Per chi se ne fosse dimenticato, ogni domenica va in scena anche il campionato italiano di basket. Imperterrito, puntuale, senza troppi fronzoli, il rito della regular season si sta svolgendo da ottobre senza grandi acuti. Per questi, forse, dovremo attendere maggio, momento di play-off. Anche per quest’anno tutto sembra nelle mani di Milano, purtroppo o per fortuna. La squadra più odiata al di là del Ticino e del Seveso tiene ben salde le sorti della massima competizione italiana di pallacanestro, volente o nolente. All’orizzonte non sembrano presentarsi eredi al trono, tant’è che il più grande nemico della Pallacanestro Olimpia Milano è proprio l’Olimpia stessa. Senza fratelli e sorelle con cui giocare, finisce con l’interpretare tutti i ruoli, dall’eroe al cattivo. Avellino, Reggio Emilia, Venezia sono distanti chilometri e punti, ma non solo. Un abisso mentale ed economico separa Milano dalle sue rivali: 6 punti è la differenza fra l’Olimpia e la Sidigas, seconda in classifica, 6 punti è la distanza fra Venezia e la Pasta Reggia Caserta, dodicesima. E potremmo chiudere qua. In aggiunta, l’Olimpia è l’unica italiana ammessa nella nuova Eurolega, l’elitario campionato europeo per squadre di club. Un circolo esclusivo cui si accede solo tramite invito, condannando le altre grandi società nostrane alla mediocrità della Basketball Champions League. Non fatevi ingannare dal nome, l’arrosto è ben coperto dal fumo. Tutte le migliori squadre sulla piazza, difatti, sono confluite in Eurolega, ora modellata appunto secondo lo stile della NBA dove le franchigie sono fisse, senza promozione né retrocessione. L’idea è quella ovviamente di arrivare a disputare un unico grande campionato europeo, ma ciò, finché esisteranno i tornei nazionali, non farà altro che impoverire le squadre escluse.

Davide Pascolo, 26 anni, è uno dei migli

Davide Pascolo, 26 anni, è nel team dell’EA7 Olimpia Milano dal 2016

La crisi del basket italiano non è certo iniziata l’altro ieri. Palazzetti inadeguati e scarse risorse economiche sono due caratteristiche riscontrabili in quasi tutte le società dell’attuale serie A. Il “quasi” sapete già chi è. Se non fosse per il Forum (12.700 posti a sedere) e la prodigalità di re Giorgio Armani, proprietario del team, staremmo narrando un’altra storia. Sono lontani i tempi in cui la Virtus Bologna e la Benetton Treviso dominavano in Italia e in Europa. Entrambe ora militano in A2 assieme a un’altra grande società della nostra pallacanestro quale la Fortitudo Bologna. Gli allenatori e i giocatori che le fecero grandi o si sono ritirati (alcuni giusto pochi giorni fa, tipo Basile) o militano altrove. Coach Messina continua il suo sogno americano così come Marco Belinelli, bandiera bolognese. Di Siena, l’ultima grande potenza, nulla è rimasto. Il suo ectoplasma vaga ancora nella serie cadetta, ma la bacheca dei trofei è stata ripulita dalle indagini giudiziarie. Dei suoi ex, solo Daniel Hackett è rimasto nel giro della nazionale; Simone Pianigiani e Luca Banchi, gli ultimi due allenatori, sono spariti dalla circolazione. Milano, insomma, è grande perché non può essere altrimenti. È grande nonostante la sua discontinuità e il suo autolesionismo. Una regina per forza di cose, fosse anche solo per la sua disponibilità finanziaria.

In questi giorni si sta disputando la 41esima edizione delle Final Eight di Coppa Italia e ovviamente l’Olimpia gioca da favorita, nonché da campione in carica. La modalità “in or out” può senz’altro favorire inattesi colpi di scena, ma non contiamoci troppo. Avellino-Sassari sarà un bel match: il suo esito potrà fornire una chiave di lettura interessante per l’intera manifestazione. La Sidigas infatti è seconda in classifica e di recente ha battuto Milano (68-80). Il Banco di Sardegna invece viene da un periodo positivo: 3 vittorie e 1 sola sconfitta nel girone di ritorno. E poi i sardi sono avvezzi alle sorprese: cosa ci si può aspettare da una squadra che due anni fa ha vinto lo scudetto partendo sesta nella griglia dei play-off?

L’Armani pare essersi ritrovata, ma le crisi di nervi sono dietro l’angolo. In Eurolega le ultime prestazioni ne hanno riscattato l’orgoglio, ferito da un mese di dicembre da film horror. Le dieci sconfitte consecutive non solo hanno condannato la squadra italiana all’ultimo posto, ma hanno spento qualsiasi velleità di play-off in ambito europeo. L’assenza di Kruno Simon, motore immobile del roster, e la crisi di spogliatoio sorta dalla vicenda Gentile sono ormai alle spalle. Altra buona notizia è la fiducia incondizionata data da coach Repesa agli italiani del gruppo, veri trascinatori nell’ultimo periodo. Davide “Dada” Pascolo è sicuramente la più bella fra le notizie: corre, segna, carica compagni e pubblico.

C.T. Messina è avvisato e non ha più scuse: anche per la nazionale è giunto il momento delle scelte coraggiose. Lasciare a casa Bargnani e portare Pascolo ai prossimi europei di settembre potrebbe essere un’idea. Dopo la disavventura del pre-Olimpico datata luglio 2016, l’Italia ha bisogno di scrollarsi via l’etichetta del “vorrei ma non posso” e diventare finalmente una squadra matura. I nostri cervelli in fuga fanno ben sperare, Nicolò Melli su tutti. La sua stagione al Brose Bamberg di coach Trinchieri è stata fin qui da incorniciare. Di Daniel Hackett si è già detto; confidiamo poi nella salute di Danilo Gallinari e nelle triple di Belinelli, uniti dal carisma di Gigi Datome, da due anni stella al Fenerbahce. Gentile dovrà ritrovarsi e il Panathinaikos potrebbe essere la scelta più azzeccata: l’erasmus in un top club dovrebbe solo farlo crescere, mentalmente più che tecnicamente.

Insomma, il basket italiano sarà anche in cattive acque, ma almeno ha qualcosa su cui navigare verso lidi migliori. Certo, coi galeoni era più facile farsi strada, ma è anche vero che l’America l’hanno scoperta tre piccole caravelle.

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Il reggiano Nicolò Melli, uno dei ‘talenti in fuga’ del basket azzurro: da due anni gioca nella tedesca Brose Bamberg