“Non trascurar la sua città si bella. / Non gli chiedete, no, lo sventramento, / ma solo un pochettin d’innaffiamento, / se no, sul vecchio adagio ognun si poggia, / e dice al forestier. Fuggi fa Foggia !...” Cosi nel 1887, Nondarò, fantasioso pseudonimo di un un avvocato napoletano, tal Giuseppe Adabbo, descriveva la città pugliese in chiave satirica che, seppur definita bella – ricca di belle strade, di edifici lussuosi e di belle donne – a causa del forte caldo suggeriva la fuga.

 

Ormai però le problematiche della città dei satanelli non sono solo la calura estiva o la mancanza di acqua, piaga che affligge storicamente il territorio pugliese, tutt’altro. Foggia infatti deve far i conti con una criminalità organizzata sempre più presente sul territorio, ben radicata in ogni aspetto della vita quotidiana cittadina, stando alle parole – e alle indagini – dei magistrati pugliesi, ed in particolare del Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho.

“Per troppo tempo la criminalità foggiana è stata sottovalutata, si negava che fosse mafia. C’era poca attenzione.”

La città di Foggia e lo stadio Zaccaria dall’alto (Foto di un drone come fotografo)

 

La “Società Foggiana”, questo il nome del gruppo criminale, è una tra le mafie brutali d’Italia, che da oltre trent’anni continua a mietere vittime diventando sempre più potente e violenta. Le origini vanne fatte risalire al 15 maggio 1979, quando Raffaele Cutolo incontrò gli esponenti delle famiglie criminali locali. L’obiettivo del noto boss Cutolo era quello di espandere la propria “dottrina” in un territorio privo di una vera e propria organizzazione strutturata, dando così luogo ad un nuovo polo mafioso.

 

Gli interessi nell’area del foggiano e dell’alta Irpinia, infatti, facevano gola a tutti, con intere zone dedicate alla produzione di energia eolica aggredite da interessi criminali prima, e finite sotto la lente degli investigatori poi. Una storia fatta di colpi di kalashnikov esplosi a volto scoperto in pieno giorno, di attentati incendiari, di copertoni bruciati a ridosso di sottostazioni elettriche e di ordigni rudimentali piazzati ad hoc per “far spettacolo”.

 

Il corpo di uno dei due contadini uccisi durante l’agguato al boss Mario Luciano Romito e di suo cognato, Matteo De Palma (San Marco in Lamis – Foggia)

 

Se la maggior parte delle attività commerciali presenti sul territorio foggiano è vittima della malavita, anche il calcio non si può dire esente da legami (diretti o indiretti, non sta a noi giudicare) con determinati soggetti criminali. Durante un’indagine, condotta dalla DDA di Bari, sarebbe emerso il ruolo della criminalità organizzata addirittura nelle scelte tecniche del Foggia Calcio: i membri della Società avrebbero imposto al Foggia l’ingaggio di alcuni calciatori, considerati vicini all’organizzazione, nonostante gli enormi limiti tecnico-qualitativi. I due sportivi coinvolti nella vicenda sono Luca Pompilio (12 presenze e 2 gol con la maglia del Foggia calcio) e Antonio Bruno, figlio di un uomo ritenuto vicino al clan Moretti e ucciso in un agguato nel 2018.

 

Il club è invece presieduto da Fedele Sannella, patron del Foggia Calcio, arrestato nel gennaio 2018 con l’accusa di riciclaggio insieme al vicepresidente Ruggiero Massimo Curci, finito in carcere nel dicembre 2017. Secondo la DDA di Milano le due figure sono state al centro di operazioni di autoriciclaggio per una cifra pari a due milioni di euro, soldi finiti nelle casse del club calcistico locale per pagare alcuni tesserati in nero. Ecco perché il Foggia calcio è stato punito con 6 punti di penalizzazione per la stagione 2018/19, ed attualmente versa in difficoltà economiche.

