Fosse stato soltanto il fine settimana di Juventus-Napoli, ne avremmo avuto più che a sufficienza. E invece è stato il fine settimana di Juventus-Napoli più il siluramento di Beppe Marotta dal ruolo di amministratore delegato del club bianconero. Roba da fare impennare all’inverosimile lo spread fra la cronaca giornalistica e il gorillaio. Lo sproloquio come unico canone espressivo. E in mezzo a tutto ciò arriva sempre quello che ci mette sopra il carico da undici. Tale missione è toccata a Vittorio Oreggia, ex direttore di Tuttosport che adesso dirige l’agenzia LaPresse. Oreggia ha una particolare caratteristica prosatoria: scrive a orecchio. Sì, proprio come quelli che suonano a orecchio senza sbattersi a conoscere le regole del pentagramma. Lui fa così con le parole, nel senso che le piazza “a suono” anziché “a significato”. Le oreggia, appunto. Se suonano bene le piazza nella frase. Ne abbiamo avuto dimostrazione una volta di più grazie al commento messo in rete la sera del 29 settembre, poche ore dopo la conclusione di Juventus-Napoli. Lì, intendendo sostenere che la giubilazione di Marotta sia solo parte di un più vasto processo di ristrutturazione societaria, Oreggia ha scritto:

Tra un mese si saprà chi prenderà il posto di Marotta nel consiglio di amministrazione della Juventus come amministratore delegato, nel frattempo la sensazione che il remix sia più invasivo di quanto appaia è abbastanza esondante.

Una sensazione abbastanza esondante di un remix più invasivo di quanto appaia. Ma cosa volete di più dalla vita? L’entimema del catafratto di sbiriguda come se fosse pietra pomice? Piuttosto salutate il genio, e che diamine! Tanto più che Oreggia non s’è mica limitato al frammento di sopra. In un passaggio successivo, il direttore di LaPresse si è speso anche sulla coppia Marotta-Paratici che s’avvia alla separazione:

Marotta ha avuto il merito di portare con sé Fabio Paratici, che è il diesse più bravo d’Italia e uno dei più bravi d’Europa. Un merito non da poco. Colpisce immaginare uno senza l’altro. E viceversa.

Ecco, in quello stralunato “e viceversa” credo di avere trovato il senso della prosa oreggiana. Forse persino l’origine. Immagino il piccolo Vittorio Oreggia, in calzoni corti negli anni della prima elementare, al cospetto di una carognissima maestra piemontese. Che giorno per giorno lo tortura davanti ai compagnetti col quesito irrisolto:

“E adesso dimmi, Vittorio: quanto fa 1 + 1?”;
“Fa 2, signora maestra?”;
“Bravo Vittorio. E viceversa?”.

Ovvio che la marea di articoli su Juventus-Napoli sia stata dedicata in massima parte alla gara. E mica crederete che su quel versante siano mancate le prodezze. Ce n’è una riserva tale da poterci campare di rendita per un paio di mesi. In buona parte verranno recuperate nei prossimi giorni, ma intanto diamo conto dell’articolo di Luigi Garlando, pubblicato sulla Gazzetta dello Sport del 30 settembre. Si parte sparati con un frammento che pare scritto dalla regina Maria Antonietta:

Dybala, Cristiano, Mandzukic. Campioni di spessore. Perché alla fine non si scappa: il talento è il caviale dei ricchi, la tattica il pane dei poveri. E di solo pane non si campa.

E già, impossibile campare di solo pane. Mangino brioche al caviale, ‘sti morti di fame. Roba che, se si fa in tempo a cambiare il DEF, si potrebbe inserire 100 grammi cadauno di uova di storione al mese nel reddito di cittadinanza. Ma lo show non si ferma qui. Basta andare poco oltre e si legge:

Che cosa ha fatto CR7? Ha svegliato i compagni uno a uno come Biancaneve e i sette nani [sic]. La Juve è uscita dagli spogliatoi come da un microonde: molle. Al 10’ Bonucci stecca un appoggio dalla fascia al centro che se lo fa un pulcino gli tolgono la Nutella.

E poi, la pennellata di gran classe su Mandzukic:

Accanto a CR7 e alla Joya, Mandzu rischia di diventare un Benzema molto felice. Come ieri. Se vai a caccia con due squali, difficilmente resti a pancia vuota.

Più che altro, se vai a caccia con due squali, difficilmente resti e basta.

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Lo so che aspettate ansiosamente gli Adanismi. Li avrete, e in misura tale da rischiare l’overdose. Il fatto è che bisognerebbe aprire un altro dossier: quello dei Pellegrinismi. Il riferimento è a Luca Pellegrini, che su Sky Sport interpreta la Versione Emo di Daniele Adani. Nel senso che almeno il teorico della Ciarla Garrùla (e almeno storpiamogliela) ci fa ridere, e invece l’ex libero della Sampdoria ci fa approdare al Prozac come fossero Palline Zigulì. Domenica scorsa Pellegrini affiancava Niccolò Zancan nel racconto di Fiorentina-Atalanta. Al 25’ ha commentato un duello fra Vitor Hugo e Gomez sostenendo che “c’è un mismatch di lunghezza di leve”.

 

“E invece velocità nella lunghezza in campo aperto da parte invece del brasiliano”

 

Soltanto 4 minuti dopo, ecco il suo commento su una punizione calciata dall’Atalanta verso l’area della Fiorentina:

Però così abbassi lo spazio alle spalle della linea, quante volte abbiamo visto la linea di sette giocatori composta, e dietro avevi praticamente un’area di rigore… diciamo… dodici metri da potere… attaccare.

Non fa una piega

 

Per la traduzione dal Braille vi rimando alla prossima puntata.

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