Stasera, più o meno intorno alle 20, il campionato avrà emesso il suo primo verdetto. Il fatto che siamo appena alla settima giornata con il mese di settembre che resiste ancora nonostante gli scalpitii di ottobre non deve trarre in inganno. Dal risultato dell’Allianz Stadium dipenderà molto, se non tutto, ciò che avverrà nelle successive 31 giornate. Almeno per quanto riguarda la lotta scudetto. In ottica tricolore non sono ammessi passi falsi. I punti persi fanno tutta la differenza del mondo perché poi sarà molto difficile recuperarli, diversamente da quanto accade nella corsa alla Champions che consente invece dei margini di errore ben più ampi. La dittatura bianconera, che perdura da sette anni, ha dimostrato proprio questo: chi mira a metterla in discussione deve vincere praticamente tutte le partite, sfondare la soglia dei 90 punti. E a volte nemmeno basta.

 

Ecco perché stasera il Napoli si gioca gran parte della sua credibilità come unica, vera anti-Juve. Uno status molto ambito ma che alla vigilia del torneo nessuna squadra sembrava meritare davvero. Perché essere un’alternativa alla Juventus vuol dire lottare realmente con i bianconeri e non limitarsi ad arrivare secondi. Per amore della verità, va detto che nelle griglie del pre-campionato gli azzurri del post Sarri non hanno raccolto molto credito nemmeno come possibili secondi, perché nelle valutazioni degli addetti ai lavori sono stati scalzati da Inter, Roma e in qualche caso anche dal Milan. La realtà che emerge da questo inizio di campionato è ben diversa. Ancelotti si è portato avanti con il lavoro liberando il gruppo dall’influenza sarriana e apportando delle modifiche necessarie per chiudere con il passato e scongiurare una pericolosa nostalgia tecnico-tattica. Il costante ricorso al turn over e la posizione di Insigne come terminale offensivo sono i tratti distintivi del nuovo Napoli. Adesso Lorenzo non è più il dominus del cosiddetto “lato forte”, la catena di sinistra, bensì un folletto libero di fare impazzire i difensori avversari con una imprevedibilità ritrovata.

 

1 dicembre 2017: Higuian segna la rete decisiva che certifica il capolavoro tattico di Allegri al San Paolo (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

 

E sarà proprio il grado di imprevedibilità del Napoli a orientare il risultato della sfida in un senso o nell’altro. Nel campionato scorso, in entrambi gli scontri diretti, Allegri aveva modellato le sue formazioni proprio sulle ‘certezze’ che gli garantiva il modo di giocare di Sarri. Il tecnico livornese aveva infatti costruito delle Juventus indifferenti al possesso palla ma che, abbottonate in linee strette e corte, all’occorrenza erano pronte a ripartire e a far male. Come sappiamo, il “contro-gioco” pagò dei dividendi soltanto nella gara di andata grazie alla rete di Higuain, mentre nel ritorno fu il Napoli a esultare con Koulibaly. Da questo punto di vista, Allegri dovrà prendere in considerazione anche l’idea di fare la partita, perché in queste prime uscite, fatta eccezione per le larghe vittorie ottenute in sequenza con Torino e Parma, la squadra di Ancelotti ha espresso un calcio verticale sostanziato da un possesso palla ondivago, funzionale alle ripartenze.

 

Ovviamente il tecnico bianconero dispone di una rosa tra le prime d’Europa e che in Italia senz’altro non ha eguali per qualità e profondità. Per cui sarà dispensato dalla ricerca delle soluzioni perché saranno loro a bussare alla sua porta: troverà sempre un modo di mettere in difficoltà le avversarie e di correggere l’assetto della squadra anche a gara in corso, specialità della casa. Senza dimenticare che la Juventus può contare su un certo Cristiano Ronaldo, La soluzione. È vero, il portoghese in questo inizio di stagione ha segnato meno di quanto ci si aspettasse, ma è altrettanto vero che è il giocatore che in Serie A ha calciato di più verso la porta. Inoltre balza agli occhi l’umiltà con cui si è calato nella realtà bianconera mettendosi a disposizione dei compagni e non facendo pesare loro la sua grandezza. La crescita dello stesso Bernardeschi ha subito un’accelerata grazie alla vicinanza di CR7, dispensatore di ambizione e autostima a getto continuo. Ma l’ambizione abbonda anche in Carlo Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia e che ha accettato la sfida Napoli nonostante le poche – numeri alla mano – possibilità di far meglio del predecessore.

 

Lorenzo Insigne, uomo in più del Napoli targato Ancelotti, festeggiato da Zielinski e Milik dopo il gol alla Fiorentina (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

 

Forse è un ragionamento che suona freddo, ma far meglio di Sarri, al di là dei 91 punti, significa vincere lo scudetto. Eppure l’allenatore del Napoli sta vivendo con la sua proverbiale serenità il confronto, alimentato giorno dopo giorno dai media, con l’attuale tecnico del Chelsea, sicuro di poter aggiungere qualcosa anche in termini di una maggiore attitudine a giocare a certi livelli. A proposito, uno dei pochi errori commessi da Sarri nei tre anni strabilianti all’ombra del Vesuvio forse è stato proprio l’approccio alla gara di andata con i bianconeri nel campionato scorso. Il Napoli arrivò a quella sfida con un vantaggio di 4 punti e anziché ‘assecondare’ la strategia di Allegri, probabilmente gli azzurri avrebbero fatto meglio ad assumere una postura altrettanto conservativa, in modo tale da puntare al pareggio e lasciare inalterate le distanze. Certo, è facile parlare col senno di poi, ma quella sconfitta lasciò una ferita che continuò a sanguinare per tutto il resto del torneo. Ecco perché non ci meraviglieremmo se stasera Ancelotti, attingendo alla versatilità figlia della sua esperienza, mandasse in campo una formazione più accorta per ridurre al minimo le possibilità di sconfitta e magari tentare il colpaccio a suon di ripartenze. Perché scivolare a -6 vorrebbe dire smettere i panni pregiati dell’anti-Juve per indossare quelli più umili della seconda in classifica.