Per esprimere un ideale di bellezza sportiva universale, alla serie completa delle opere figurative ispirate ai successi di Marcel Hirscher nella Coppa del Mondo di sci alpino – altrove definita iconografia – è sufficiente la semplicità: sette globi di cristallo che richiamano una lampada di design, e altri dieci in dimensioni ridotte per le vittorie di specialità. L’arte di Hirscher non è custodita in un museo, ma prende forma su ripidi pendii innevati durante la stagione che meno si adatta a dipingere un quadro all’aperto. E come non stupisce che una percentuale straordinaria del patrimonio pittorico mondiale arrivi probabilmente dal periodo di massima creatività della storia dell’uomo, il Rinascimento, così non deve sorprendere che uno dei più grandi sciatori di sempre provenga da una nazione in cui il 68% del territorio supera i 500 metri di altitudine.

 

Austria über alles

 

La subordinazione dello sci alpino maschile e femminile ai voleri austriaci è sbalorditiva. Dal primo anno di Coppa del Mondo nel 1967 alla passata stagione, l’Austria ha conquistato la coppa per nazioni – la classifica che somma tutti i punti ottenuti da sciatori e sciatrici di un determinato paese – 40 volte su 52 edizioni, di cui le ultime 31 consecutivamente. Le coppe di Generale vinte da austriaci sono 33 (e sarebbero 38 se Marc Girardelli non avesse gareggiato per il Lussemburgo a seguito di disaccordi con la federazione). La Svizzera, seconda, ne ha 19. Italia e Svezia a 6, e Norvegia a 5 sono ben lontane. Altrettanto irragionevoli sono le 892 vittorie austriache, dato che la Svizzera, ancora seconda, ne ha il 35% in meno. Parlare di sci alpino in Austria semplicemente come sport nazionale è un’iniziativa da intraprendere a proprio rischio e pericolo.

 

Hirscher debutta in Coppa del Mondo nel 2007, vince la prima gara nel 2009 e dal 2012 è il contribuente più generoso delle fortune sciistiche del suo paese, oltre ad aver appena aggiunto lo status semi-divino di sciatore austriaco più vincente della storia. Sette coppe generali sono un record difficilmente raggiungibile e forse non ancora definitivo anche se, a onor del vero, astruse regole hanno tolto in passato diverse coppe a Ingemar Stenmark, che ne ha vinte tre e si è piazzato sei volte secondo. Fatta eccezione per lo Slalom Parallelo, lo sci non prevede competizioni uno-contro-uno, perché l’antagonista di uno sciatore è il cronometro. L’assenza di un tabellone a eliminazione diretta rende complicato elaborare metodi sofisticati di misura del dominio, ma due parametri oggettivi come punti in classifica e margini di distacco sono un’approssimazione affidabile.

 

Naturalmente, il confronto tra epoche è soggetto alle limitazioni generate dalla professionalizzazione della sport avvenuta negli ultimi decenni. Tecnica, materiali, preparazione, alimentazione, hanno infatti contribuito ad alterare l’orizzonte di riferimento in misura pervasiva. Si è indotti a pensare che, in alcuni casi, lo si possa interpretare come il medesimo gesto atletico solo nominalmente. Lo sci non ne è esente, basta citare per tutte la rivoluzione dei pali snodabili. Questa disomogeneità di base è mitigata dalla possibilità di servirsi di percentuali e medie, più adatte allo scopo dei numeri assoluti.

 

Una forza della natura

 

Hirscher è considerato, dai suoi stessi colleghi, il migliore dei migliori. Affermazioni così perentorie emergono facilmente nei momenti più animati delle conversazioni tra tifosi, ma il dominio espresso in questi anni in Speciale e Gigante le giustifica anche di fronte ai più forti della storia. Raggruppando i primi sette sciatori per vittorie (escluso il Parallelo) in queste due specialità, compaiono altri nomi che hanno marcato a fuoco l’era moderna dello sci: Stenmark, Alberto Tomba, Girardelli, Ivica Kostelić, Henrik Kristoffersen, Benjamin Raich, Ted Ligety, Michael Von Grünigen e Hermann Maier, che rappresentano 57 coppe, il 55% del totale, e 330 vittorie, il 37% di tutte le gare disputate in Speciale e Gigante. Servirebbe un hangar per conservare questi trofei, perché in una bacheca non trovano certamente spazio.

