Un’inezia la distanza tra Madrid e Pinto, appena venticinque chilometri, ma in quel viaggio di ritorno c’era tutta la carriera di Alberto Contador, dopo aver concluso l’ultimo grande giro. Ormai da diversi mesi aveva iniziato a frequentare sempre meno Lugano per tornare alle origini, per iniziare a preparare una seconda carriera nel ciclismo e dare qualcosa in cambio a quella gente che non ha mai smesso di amarlo. Pinto è un quartiere dormitorio alle porte della capitale, è il centro geografico esatto della Spagna e qui lo hanno omaggiato intitolandogli prima un velodromo e poi una Marcha Cicloturista, una granfondo esigente che si tiene ogni anno con tifosi e appassionati che pedalano con il loro campione. Le strade sono le stesse di quando El Pistolero da ragazzo si appassionò alla bici, iniziando a staccare gli amici sulle colline che circondano la sua cittadina in sella a una Orbea color azzurro. Il fuoriclasse è sbocciato qui, non è un caso che nel 2010 abbia avviato proprio a Pinto una Fondazione per avvicinare i ragazzi al ciclismo:

«Ricordo le difficoltà economiche dei miei genitori a comprarmi l’attrezzatura necessaria. Vorrei dare a chiunque una possibilità di andare in bici, questo sport insegna prima di tutto dei valori».

Contador alla partenza della Granfondo a suo nome lo scorso anno

Contador alla partenza della Granfondo a suo nome lo scorso anno

In una foto ufficiale ecco il campione circondato dai suoi ragazzi, con il pollice alzato e tutti con le divise ufficiali con la scritta Fundación Alberto Contador, che tra l’altro annovera una formazione juniores e una Under 23. Il passaggio di consegne ideale si è concretizzato durante l’ultima trionfale scalata di Contador sull’Angliru: il Moloch asturiano dominato dall’inizio alla fine. Ma a un certo punto si è messo davanti per dargli una mano un ragazzo maiorchino, di 22 anni, uno degli elementi di spicco del ciclismo iberico dei prossimi anni. Enric Mas è cresciuto proprio nella Fondazione di Contador, sulla penultima ascesa della Vuelta è stata la degna chiusura del cerchio con il ragazzo che corre per la Quick Step ma decide di rendere onore al “suo” capitano aiutandolo in salita, spingendolo verso l’ultima recita trionfale. Al momento dei saluti Contador lo ha messo in risalto: «Il ciclismo va avanti, io ho fatto il mio e voglio continuare a farlo. Vedere Mas al mio fianco sull’Angliru mi ha riempito di orgoglio perché è un ragazzo cresciuto nella mia Fondazione sin dal primo anno, sin da quando ha iniziato a correre in bicicletta. Il futuro è dalla sua parte, spero diventi il simbolo del ricambio generazionale».

Il Pistolero con Enric Más quando militava nel suo team under 23

Il Pistolero con Enric Más quando militava nel suo team under 23

Il ritiro annunciato il 7 agosto scorso ha dato un nuovo impulso al progetto, visto che sta per nascere una nuova squadra Continental. Di fatto sarà il gruppo giovanile di Contador, ereditando il lavoro della Fondazione e diventando a tutti gli effetti il vivaio della Trek-Segafredo. Il quartier generale resterà a Pinto, le bici saranno ovviamente griffate Trek e alle spalle ci saranno, per almeno tre anni, due sponsor importanti come l’azienda statunitense Polartec (leader sul mercato dei tessuti sportivi ad alta prestazione) e l’italiana Kometa, impegnata nel settore alimentare. Per la Trek-Segafredo cambierà l’impostazione del sistema giovanile, visto che fino a questa stagione la squadra aveva adottato il classico sistema dei direttori sportivi incaricati di supervisionare le diverse aree di competenza per pescare nuovi talenti. Ma per il team manager Luca Guercilena non sarà una novità, visto che l’idea di creare un settore giovanile tutto proprio l’aveva già sperimentata ai tempi della Mapei a fine anni Novanta. Quanto all’addio di Contador, il fatto che sia arrivato a stagione in corso da un lato libera risorse economiche portando il budget fino a 18 milioni di euro, ma dall’altro impone di trovare un sostituto all’altezza nel momento in cui si sono già accasate pedine importanti come Nieve, Landa, Barguil, Pozzovivo e Meintjes. Potrebbe essere tardi anche per Fabio Aru, vicino alla Uae Emirates di Saronni.

