph Curry l’impossibile diventa possibile, diventa banale semplicemente».

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1) The block
Questa epica stoppata di LeBron James è stata analizzata in milioni di modi, tutti giusti, ma l’assenza della stanchezza è il più sorprendente, a mio avviso. 97 partite ufficiali, 3531 minuti in campo, 31 anni e nella NBA da quando ne ha 19, più di 46 mila minuti giocati in 1185 gare. A cui vanno sommati i dati con la nazionale e con St. Vincent St. Mary High School.

Quello scatto e quel salto, sarebbero inumani per un 20enne al primo anno in NBA, invece il King li fa in una gara 7 delle Finals. Talvolta anche un Re ha bisogno di ricordare a tutti, perché è lui a indossare la corona.

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