Feriti nell’orgoglio, toccati nelle più intime corde del nostro spirito calcistico (quindi non solo di questo), il calcio italiano è in fase di ricostruzione dopo l’uscita anticipata dal Mondiale di Russia. Ma guai a non confondere il piano della Nazionale con quello dei club. Qui è tutta un’altra storia. E allora, ecco che notti magiche come quella di ieri sera, e ieri sera l’altro, rimangono nella mente non solo dei tifosi peninsulari e degli appassionati in generale, ma ancor più profondamente nell’animo delle concorrenti europee. Di non sola Juventus può specchiarsi l’Italia vestita d’Europa. Ci sono, e come, anche Napoli, Inter, Roma.

 

L’Inter continua a vincere (foto Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Noi, che non abbiamo l’obbligo televisivo di gridare al grande spettacolo! anzitempo, cerchiamo di rimanere lucidi in un’analisi che, tutt’altro che tattica, vuole essere al contrario emotiva. Soltanto un San Paolo vestito a festa, ornato delle sue radici più popolari e folcloristiche, pronto a crollare da un momento all’altro in un’esplosione di gioia corale, come si confà al tono dell’apocalittica cristiana, solo uno stadio che porta il nome del santo caduto da cavallo e fattosi piccolo, paulus, poteva, da piccolo che era (0-0 col Crvena Zvezda alla prima), divenire grande, grandissimo, straordinario.

 

Contro il Liverpool di Jurgen Klopp, il grande Liverpool di Klopp, ecco che crollano le antiche, e mai solide, barriere europee del calcio d’oltremanica; tante chiacchiere ma pochi risultati. Nella giornata in cui il solo City, pur soffrendo da matti, porta a casa i tre punti, il Tottenham cade rovinosamente (chi ha visto la partita sa) contro il Barcellona di Leo Messi, lo United non va oltre lo 0-0 col Valencia e il Liverpool, per l’appunto, viene come inghiottito da un Napoli perfetto, il Napoli di Carlo Ancelotti. Senza dilungarci in inutili parole, da voi già sapute, abbiate presente il classico je l’ha incartata. Ecco, questo. Insigne, napoletano e capitano napoletano, ha solo compiuto un Destino già scritto.

 

Festeggiare un trionfo (foto Francesco Pecoraro/Getty Images)

 

E le altre? Sulla Roma non spendiamo molte parole. Serviva una vittoria, e una vittoria è arrivata. Con un risultato netto, contro una squadra che faticherebbe a finire nella parte sinistra della classifica di Serie A, attualmente. Tripletta di Dzeko. Sempre più lui, insieme a De Rossi, sembra essere il faro di riserva alle antiche luci di Nainggolan e Strootman. Ma se questo è il faro, ben venga. Ad Heindoven, a proposito di Nainggolan, si consumava il più classico dei successi nerazzurri. Sotto meritatamente, l’Inter la ribalta senza troppi problemi, prima con l’ex Roma, poi con Mauro Icardi, alla faccia di quelli che eh, ma in Europa non lo abbiamo ancora visto. Lo state vedendo. E state anche vedendo quanto, in Europa, conti il fisico. L’Inter, proprio come la Roma, è una squadra fisica, alta. Lo scontro col Barcellona di fornirà ulteriori indicazioni a proposito.

 

Finiamo con la Juventus, alla quale spettava il facilissimo compito di battere lo Young Boys. Tripletta di Dybala e mormorii, qualora ce ne fossero, messi a tacere, serenità totale in un girone che, fosse anche stato molto difficile (cosa che non è) non avrebbe comunque impedito, ad Allegri e ai suoi, di temere alcun avversario. Questa Juventus è davvero troppo forte. Troppo forte per le altre italiane, in Italia, ma anche troppo forte per le medio-forti europee. Non aspettiamo altro che le grandi sfide, che i Barça, i Bayern e i Liverpool di turno, sappiano mettere davvero alla prova una squadra che di conferme, al momento, non ha bisogno.


Foto di copertina: Francesco Pecoraro/Getty Images