La guerra in Ucraina si avvia ormai al compimento del 5° anno. Uno stato diviso al suo interno, con i territori filorussi che continuano a non accettare le disposizioni dello Stato centrale, ed il governo ucraino appeso ad un filo. Anche il calcio in questi cinque anni ne ha risentito, con la fuga delle sponsorizzazioni e la conseguente crisi economica di molti club, alcuni amministrati da oligarchi russi scappati dal territorio ucraino dopo l’inizio del conflitto. Nelle ultime settimane, la tensione fra Ucraina e Russia sembrerebbe aver raggiunto il picco massimo, tanto da condurre il presidente Petro Poroshenko ad applicare la legge marziale nei territori confinanti con la Russia. Il tutto è riconducibile all’incidente avvenuto nel Mar d’Azov il 25 novembre, che ha visto il sequestro di tre navi ucraine (due militari ed un rimorchiatore) nello stretto di Kerc da parte delle forze armate russe, con il conseguente sequestro di 23 marinai. Una dinamica ancora tutta da chiarire con i due stati poco propensi nel trovare una soluzione, in un rimbalzarsi continuo di notizie che vedono le due parti intenzionate a schierare mezzi militari lungo i confini.

 

Questo clima rovente si riflette anche nello sport. Lo Shakhtar di Donetsk dall’inizio del conflitto ha abbandonato la propria terra natia, colpito dal conflitto armato, per migrare prima verso Leopoli a più di 1000 chilometri da casa, successivamente la società si è avvicinata al Donbass giocando le partite a Kharkiv, cittadina a 300 chilometri di distanza, nello stadio del Metalist. L’escalation delle ultime settimane ha fatto si che lo Shakhtar dovesse abbandonare anche la città di Kharkiv, attualmente sotto il decreto di legge marziale emesso il 28 novembre scorso dal governo ucraino, disputando il match di Champions League contro il Lione a Kiev.

 

E proprio in occasione del match di Champions League disputatosi a Lione il calcio incontra nuovamente  la politica. Durante lo svolgimento del match, dalla tribuna posizionata di fronte le telecamere della Uefa fa capolinea uno striscione da parte degli ultras della Dinamo Kiev con scritto: “Shakhtar non siete i benvenuti qui” ; il tutto accompagnato da un lancio di un fumogeno per attirare ulteriormente l’attenzione. Uno striscione che indica la complicata situazione che si respira nel paese, una rivalità politica che attualmente si tramuta anche in rivalità sportiva. Certo è che la scelta della Uefa e della Federcalcio Ucraina di far disputare il match a Kiev non è stata molto ponderata.

 

Da sottolineare come sia errato vedere nei tifosi dello Shakhtar i sostenitori filo russi, il 13 febbraio 2014, quando più di trenta gruppi ultras hanno siglato una tregua in nome della comune appartenenza al popolo ucraino. Il documento è stato firmato dalla quasi totalità delle tifoserie della Premier League ucraina, pattuendo l’abbandono di ogni forma di reciproca aggressione, fisica e persino verbale, e decidendo di convogliare ogni sforzo contro il governo di Yanukovich. Decine di tifoserie ucraine durante il 2014 hanno quindi aderito alle proteste anti-Yanukovich scontrandosi però con i gruppi filo-russi, confermando così la narrazione di un Paese irrimediabilmente diviso fra Est filorusso e Ovest nazionalista, e rendendo lettera morta il documento firmato in precedenza.

Non ultima la presenza di striscioni nello stadio Wirsol Rhein-Neckar-Arena di Hoffenheim, in occasione del match di Champions League. Durante il match sono stati esposti dei messaggi di supporto per la marina militare ucraina, con uno degli ultras presente sugli spalti impegnato a coinvolgere gli altri in un coro per la liberazione dei militari arrestati dalla forze armate russe.