Ci risiamo. Le annoiate armate del politicamente corretto hanno colpito ancora. Questa volta la vittima è Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, reo di aver offeso l’intero universo femminile e il comune buon gusto al termine del derby di sabato sera. Er viperetta, verace testaccino dal cuore blucerchiato e dalla testa giallorossa, ha così commentato la scialba prestazione dei suoi: «Penso che sia un’occasione perduta perché devo dire che abbiamo giocato solo noi… Però c’è ‘sta cosa… La porta è come una donna: va penetrata, non discussa! La vedi, tira: è questo il senso…».

Le dichiarazioni sono state subito riprese dai principali giornali sportivi, in primis la fu Gazzetta dello Sport, sempre attenta a rimbambire i malcapitati che ancora le concedano qualche compulso click. Quanto detto dal presidente della Sampdoria poteva forse non trovare spazio tra l’articolo sulla nuova fiamma di Cristiano Ronaldo (Sfoglia la gallery!) e il video dell’inutile rete in una quarta serie colombiana (Guarda!)? Ahinoi, certo che no.

 

 

 

Ovviamente il coro di protesta non si è fatto attendere: giornali, siti specializzati, radio, tv, tutti a rimbalzare la notizia e lo sdegno (unanime, ça va sans dire). Concretizzatosi ieri nelle parole della presidente dell’Associazione Nazionale Atlete che ha espresso «il più profondo disgusto» per la frase «retriva e indegna» di Ferrero, esigendo le scuse «non solo a tutte le donne, ma a chiunque abbia a cuore il rispetto tra i generi» e invitando la procura federale della FIGC a «valutare provvedimenti per l’uso di un linguaggio inaccettabile e inqualificabile». Al coro manca solo, ma è ancora presto per cantar vittoria, la camomilla mattutina del monodimensionale, nel senso marcusiano del termine, Gramellini.

Siamo chiari: lo scandalo sabato sera è stato solo e soltanto uno. Un derby soporifero, senza guizzi e strappi, per certi versi malinconico come sanno essere solo alcuni carrugi di Genova. La viziosa noia del «primum non prenderle, deinde segnare» è stata felicemente combattuta soltanto da due delle migliori curve d’Italia nel più pittoresco stadio della Penisola. Ci hanno pensato poi le parole sconclusionate, impulsive e genuine di Ferrero a ravvivare un po’ l’atmosfera e a rompere la sempre più ingessata e piatta narrazione calcistica nostrana. Perché, come ricordava il mai mollo Malesani al termine di un derby vinto, la narrazione calcistica vuole ormai tutti finti, tutti di plastica, meri esecutori di un soffocante copione trito e ritrito. Dove a domande inutili si risponde pescando nell’abusatissimo repertorio di frasi fatte, che nulla aggiungono e tutto tolgono. E chi, come il presidente della Samp, parla imprudentemente fuori dal coro, rischia di svegliare qualcuno da un ormai irreversibile torpore

In un’epoca dove l’Italia rappresenta il secondo mercato al mondo per utilizzo di Viagra, in cui il sesso digitale sta sostituendo con mestizia il buon vecchio analogico, dove cresce spaventosamente la percentuale di uomini che soffrono di impotenza e disfunzione erettile, le parole di Ferrero vanno prese per quello che realmente sono: un invito a godere, a letto come sul campo da calcio. Un comune elogio dell’atto sessuale e del carpe diem calcistico contro vacui sofismi ammoscia-desiderio e pavidissimi catenacci speculativi. Un canto dell’erezione come inequivocabile e sincera risposta alla bellezza assieme a una prosaica apologia dell’attacco futurista verso le difese avversarie. «La vedi, tira!»: è questo il neppur troppo velato doppio senso ferreriano.

Perché un uomo di calcio non conosce alla fine che due orgasmi. Quando ama la sua donna e quando la sua squadra gonfia la rete.