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Se nei piani di inizio stagione c’era almeno l’intenzione di partecipare al Giro 2018, la decisione di Contador di dire basta è arrivata nel corso dell’ultimo Tour de France. Durante la conferenza stampa alla vigilia della Vuelta partita da Nimes ha individuato anche un momento preciso: «Sono arrivato in Francia in perfetta forma e nel peso ottimale, ma nella tappa di Chambery mi sono reso conto di non essere più in grado di controllare certe circostanze». Il riferimento è alla rocambolesca nona tappa, dove oltre a Porte e Thomas cadde anche lui in discesa dal Col de la Biche. Il Mont du Chat fu un calvario e arrivò al traguardo con quattro minuti di ritardo. Per due tappe ha indossato il numero rosso da super combattivo di giornata, sul Galibier ha dato spettacolo, come gli è sempre piaciuto fare e lo ha ribadito il giorno dell’addio:

«Vorrei essere ricordato come un corridore coraggioso, che per cercare la vittoria non ha mai avuto paura di perdere un buon piazzamento».

Quest’anno è stato secondo alla Ruta del Sol (persa per un 1’), alla Parigi-Nizza (persa per 2’’), al Catalogna e ai Paesi Baschi. Non avrebbe barattato il podio all’ultima Vuelta con la vittoria sull’Angliru: «Non poteva esserci finale più bello, chiudo quarto nella generale, ma questo buon sapore in bocca me lo porterò per sempre. E’ una vittoria per la mia gente». Il mostro dominato dall’inizio alla fine, 43’50’’ di scalata (meglio di Jimenez nel ‘99 e Heras nel 2002) per diventare il primo corridore nella storia a vincere due volte su quello che è stato paragonato allo Zoncolan italiano.

Basso e Contador in maglia Tinkoff al Giro 2015 - foto Roberto Bettini/BettiniPhoto©2015

Basso e Contador in maglia Tinkoff al Giro 2015 – foto Roberto Bettini/BettiniPhoto©2015

«Darà l’opportunità a molti giovani di affermarsi». Così Contador ha sintetizzato la sua squadra giovanile che verrà. Ad accompagnarlo nell’evoluzione di questo progetto ci sarà Ivan Basso. L’ex corridore italiano sarà il team manager e con la dozzina di ragazzi che saranno coinvolti ha già in mente diversi training camp a Bormio, in Valtellina:

«Con Alberto uniamo amicizia e professionalità» ha affermato Basso «vogliamo ridare al ciclismo un po’ del molto che abbiamo ricevuto. Scoprire i futuri campioni è appassionante, ma il fascino sta anche nel riuscire a formarli prima di tutto come uomini».

Il direttore amministrativo sarà Fran Contador, il fratello-agente di Alberto che è sempre stata la sua ombra, accompagnandolo anche nel progetto della Fondazione e condividendo con lui l’abitudine a distinguere i veri valori della vita. Entrambi sono molto legati al fratello più giovane e hanno accudito Raúl, costretto su una sedia a rotelle per una paralisi cerebrale, quand’era necessario, Anche per questo motivo continuano a tener vivo il programma Bicis Para La Vida: chiunque può donare vecchie bici inutilizzate e un gruppo di disabili a Pinto si occupa di gestire il magazzino, facendo l’inventario e poi riparandole. Per regalarle a chi ne ha bisogno. 

 

La versione in borghese di Contador, a cui ci si dovrà presto abituare - foto di Juan Trujillo Andrades

La versione in borghese di Contador, a cui ci si dovrà presto abituare – foto di Juan Trujillo Andrades

.Il Pistolero il 6 dicembre compirà 35 anni, ha lasciato con 68 successi da professionista. Aveva cominciato nel 2003, al Giro di Polonia, ma da sempre ha affermato che quello più bello non è legato a nessuno dei tre grandi giri. Bensì è arrivato nel 2005, al Tour Down Under (a Willunga) dopo una fuga con Luis León Sánchez: fu il rientro alle corse dopo il problema al cervello di sei mesi prima, quando rischiò la morte in corsa alla Vuelta Asturias perché colpito da aneurisma congenito. Si era accasciato a bordo strada, stava morendo asfissiato prima che il medico della corsa gli salvasse la vita e ordinasse un intervento al cervello immediato ma allo stesso tempo rischioso.

«Quella tappa in Australia non mi ha dato popolarità e nemmeno un contratto migliore, ma resterà speciale»

ha detto il ciclista spagnolo celebre per la sua danza, alzandosi sui pedali al momento dell’attacco. Quest’anno in molti avevano prospettato un clamoroso ritiro dalla Vuelta dopo sole tre tappe, vedendolo arrancare già ad Andorra e finendo a 3’10’’ nella generale dopo il primo arrivo in salita. Eppure proprio da lì ha saputo ripartire, perché come ha affermato Beppe Martinelli (d.s. all’Astana con lui nel 2010) «Alberto è stato il più professionale che abbia mai avuto. Ogni mattina osservavo la sua perfezione maniacale e sembrava un ragazzo in cerca di fortuna. Uno come lui ti ammazza anzitutto con la testa». Fin sull’Angliru, il giorno prima del ritiro, ha tirato fuori tutto ciò che gli era rimasto. La sua gente ha applaudito, alzando bene in vista l’ennesimo striscione. Gracias por todo Alberto.