 

Hirscher ha vinto 5 coppe di Speciale, circa il 20% di questo sottogruppo, e collezionato 29 vittorie, quasi il 18%. Pur inseguendo Stenmark e Tomba per numero di vittorie, è secondo nei podi totali e a tre coppe del record che Stenmark detiene da ben trentacinque anni. Mantenendo una frequenza di vittorie in linea con quella delle ultime stagioni, sono entrambi obiettivi raggiungibili, magari già nel 2021, visto che solo Kristoffersen si è dimostrato avversario temibile nel lungo periodo. La stagione 2017/2018 è stata per Hirscher la più produttiva, con il 78% di vittorie, sette primi posti e un secondo su nove gare. È la percentuale più alta, ex-equo con Tomba nella magica stagione 1994/1995. Tomba però si distingue per aver mantenuto la più alta media di vittorie nelle quattro stagioni in cui ha vinto la coppa (67% contro il 41% di Hirscher), a conferma del fatto che per quel periodo in Speciale fosse – per usare un termine calcistico – immarcabile.

 

Spicca la stagione 1984/1985 di Girardelli, che gli è valsa anche la sua prima di cinque coppe Generali. Non è un caso, visto il distacco medio più ampio dato da Girardelli al secondo classificato (1,46 secondi) tra gli sciatori di questo sottogruppo e la media più alta di distacco in tutte le vittorie in carriera, 0,96 secondi contro gli 0,54 di Hirscher. Nel raffronto con i grandi che lo hanno preceduto, lo Speciale riserva – se possibile – degli spazi di manovra in termini di record. Se si costruisse però una classifica puramente teorica ponderando in funzione di coppe, vittorie, podi e distacchi, al momento Hirscher inseguirebbe da vicino solamente Stenmark e Tomba. Indubbiamente, il Gotha degli interpreti moderni dei pali stretti.

 

Il migliore

 

Hirscher ha vinto 5 coppe di Gigante, il 16% di questo sottogruppo, e collezionato 30 vittorie, il 18%. In un livello competitivo sostanzialmente identico allo Speciale, è già secondo per vittorie totali, a due coppe e sedici vittorie da Stenmark. Con una media del 57% di vittorie nelle stagioni di conquista della coppa (Tomba è secondo con il 55%), anche il primato di questa specialità potrebbe arrivare tra un paio di anni. È sempre la stagione 2017/2018 a risaltare: l’incredibile 86% di vittorie, sei primi posti e un terzo su sette gare, è superato solo dal 100% di Stenmark nella stagione 1978/1979 (dieci vittorie su dieci gare), un risultato praticamente impossibile da replicare nella coppa del mondo attuale.

 

Il Gigante sembra essere la disciplina in cui l’immenso talento di Hirscher fluisce nella massima naturalezza. Incrementa il rendimento rispetto agli altri in ciascuna metrica analizzata, in particolare nel margine medio di distacco in tutte le vittorie in carriera, al primo posto con 1,04 secondi contro gli 0,92 di Maier, Stenmark e Tomba più indietro a 0,57. Riprendendo la precedente ipotetica classifica, Hirscher sarebbe appena dietro Stenmark e molto davanti Ligety. Con Stenmark non più in attività, così come per lo Speciale il sorpasso potrebbe ridursi a una mera questione temporale.

 

Le prestazioni ottenute nelle specialità alimentano, di riflesso, la gloria nella classifica di coppa Generale. Le sette coppe vinte da Hirscher, per di più consecutivamente, non hanno precedenti negli annali di questo sport. Solo Annemarie Pröll, forse la più forte sciatrice della storia insieme a Lindsey Vonn, ne aveva vinte cinque di fila negli anni ’70. È un’impresa che a malapena si riesce a razionalizzare. Quando a Michael Jordan fu chiesto quale fosse stata la difficoltà maggiore dei primi tre titoli consecutivi con i Chicago Bulls, rispose che lo sforzo mentale e fisico imposto dal vincere così tanto e così a lungo lo aveva completamente svuotato di energie. Dovette ricaricarsi lontano dal basket per un anno e mezzo prima di vincere altri tre titoli di fila.

