Erano passati 5 anni dall’ultima affermazione nel PGA Tour, 8 dalla vittoria dell’ultimo Major, 14 dall’ultima giacchetta verde ad Augusta. Nel mezzo il peggio. Prima lo scandalo che lo ha coinvolto nel 2010, quando la moglie, Elin Nordegren, aveva reso pubbliche le relazioni extraconiugali del marito con escort e pornostar che ne avevano causato la gogna mediatica e un danno economico ingente. Poi i drammatici infortuni che lo hanno colpito, minando le poche certezze ancora rimaste. Tendine d’Achille, spalla, schiena, dal 2014 tre delicati interventi chirurgici che avevano reso molto più familiare il verde dei camici che quello dei green e gli avevano fatto confessare: “Il dolore è troppo forte, non so se sarò in grado di tornare a giocare”. Gli amici più vicini al campione californiano sostenevano che il suo ritorno ad alti livelli sportivi sarebbe stata una priorità decisamente secondaria, speravano potesse tornare prima di ogni altra cosa a essere un uomo felice.

 

Di nuovo con la giacca verde (AP Photo/David J. Phillip)

 

Insomma, fino all’anno passato Tiger Woods era un golfista finito. Ma lontano dai riflettori la Tigre lavorava sodo per ritrovare le motivazioni di sempre, la salute persa e soprattutto lo swing fluido e straordinario di cui chiunque ne aveva celebrato la meccanica ai tempi d’oro. Ricostruendo prima di tutto la costanza dal tee con il Drive, aveva sorpreso quasi tutti nell’ultimo Major della passata stagione con un secondo posto al PGA Championship che aveva rimesso il campione sui radar del Tour. Eppure, nessuno avrebbe potuto immaginare un epilogo glorioso nella Mecca del golf; quasi fosse un desiderio espresso da tempo, che a pronunciarlo non si sarebbe avverato. Nessuno davvero considerava Tiger nel novero dei favoriti del Masters.

 

In Georgia, Woods si è presentato solido come nei tempi migliori, non scomponendosi mai e giocando soprattutto le famigerate ‘seconde 9’ di Augusta in modo sempre perfetto, domando gli insidiosi green del Masters come solo uno con 4 giacchette verdi nell’armadio avrebbe potuto fare. Intanto i suoi avversari si sono sciolti come sale sotto la sottile pioggia della quarta giornata del torneo, schiacciati dalla pressione e dall’insidia del percorso. Anche il nostro Chicco Molinari, autore comunque di un eccellente torneo, perfetto per 63 buche si è dovuto arrendere all’Amen Corner del National Masters, vittima del tranello della 12 e poi abbandonando ogni velleità di successo con il doppio bogey alla 15.

 

He’s back (AP Photo/David J. Phillip)

 

Solo Johnson, Koepka e Schauffele hanno tenuto il ritmo della Tigre, ma quando Woods si è presentato al tee della 18 con due colpi di vantaggio anche i più scaramantici avranno tirato un sospiro di sollievo nell’assistere alla walk of fame di Tiger. In 10 anni molte cose sono cambiati, nuovi straordinari giocatori si sono presi la scena nel circuito, ma nel vedere Tiger Woods alzare le braccia al cielo, con la maglia rossa e il cappellino nero sembra davvero che il tempo si sia cristallizzato. E forse è proprio così, perché la storia non invecchia e la leggenda si alimenta sempre, non affievolisce mai. Jack Nicklaus con 18 Major dista solo 3 lunghezze e ora che la Tigre è tornata a graffiare, la caccia si è riaperta.

 

Foto copertina: The Telegraph