Quasi in contemporanea, due eventi segnano il pomeriggio di domenica 22 aprile 2018. Da un lato un veterano, un campione affermato, un atleta di cui le generazioni parleranno come il Re della Terra Rossa, vince l’ennesimo trofeo, e dall’altro un giovane ciclista mette per la prima volta il suo nome tra i vincitori delle Classiche Monumento. Per Nadal quella di Montecarlo è stata una cavalcata trionfale: nessun set perso e mai più di 5 giochi ceduti ad ogni avversario. 31° Masters 1000 (battuto il record dei 30 di Novak Djokovic), 76° torneo vinto in carriera e 11° titolo nel Principato di Monaco. In finale ha incontrato un redivivo Kei Nishikori, al rientro dall’infortunio al polso destro, arrivando all’ultimo match dopo due lunghe e faticose sfide contro Cilic e A. Zverev. I primi tre game hanno permesso al nipponico di strappare l’unico break point della settimana a Nadal, sul 2-1, ma poi si è dovuto anche lui arrendere alla supremazia del maiorchino. Con la finale, Nishikori rientra nella top 30 ATP mentre Rafa, vittorioso, si consolida n.1.

 

Bob Jungels (Quick-Step) è invece l’eroe della Liegi-Bastogne-Liegi, la Classica Monumento che porta via con sé la primavera e il sapore delle corse del nord. Parliamo di ciclismo moderno, e quindi attendismo – tanto attendismo – almeno fino alla côte de la Redoute, a circa 40km dall’arrivo. Lì, poco dopo aver ripreso la fuga di giornata, iniziano le prime schermaglie e i big davanti ci sono tutti, tra cui il sempre favorito Valverde, Kreuziger, Wellens e le tre punte della Quick-Step: Alaphilippe (fresco vincitore della Freccia Vallone), Gilbert, Jungels. Dopo aver praticamente monopolizzato quasi tutte le gare del nord, questa volta la squadra belga aveva pronti tre piani diversi. L’attacco lungo di Gilbert alla Roche-au-Faucons, la sparata successiva di Jungels e Alaphilippe per un arrivo tirato. Il piano A (Gilbert, non in formissima) fallisce, ma in contropiede parte il campione di Lussemburgo Jungels: 25 anni e una purezza estetica che ricorda quella del suo ultimo connazionale vittorioso alla Doyenne, Andy Schleck. II suo allungo non è giudicato pericoloso dal gruppo di testa, che si crede forte perché numeroso. Eppure Bob pesta bene sui pedali e arriva da solo con buona pace di chi si aspettava di rientrare, e invece è rimasto a guardarsi, senza seguire i tentativi di riallacciare dei Bahrain-Merida Gasparotto (poi 6°) e Pozzovivo (5°) o del Bora Formolo (7°). Sono Woods (EF-Drapac) e Bardet (AG2R-La Mondiale) a completare il podio, a 37″ di distacco. Una sola nota su Vincenzo Nibali: arriva in forma ma trova la giornata no, peccato per tutto il lavoro fatto, ma nulla si può recriminare al campione siciliano, che infatti lascia strada libera al compagno Gasparotto.

 

Ecco dunque che se da un lato abbiamo un giovane corridore già riconosciuto come forte e talentuoso, ma ancora fino a ieri senza il grande successo, dall’altro troviamo un vero fuoriclasse del tennis. Ora inizia la parte di stagione ciclistica delle corse a tappe, e si vedrà se il lavoro di costruzione fatto finora porterà frutto. Per il tennis invece siamo davanti al terreno di caccia di Nadal: i tornei sulla terra sono il suo pane, e non c’è nessuno all’orizzonte che sembri in grado di contrastarlo. Anzi, desta un po’ di perplessità questa situazione: Nadal si ritrova a 31 anni ad essere ancora all’apice delle classifiche con prestazioni di massimo livello, e l’unico a contendergli il palco è quel Roger Federer che sopravvive alla durezza del tennis moderno centellinando le discese in campo. Oltre loro, oltre la loro “rivalità”, il nulla. Murray e Djokovic non pervenuti, Wawrinka, Dimitrov, Cilic, lo stesso Nishikori, Zverev junior…nessuno è in grado di arrivare a superare Federer o Nadal. Ancora oggi la loro presenza resta l’unico perno attorno cui tutto il circo tennistico internazionale ruota.