 

Oro gigante a PyeongChang 2018

 

Hirscher gareggia in uno sport individuale, consapevole che in una giornata storta non potrà affidarsi alla squadra. Nelle sette stagioni di primato nella coppa di Generale non hai mai saltato una gara, vincendo il 41% delle volte in cui si è presentato al cancelletto di partenza in Speciale e Gigante. Solo Stenmark lo supera con il 48%. Un buon indicatore del dominio nella classifica di Generale è il distacco in percentuale del secondo classificato. Se si confronta la media di Hirscher con quella degli sei sciatori del gruppo che hanno vinto almeno una coppa, prendendo lo stesso numero di vittorie (le cinque migliori di Hirscher con le cinque di Girardelli, le tre migliori con le tre di Stenmark, etc), Maier è l’unico a pari merito al 28%, nonostante Hirscher sconti il vincolo di non essere polivalente e quindi poter accumulare più punti da più discipline. Tutti gli altri sono abbondantemente lontani. Hirscher domina anche nel numero di punti raccolti dal totale disponibile per le gare di Speciale e Gigante, con un massimo del 91% nella stagione 2017/2018, quando ha conquistato 1454 punti su 1600.

 

Per una coincidenza ascrivibile interamente alla profonda varietà della lingua italiana, si può valutare l’eccezionalità di un campione – un fenomeno nel caso di Hirscher – attraverso cinque indicatori accomunati dalla stessa iniziale. In quanto a frequenza, intesa come continuità di prestazione, nelle stagioni in esame Hirscher non è mai sceso sotto le cinque vittorie (e un massimo di tredici, che è anche il record stagionale in condivisione con Stenmark e Maier), con una media di circa 7,5 vittorie a stagione. Solo Stenmark e Kristoffersen tengono il passo, seppure quest’ultimo su due stagioni.

 

In termini di forma, cioè costanza di risultato, le sette coppe di Generale sono frutto di almeno il 75% dei punti disponibili in stagione. Solo Stenmark è nelle vicinanze con il 72%. Tra vittorie e piazzamenti, nelle stagioni in cui ha vinto le coppe di specialità Hirscher ha collezionato in media 10 podi, contro gli 8 di Stenmark e Tomba (in Speciale). I migliori dei rimanenti non vanno oltre una media di 6 podi.Si sente spesso parlare di fame, vale a dire il desiderio di vittoria pur a fronte di un palmarès infinito di successi. Come visto, la migliore stagione nella carriera di Hirscher è stata il 2017/2018, con 13 vittorie su 16 gare e i tre globi di cristallo. Negli ultimi quattro anni, di dodici coppe ha mancato solo quella in Speciale per 31 punti di distacco da Kristoffersen.

 

Cannibale

 

Un aspetto ampiamente sottovalutato è la fortuna, cioè l’abilità di evitare circostanze di possibile grave danno, come effetto combinatorio di prevenzione, tempismo e buona sorte. Nel 2011 Hirscher si rompe la caviglia e deve saltare i Mondiali, un competizione nelle cui successive edizioni ha però comunque vinto 6 ori e 3 argenti. Nella stagione 2015/2016, durante lo Speciale notturno a Madonna di Campiglio, un drone televisivo si schianta sulla pista subito dopo il suo passaggio, lasciandolo illeso per una manciata di millimetri, letteralmente. Il faustiano patto con il diavolo è firmato.

 

E il futuro? Di fronte alla domanda su quale sia la vittoria migliore, non è raro sentire un campione fare riferimento a quella che deve ancora venire. Dal modo in cui ha iniziato la stagione 2018/2019, già con quattro vittorie (oltre a un Parallelo) e un secondo posto, Hirscher non sembra aver fretta di smettere di vincere. Forse è spinto dalla possibilità concreta di superare Stenmark, o forse ha in mente l’oro olimpico in Speciale a Pechino 2022: è l’unico titolo mancante prima di ritirarsi da numero 1.