 

La macchina di Iemmello data alle fiamme (Foto Ansa)

 

E arriviamo infine alle cronache: nelle notte fra sabato 9 marco e domenica 10 marzo, a margine della sconfitta nel derby contro il Lecce per 1-0, alcuni tesserati del Foggia Calcio hanno subito atti intimidatori da persone non ancora identificate. Una bomba carta è stata lanciata nella sede dello stabilimento Tamma della famiglia Sannella, provocando un grande spavento ma nessun danno rilevante; nella stessa notte è stata data alle fiamme l’auto del centravanti Pietro Iemmello ed il centrocampista Busellato ha sentito esplodere un forte petardo (probabilmente una bomba carta) nel proprio giardino di casa. Minacce che hanno sconvolto l’ambiente calcistico locale, con i calciatori in evidente stato di shock ed i gruppi ultras locali che hanno prontamente preso le distanze da tali gesti.

 

“Apprendiamo con molto stupore e rammarico quanto accaduto nelle ultime ore ai danni di società e calciatori, questi gesti non appartengono affatto al nostro modo di fare e di agire, pertanto ci estraniamo da quanto successo“

 

Una realtà calcistica tra le più calde di tutto il Sud Italia, con uno spettacolo coreografico a farla da padrone in ogni gara importante. Il Foggia Calcio ed i suoi tifosi rappresentano un’importante realtà nazionale, protagonista di pagine indelebili del calcio italiano; come non pensare subito al Foggia dei Miracoli, che al primo anno in Serie A (stagione 1991/92), sfiorò una storica qualificazione alla Coppa Uefa con il trio offensivo Signori – Baiano – Rambaudi, divertendo l’Italia intera sotto l’occhio vigile di Zdenek Zeman.

 

Ma quanto accaduto nei giorni scorsi sembra spazzar via tutta la bellezza sportiva che si respira nella città pugliese; la triplice aggressione si aggiunge ad altri tre episodi violenti avvenuti negli ultimi 12 anni nei confronti dei calciatori rossoneri. Nel 2007, Nicola Princivalli, centrocampista, venne colpito al volto da un pugno durante la contestazione al club per mancanza di risultati; nel 2012 una cosa simile capitò al portiere Paolo Ginestra, aggredito da alcuni facinorosi che fecero irruzione durante l’allenamento; nel 2016 poi la squadra fu sconfitta nel derby pugliese contro l’Andria per tre a zero, ed i tifosi si sfogarono con calci, pugni e spranghe di ferro contro il pullman della squadra, sottraendo anche degli oggetti personali ai calciatori presenti.

 

FOGGIA, ITALia – 21 APRILE 2018: L Curva del Foggia Calcio 1920 durante il derby contro il Bari disputato allo stadio Zaccaria (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

 

Ovviamente l’episodio non è passato inosservato ai vertici del calcio italiano che, tramite un duplice comunicato da parte della Lega di Serie B e della Figc, hanno denunciato tali atti di violenza come “attentati criminali compiuti da individui che nulla hanno a che fare con i tifosi, con il calcio e con lo sport”. Adesso il Sindaco della città pugliese, Franco Landella, dopo l’ennesimo vile atto che ha colpito l’ambiente sportivo cittadino, è a lavoro per sistemare i bilanci del club convocando proprietà ed imprenditori in Comune.

 

La squadra vive infatti una situazione economica non proprio serena, e i problemi giudiziari dei vertici societari impediscono altre iniezioni di denaro nella casse del club, con i calciatori che non percepiscono lo stipendio da oltre due mesi. Una corsa contro il tempo che vede il Sindaco impegnato a trovare 600.000 euro per poter garantire il pagamento degli emolumenti entro il termine del 18 marzo, data ultima concessa dalla Lega di Serie B, al fine di evitare una ulteriore penalizzazione che vedrebbe il club rossonero sprofondare nella classifica e – con ogni probabilità – salutare il campionato cadetto.