Sconosciuta a molti, soprattutto per chi non ha un buon rapporto col dio Eupalla, ma Blackburn, città del nord–ovest dell’Inghilterra, situata tra il mare d’Irlanda e le silenti foreste delle colline di Bowland nel Lancashire, non viene annoverata di certo per le sue bellezze paesaggistiche, bensì rievocata per la memorabile impresa della squadra locale, capace di battere nella stagione 1994-1995 gli odiatissimi rivali del Manchester United campioni in carica, all’ultima giornata, dopo una cavalcata a dir poco sensazionale. Siamo qui per rievocare la fantastica stagione calcistica di una squadra composta da leggende.

 

L’evoluzione della divisa del Blackburn nei primissimi anni della sua storia

 

La squadra affonda le proprie radici nel lontano 1875, quando venne fondata da John Lewis e Arthur Constantine, due ex allievi provenienti dalla Shrewsbury public school che grazie anche all’ausilio di uomini d’affari locali misero su un team che indossava lunghi pantaloncini scuri ed una divisa bianca con in evidenza la croce di Malta, vessillo del Reggimento dei Fucilieri, prima ancora che venisse esposto il noto simbolo della rosa di Lancashire (emblema che apparteneva alla famiglia dei Lancaster), apparso per la prima volta sulle maglie nel 1974. Già dal 1882, prima di divenire uno dei membri fondatori della Football Association, la squadra va vicina al primo titolo nazionale perdendo di misura contro l’Old Etonians, team formato da ex studenti dell’Eton College situato nel Berkshire. Questo fu il preludio al treble in FA Cup (1884,1885,1886). Quei ragazzi divennero celebri sul campo per la tattica della Piramide di Cambridge, con lo schema 2-3-5 antesignano del Sistema, modulo rielaborato successivamente dal tecnico dell’Arsenal, Herbert Chapman.

 

Dopo il successo in FA Cup sull’Huddersfield Town nel 1928 (foto Topical Press Agency/Getty Images)

Dopo gli inizi esaltanti a cui si aggiunsero altre due FA Cup (1889-1890, 1890-1891), due titoli del campionato nazionale (1911-1912, 1913-1914) ed un Charity Shield (1912-1913), una serie di stagioni anonime contrassegnarono le annate calcistiche dei Rovers, impreziosite “solamente” dalla sesta Coppa d’Inghilterra (1927-1928), senza mai spiccare il volo come squadra dominatrice del torneo spesso relegata nei bassifondi della classifica. Il punto più basso si toccò nella stagione 1970-1971, quando il Blackburn si classificò 21esimo retrocedendo di conseguenza in Division Three e rimandovi fino al 1974-1975, anno della promozione in Division Two, salvo poi ritornavi incredibilmente nella stagione 1978-1979. Promosso nuovamente nella serie successiva, la seconda lega divenne fissa dimora fino 1991-1992, grazie ad una promozione arrivata dopo una discussa partita di playoff ma merito soprattutto delle sterline provenienti dall’acciaio.

 

La storica squadra degli anni Ottanta dell’Ottocento

 

Le rigide riforme in campo economico attuate dalla Thatcher durante i suoi tre mandati negli anni ‘80 non risparmiarono le eccellenti produzioni industriali del Regno Unito. Così il noto magnate dell’acciaio, Jack Walker, decise di cedere al colosso British Steel le sue fabbriche incassando dalla vendita quasi 330 milioni di sterline. Tanti da poter investire parte del suo utile per la squadra del cuore: i Rovers appunto. Troppi anni erano passati oramai dall’ultimo alloro (FA Cup del 1928). Era arrivato il momento di frenare il dominio degli acerrimi rivali del Manchester United di Alex Ferguson che da qualche anno faceva incetta di trofei. Già nel 1988 Walker diede prova del suo amore per Blackburn e per i bianco-blu, partecipando con un’ingente somma di denaro alla costruzione della nuova Riverside Stand dello stadio Ewood Park, portandolo ad una capacità di 31.000 posti a sedere. Alcuni ipotizzarono anche che la donazione fatta alla società sia servita per acquistare campioni del calibro di Steve Archibald e Ossie Ardiles per la stagione 1987-1988. Ma il vero matrimonio tra il Blackburn e l’uomo dell’acciaio avverrà nel gennaio del 1991 quando il club militava ancora in Second Division con la promessa di far diventare la società più forte d’Inghilterra.

