Quello che è successo ieri sera sembra, anche a posteriori e a mente lucida, comunque senza senso. Non per demeriti della Juventus, si badi bene. Ma per meriti dell’Ajax, questo senz’altro. Un Ajax meraviglioso, spavaldo, concreto, dominante, a tratti quasi surreale. Metafisico. Trascendente. Spesso si abusa delle parole; qui mancano. Inesprimibile, questo Ajax. Certo, un segnale d’allarme lo avevamo già lanciato sette giorni fa. Ma un esito del genere, al di là del mero (devastante, pietrificante) risultato, forse nessuno lo avrebbe immaginato.

 

Ma veniamo brevemente all’analisi della partita. Dopo il vantaggio iniziale del solito Cristiano Ronaldo, arriva il gol del pareggio con Van de Beek su tiro-straccio-assist di Ziyech. Da lì in poi, quasi solo Ajax. La ripresa è un autentico dominio dei Lancieri. La Juventus non reagisce alle offensive delle frecce biancorosse, e dopo qualche occasione divorata e due miracoli di Sczcesny e Pjanic, arriva finalmente il tanto atteso gol del 2-1 degli ospiti, con De Ligt, dominatore della difesa, faro dell’Ajax e futuro dell’Olanda tutta. Vederlo esultare con la fascia da capitano allo Stadium e rendersi conto che l’anno di nascita di questo ragazzo è il 1999 fa spavento.

 

L’esultanza di Van de Beek dopo il gol del pareggio (foto Stuart Franklin/Getty Images)

 

La sensazione, a buttare un occhio qua e là sulle partite di Champions, è che l’Ajax, per ritmo, qualità delle giocate, noncuranza del domani e mancanza totale di pressioni, ora sia davvero una delle grandi favorite per la vittoria finale della Champions League. Attenzione alla semifinale. O il City o il Tottenham. Comunque vada, sarà una sfida clamorosa, quella che attenderà gli olandesi. Dopo l’eliminazione di Real, Atletico e Juventus, le tre squadre che insieme al Barcellona avevano dominato la scena negli ultimi anni di Champions tra finali e destini incrociati, c’è solo da inchinarsi di fronte alle geometrie paradisiache dell’Ajax, che dopo aver sbancato il Bernabeu sbanca anche l’Allianz Stadium.

 

Come ne esce la Juventus? Come il nostro calcio, a testa bassa. Nel post-partita, al di là degli ovvi complimenti regalati all’Ajax, Agnelli aggiunge anche, da buon papà: “Vi ricordo che la Juventus tra pochi giorni potrebbe vincere l’ottavo scudetto di fila”. Ce ne ricordiamo, appunto. Ed è proprio qui, forse, il problema. Qual è la resistenza che il nostro campionato oppone alla Juventus? Nessuna. Ma qual è l’idea di gioco che la Juventus offre in campo europeo? Non c’è. E qual è, soprattutto, lo status tecnico-fisico dei bianconeri? Forse stavolta sono solo parole, l’ennesima ricerca di una causa interna che non tiene conto, guardando dentro se stessa, di ciò che accade lì fuori. Qui, sull’orizzonte di un calcio autentico, sorgono Ten Hag e i divini angeli dell’Ajax. Forse, per una volta, non rimane che applaudire. E imparare la lezione da chi la lezione l’ha insegnata.