Il campionato di Serie C vive ancora in una fase di enorme incertezza, con diversi club sottoposti ai controlli della Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche) pronta a richiederne l’esclusione in caso di inadempienza. Infatti nonostante l’esclusione di club come il Matera (girone C) e la Pro Piacenza (girone A), e malgrado sia ancora a metà del girone di ritorno, il campionato sembra riservare ancora numerose sorprese. L’incertezza societaria di Lucchese e Cuneo, penalizzate rispettivamente con -16 e -23 punti, fanno sì che la stagione 2018/19 sia caratterizzata da un totale 104 punti di penalizzazione, avvicinandosi pericolosamente al primato negativo del 2010/11, che vide 27 società sanzionate per un totale di 125 punti di penalizzazione. Dati che fanno rabbrividire e disgustano quegli appassionati di calcio che, ogni anno, devono vedere il terzo livello del calcio italiano stravolto da una pioggia di penalizzazioni.

 

A Lucca la tensione per il destino della squadra la fa da padrona. I tifosi hanno provato a metterci una pezza, organizzando una colletta cittadina per venire in soccorso dei disastrosi bilanci della società, almeno per il prosieguo del campionato; tuttavia la fuga della vecchia proprietà e la mancanza di liquidità hanno proiettato la Lucchese sempre più nel baratro, con lo spettro dell’ennesima penalizzazione in campionato. Finora si è riusciti a garantire gli stipendi ai calciatori, di novembre e dicembre, grazie ad un anticipo sul fondo della Lega per la valorizzazione dei giovani, cassa però completamente prosciugata in vista degli stipendi di gennaio e febbraio, che dovranno esser garantiti entro il 18 marzo.

 

I tifosi della Lucchese non si vogliono arrendere

 

Parallelamente vi è l’A.C. Cuneo, penultima in classifica ad una sola lunghezza dalla Lucchese, a rischio esclusione per non aver presentato la fideiussione idonea per la partecipazione al campionato. Il presidente Roberto Lamanna ha pubblicamente ammesso di “non avere il potere di gestire da solo una società professionistica” e così, mentre il Cuneo calcio senza penalizzazione si ritroverebbe in zona playoff, adesso deve presentare la fideiussione entro il 18 marzo, con il rischio di vedere un altro club nel calderone delle escluse.

 

Queste paradossali situazioni societarie, in un contesto di scarsa affidabilità del campionato di Serie C, sono stati il cardine della campagna elettorale alla presidenza della FIGC di Gabriele Gravina, incentrata sulla trasformazione del campionato da professionistico a semiprofessionistico. Una “rivoluzione” non da poco, ben accolta da molti addetti ai lavori, e considerata la base per migliorare la condizione economica dei club ed evitare stravolgimenti del campionato durante lo svolgimento. Il semiprofessionismo tra l’altro è un ritorno alle origini della categoria, nata nel 1959 sotto il nome di Lega Nazionale Semiprofessionisti nell’ambito delle controverse riforme della FIGC (quelle, tanto per intenderci, scaturite dalla clamorosa eliminazione azzurra nelle qualificazioni ai Mondiali di Svezia contro l’Irlanda del Nord: corsi e ricorsi storici).

 

La curva biancorosso del Cuneo (Foto SportPeople.it)

 

Tuttavia l’idea del semiprofessionismo, per esser attuata, ha bisogno anche dell’intervento del legislatore nazionale. La modifica dello status prevede infatti l’allargamento di alcune disposizioni, soprattutto in materia fiscale e tributaria, già previste per l’associazionismo e per le onlus: una riforma dunque che dovrebbe coinvolgere anche il governo, allungando così i tempi dell’attuazione. Ma se l’idea del semiprofessionismo per concretizzarsi avrà bisogno di più tempo, la Lega di Serie C può nel frattempo intervenire in maniera sostanziale sul sistema di controllo dei bilanci societari. Potrebbe modificare il sistema di controlli incrociati, o meglio, migliorare il trasferimento di informazioni fra gli enti esistenti, sottraendo le società sportive da questa ambiguità. Ad oggi, infatti, non sussiste ancora la possibilità di confrontare i bilanci depositati presso la Camera di Commercio della provincia di riferimento e i bilanci depositati in Lega, motivo per cui si impone una riforma in merito.

 

Tra proclami a colpi di Twitter ed un campionato in lento declino, però, la FIGC e la Lega di Serie C non possono stare a guardare, e sono tenute ad intervenire in maniera rapida e decisa lì dove sono presenti delle lacune. Dalla conclusione dell’elezioni, per la presidenza della FIGC, poco è cambiato: oltre alla possibilità di autodeterminazione delle singole Leghe, vittoria personale di Mauro Balata, la nuova presidenza non ha mostrato ancora quel progetto rivoluzionario che doveva partire dal basso. È arrivato il momento di un drastico cambiamento, di una vera attività riformatrice del campionato di Serie C, affinché torni ad avere quella credibilità necessaria per far appassionare i tifosi, sempre più distanti dai campi di gioco delle serie minori.