 

Una foto del 1997 scattata all’ingresso di Ewood Park (foto Shaun Botterill/Allsport)

Wembley apre il sipario con la nota sfida agostana del Charity Shield tra Manchester Utd, sia campione d’Inghilterra 93/94 che vincitore della FA Cup, ed il Blackburn Rovers, arrivato alle spalle dei Diavoli Rossi nell’ultima stagione. La partita fin dall’inizio sembra non avere storia per via delle numerose assenze nelle fila dei Rovers, tra le quali spicca la coppia d’attacco, Shearer – Sutton, ed il mastino della linea mediana, David Batty. Infatti, passano solo 22’ e Cantona porta in vantaggio i suoi dal dischetto decretato dal signor Don, per un fallo dello scozzese Colin Hendry su Paul Ince. La ripresa non regala molte emozioni e lo stesso Ince la chiude in bellezza con una rovesciata che trafigge Flowers in piena aria di rigore consegnando il primo titolo dell’anno allo United.

 

Passa una settimana ed il campionato dà il via a grandi cambiamenti nella terza edizione della neonata Premier League, l’ultima stagione a 22 squadre che di conseguenza portò a 4 il numero di retrocessioni in Division One e due sole promozioni dalla serie cadetta inglese. In estate si conclusero importanti trasferimenti in terra d’Albione, su tutti spicca l’arrivo della pantera bionda Klinsmann per il Tottenham Hotspurs, dello svedese Stefan Schwarz a rinforzare il centrocampo dell’Arsenal ed il passaggio di Chris Sutton dal Norwich al Blackburn per 5 milioni di sterline.

 

Cantona alza l’FA Cup conquistata contro il Blackburn (foto Shaun Botterill/Getty Images)

Ai nastri di partenza il Manchester United sembra il favorito numero uno per bissare il titolo vinto nella stagione precedente quando ebbe la meglio del sorprendente Blackburn Rovers di Kenny Dalglish solamente alla penultima giornata. Tra le possibili sorprese spiccano il Newcastle guidato da un altro ex Reds, Kevin Keegan, il Leeds di Howard Wilkinson vincitore nella stagione 1991-1992 e il “Boring boring Arsenal” di George Graham. Neanche il tempo di iniziare e già in agosto salta la prima panchina. Il West Ham sostituisce Billy Bonds con l’ex manager del Bournemouth, Harry Redknapp. Nella giornata che inaugura la Premier League, partono subito forte il Liverpool che si sbarazza facilmente del Crystal Palace per 6-1, il Nottingham Forest ed il Newcastle. Il Blackburn alla prima stecca pareggiando 1-1 al The Dell, con Shearer che fallisce anche un calcio di rigore parato dall’ex portiere dei Reds, Bruce Grobbelaar, andato a svernare lungo le correnti della Manica. Ma la gara più bella va in scena ad Hillsborough tra Sheffield Wednesday e Tottenham dove Klinsmann bagna il suo esordio con un gol regalando una pirotecnica vittoria agli Spurs per 4-3. Dopo qualche giornata però, passato l’entusiasmo per le galoppate in area di rigore del tedesco, il Tottenham si trova invischiato in zona retrocessione per via della penalizzazione di 6 punti subita a causa di irregolarità finanziarie del patron Alan Sugar.

 

L’entusiasmo dei tifosi Spurs per l’esordio di Klinsmann (foto Allsport UK/ALLSPORT)

La vera sorpresa accadde il 24 settembre quando il Manchester United venne sconfitto al Portman Road dai Tractors Boy dell’Ipswich Town per 3-2, i quali non vincevano in casa da sette mesi, mentre tre giorni dopo è il Blackburn a far parlare di sé, venendo eliminato dai semisconosciuti svedesi del Trelleborg in Coppa Uefa. Bisogna attendere il 23 ottobre per vedere il primo scontro diretto tra i Red Devils ed i Rovers. Il match si gioca all’Ewood Park e ad avere la meglio saranno ancora gli uomini di Ferguson con un sonoro 4-2 grazie anche ad una doppietta dell’ucraino Andrej Kanchelskis. Rimanendo in tema di realizzazioni, degna nota in quella stagione è il record dell’eccentrico Ian Wright dell’Arsenal che raggiunge il traguardo delle dieci reti consecutive in dieci match.

