La recente storia della Juventus non autorizza nessuno, figurarsi il sottoscritto, a criticarne la gestione, dagli aspetti più semplici a quelli (sic!) più complessi. Ora, tra l’economico e il mediatico si staglia (s’impone) una riflessione sul mercato, da anni ormai delizia dell’ingegno marottiano e delle risorse (anche umane, ma non solo) di casa Agnelli. Fino a ieri, tutto perfetto, ancora una volta. Poi, più di Higuain e (con certi limiti) più di Bonucci, la cessione di Caldara. Non un bel segnale.

 

E’ vero che il campo giudica, e per la Juve ha già abbondantemente giudicato (in positivo) nel recentissimo passato. Ma permetteteci di essere quantomeno dubbiosi sulla cessione del difensore ex Atalanta, scartato proprio sul più bello, proprio quando sembrava pronto a prendersi la difesa bianconera. E, nell’immediato futuro, in pieno stile Juventus (vedasi la recente BBC), a fare l’occhiolino alla nazionale del Mancio.

 

Giusto un rapido recap del repertorio caldariano

 

Dopo sette scudetti di fila e l’ennesimo sogno Champions svanito nel nulla, la sensazione è che la Juventus abbia voluto agire di prepotenza, di quella prepotenza tipica dei grandi club europei. L’acquisto di Cristiano Ronaldo ha modificato (dovrebbe aver modificato) l’idea che della Juve, forse un po’ ingenuamente, continuiamo ad avere in Italia: una squadra forte, molto forte, ma non al livello delle forti d’Europa: Barcellona, Bayern Monaco e Real Madrid su tutte.

 

Ebbene, non più. Non credo si dica un’eresia dichiarando la Juventus la squadra, al momento, più forte del mondo (almeno a livello di rosa). Perché se a una squadra già forte ci aggiungi il migliore al mondo (l’altro gioca semplicemente un altro sport, non abbiatene a male), con tutto ciò che anche e soprattutto a livello mediatico una tale mossa si porta dietro, non puoi dare altro segnale che il seguente: vincere, sì, ma vincere subito. E per farlo non potevi che puntare tutto (o quasi) sul prototipo del vincente, CR7.

 

Cristiano Re e famiglia

 

Un mercato eccellente, che ha però parlato chiaro, con la voce di un avvenire irrilevante di fronte al carpere diem imperante del timbro bianconero.Andato imponendosi, se vogliamo, già dalla cessione di Pogba e dall’acquisto di Higuain dal Napoli. Proprio quest’ultimo, el Pipita, saluta Torino. Via con lui anche Caldara, entrambi al Milan.

 

Permetteteci di osservare che, pur nell’infinita abbondanza di talento a disposizione di Massimiliano Allegri, la doppia cessione (per giunta al Milan, “concorrente” tra mille virgolette) di Caldara e Higuain non è un bel segnale per i tifosi bianconeri. Certo, ritorna Bonucci. Dopo un anno. Dopo lo sciacquatevi la bocca splendidamente esibito allo Stadium lo scorso anno (con fascia da capitano del Milan), dopo la pessima rottura con Allegri e compagni. Con quale faccia? Direte, macchissenefrega. Certo, machiavellianamente parlando,

 

nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi, dove non è giudizio a chi reclamare, si guarda al fine.

 

Probabilmente il gol scudetto

 

La Vecchia Signora, se ci è concesso, si è comportata in questo colpo euclideo (poiché triangolare) alla stregua di un Principe, viziato per giunta. La fame non di semplice vittoria, ma d’Europa, è il movente principale di questa scelta. Sotto ogni altro fronte, rimaniamo con serie perplessità. E allora torniamo alla storia, torniamo ai fatti recenti in quel di Torino. Se guardiamo al passato, ne usciamo sconfitti. Alla fine hanno sempre ragione loro.

 

Vincere sì, ma vincere subito. E intanto bravo Leonardo (direttore del diavolo). Perché se è vero che Bonucci può offrire a Max una scelta non indifferente soprattutto nell’impostazione, dandosi in ciò il cambio con Pjanic, è pur vero che d’un colpo Rino si ritrova in rosa Higuain, insieme ad Icardi il miglior attaccante della Serie A (escluso Ronaldo, fuori dalla lista), e Caldara, il miglior difensore italiano nato negli anni 90, insieme a Romagnoli (guarda un po’, anche lui del Milan!). E ancora? Donnarumma, e Conti, e Calabria. Mica male questo Milan tutto italiano (almeno dietro, dove siamo più bravi per tradizione). Non un gran segnale, quello della Juventus. Che sia una gran mossa di mercato, questo è ancora tutto da vedere. E allora vincere, grida la Torino bianconera, e vincere in Europa. Ma soprattutto vincere subito. E se qualcosa dovesse andare storto? Non osiamo immaginare. L’avvenire, intanto, può attendere.