 

Passando dal campo alle panchine, nel giro di valzer degli esoneri si avvicendarono Joe Royle, ex manager dell’Oldham, che sostituì Mike Walker in casa dell’Everton, così come Big Ron Atkinson che ricevé il benservito dai Villans e Gerry Francis, ex QPR, che prese il posto di Osvaldo Ardiles alla guida tecnica del Tottenham. Ma più che il campo, a far parlare di sé furono gli scandali di violenza, sesso, droga e gioco d’azzardo del football britannico. Tra questi, John Fashanu, Hans Segers ed il portiere Bruce Grobbelaar accusati di aver falsato alcune partite per favorire un giro di scommesse in Estremo Oriente. Il 25 novembre il fantasista dell’Arsenal, Paul Merson, confessa ai microfoni la sua vita spericolata, fatta di alcol, droga e gioco d’azzardo. Si sottopose a tre mesi di riabilitazione così come l’attaccante del Crystal Palace, Chris Armstrong, il quale venne trovato positivo ad un test antidoping. Lui ammise le sue colpe, seguì un programma di riabilitazione e tornò dopo quattro settimane in campo portando il Palace in semifinale di FA Cup non riuscendo però ad evitare la retrocessione in First Division.

 

Paul Merson (foto Allsport/Getty Images)

 

Rimanendo nei dintorni del Tamigi, nel febbraio 1995, George Graham fu licenziato dopo nove anni di panchina rivelando che accettò un pagamento illegale dall’agente norvegese Rune Hauge per gli acquisti dei giocatori Pal Lyndersen e John Jensen. Sempre a Londra, il capitano del Chelsea, Dennis Wise, venne condannato a tre mesi di reclusione per aver aggredito un tassista. E non finisce qui. Il 25 gennaio, durante il match Crystal Palace – Manchester United, il francese Eric Cantona, dirigendosi verso gli spogliatoi dopo l’espulsione, aggredisce un tifoso avversario, Matthew Simmons, posizionato a ridosso dei cartelloni pubblicitari, reo di averlo insultato. Quel gesto da kung-fu gli costò otto mesi di squalifica, una multa di 20.000 sterline e 120 ore di servizio civile per via della condanna per aggressione, il tutto sotto gli occhi di Massimo Moratti giunto in Inghilterra per acquistare il numero sette dello United. Il trasferimento ovviamente sfumò e per la cronaca la gara finì 1-1.

 

Uscendo dai tribunali e tornando in campo, il 26 novembre, il Newcastle perde la testa della classifica, scavalcato dal Manchester United e dal Blackburn Rovers, i quali giocheranno un campionato a sé, staccando di gran lunga le contendenti. Per distanziare ancor di più i Rovers, lo United acquista dal Newcastle il giovane funambolo delle aree di rigore, Andy Cole, per 7 milioni di sterline tra le proteste dei supporter dei Magpies. Ed in effetti il dominio del Manchester avviene anche sul campo. Nella sfida dell’Old Trafford giocata il 22 gennaio saranno proprio i Red Devils ad avere ancora una volta la meglio sul Blackburn, grazie ad un gol di Cantona (tre giorni prima del fattaccio) al minuto 81. Nonostante la sconfitta, gli uomini di Dalglish non mollano la presa e approfittando di due scivoloni del Manchester United a Liverpool, prima al Goodison Park contro l’Everton sconfitti 1-0 il 25 febbraio e 2-0 ad Anfield contro il Liverpool, guadagnano otto punti di vantaggio dalla rivale. In coda il Norwich, perdendo sette gare consecutive raggiunge Ipswich e Leicester tra le squadre retrocesse.

 

Un calcio d’altri tempi, in tutti i sensi (foto Shaun Botterill/ALLSPORT)

Ma le sorprese non finiscono: il 30 aprile il Blackburn venne sconfitto sul campo del West Ham per 2-0 mentre lo United guadagnò tre punti d’oro battendo il Coventry. Nella penultima sfida i Diavoli rossi sono a soli due punti di distacco dai bianco-blu primi in classifica. Il campionato si decide alla 42esima giornata. Nell’ultimo match decisivo, i Rovers impegnati contro il Liverpool, hanno solo due punti di vantaggio sugli uomini di Ferguson, i quali sono costretti a vincere a Londra contro il West Ham. In caso di parità al triplice fischio finale, il Manchester United avrebbe riconquistato il titolo per via della differenza reti. La gara di Anfield si gioca in un clima surreale. Molti supporters dei Reds vestivano infatti la maglia del Blackburn proprio per scongiurare un successo dei rivali di sempre in campionato.

 

Si mette subito bene per l’undici allenato da Dalglish. Al 20’, cross dalla destra di Ripley e rasoiata precisa di Shearer che porta in vantaggio i suoi. Il pubblico ospite è in delirio, ancora più in estasi quando da Upton Park arriva la notizia del vantaggio degli Hammers con Michael Hughes. Il primo tempo si chiude con il Blackburn provvisoriamente campione, ma a far tenere tutti col fiato sospeso ci pensa lo scozzese McClair che nella ripresa, con un perentorio colpo di testa pareggia il match dello United facendo ritornare sulla Terra i sogni di gloria dei fan bianco-blu. Catapultati tutti in avanti, i Red Devils sfiorano spesso il raddoppio mentre ad Anfield, il Liverpool prima Barnes al 64’ e poi Redknapp, al 93’, regalano un’inutile vittoria al Liverpool che però non influirà sul responso finale del campionato, poiché le notizie che arrivavano da Londra sono sorprendenti. Lo United, non riuscendo ad andare oltre il pareggio rimane così alle spalle del Blackburn per un solo punto. Il Blackburn, nonostante la sconfitta, ha dato tutto fino all’ultima giornata portando a casa un trofeo che mancava da 81 anni. Dalglish poté così festeggiare nel suo tempio, il primo alloro su una panchina diversa da quella Reds laddove issò numerosi trofei quando solcava il prato di Anfield, battendo lo strapotere dello United che puntava ad eguagliare il treble di vittoria consecutive in campionato come l’Huddersfield Town, l’Arsenal ed il Liverpool appunto.

 

Classifica di fine stagione (fonte Wikipedia)

La prolifica vena realizzativa di Shearer non si placò nemmeno l’anno successivo, mettendo a segno 31 reti in 35 partite, ma i miracoli accadono una sola volta ed il Blackburn non riuscì a ripetere l’impresa del campionato precedente classificandosi settimo in Premier League e ultimo nella fase a giorni di Champions League. Dopo l’Europeo del 1996 giocato proprio in Inghilterra, il bomber Alan Shearer abbandona i Rovers per accasarsi nella sua terra natia, Newcastle, rifiutando nuovamente la proposta del Manchester United. Da quella stagione in poi fu difficile per il Blackburn ripetersi, anche per via della morte, nell’agosto del 2000, dello chairman Jack Walker, salendo agli onori della cronaca nel 2002, vincendo la sua prima coppa di Lega (Worthington Cup dal nome dello sponsor) contro il Tottenham per 2-1 per l’occasione disputatasi al Millennium Stadium di Cardiff, mentre Wembley si rifaceva il look. Il 19 novembre del 2010, sulla scia di altre squadre di prestigio, il gruppo indiano V H Group (Venkateshwara Hatcheries Group) dei fratelli Balaji e Venkatesh Rao rileva il Blackburn Rovers per 54 milioni di sterline sotto il nome di Venky’s London Limited tra le proteste dei sostenitori del club bianco-blu. Sembra passata un’eternità da quando Shearer e Sutton dominavano le aree di rigore. Oggi vince chi spende di più, ma nulla costa sognare, pertanto chiudiamo gli occhi e giochiamo il nostro campionato, e che il dio Eupalla ci assista.