Immaginate di trovarvi a tavola in un giorno feriale, durante la solita pausa-pranzo. E immaginate d’essere nel solito bar-ristoro, dove andate per abitudine e perché quasi non c’è alternativa. Nel senso che ce ne sarebbe anche un altro a un centinaio di metri in quel deserto di zona industriale, ma lì si mangia da suicidio né più né meno che qui e allora tanto vale rimanere qui. Immaginate di mangiare sempre lo stesso piatto di spaghetti unti e verniciati e di bere sempre lo stesso vino rosso sfuso, munto dai rimasugli delle confezioni in tetrapak, perché il menù propone quello e nient’altro. E immaginate che per fare di questi pranzi da reclusorio paghiate anche somme che per la qualità ricevuta siano fuori scala. E dopo avere immaginato tutto questo, immaginate pure che un bel giorno il vostro oste vi si presenti a tavola con un piatto aggiuntivo di pasta, ma verniciata di un altro colore, e un bicchiere in più di vino, ma bianco scolato dalle caraffe di fine pasto d’altri tavoli. E che dopo avervi piazzato innanzi queste stomachevolezze supplementari, vi dicesse:

Ho fatto un accordo con l’altro oste della zona, sicché da oggi in poi hai quest’altro piatto di spaghetti e quest’altro bicchiere di vino che provengono da lì, senza che tu debba pagare un solo centesimo in più!”.

Sapete benissimo quale sarebbe la vostra reazione. Suonerebbe più o meno così: “Ma chi cazzo ti ha chiesto nulla?! E ci mancherebbe pure che mi facessi pagare una cosa che non ti ho chiesto!”. Ebbene, si tratta della medesima reazione che gli abbonati di Sky Sport avrebbero voluto urlare a tutti i faccioni che dal teleschermo hanno devastato il loro weekend pasquale con la storiella dei canali supplementari nel boquet. Si tratta di nove canali di Mediaset Premium, dedicati al cinema e alle serie tv, che in seguito a un accordo fra i due network entrano fra le opzioni disponibili agli abbonati Sky. “Senza costi aggiuntivi”, hanno sottolineato i faccioni, con l’enfasi di chi porti un dono d’inestimabile valore e perciò si aspetta un minimo di gratitudine. Ma grati di che? Piuttosto migliorate il servizio esistente, che fa schifo. E anziché aggiungere, levate. Eliminate Luca Pellegrini e Daniele Adani dal ruolo di commentatori tecnici, che non li si regge più. Sbullonate Giancarlo Marocchi e Massimo Mauro dagli studi televisivi e scaraventateli in un deposito di masserizie chiuso a tripla mandata. Cancellate salotti orrendi come L’Originale o Sky Calcio Club. E soprattutto, abbassateci il canone di una ventina di euro al mese, e con quel che resta vi si pagherebbe ancora troppo.

Non siamo mai stati salottieri

Ovviamente nel weekend di Pasqua c’è stato dell’altro. Ma per quanto ve ne fosse, per i cronisti impegnati a raccontare le partite il motivo dell’uovo di cioccolata è stato un richiamo irresistibile, il cliché più trito che si possa immaginare. Per comprendere il meccanismo basta sfogliare l’edizione di Tuttosport andata in edicola domenica 1 aprile. Si parte con la cronaca di Sassuolo-Napoli, firmata da Marco Bo:

È di cioccolata amara l’uovo di Pasqua del Napoli, con all’interno una sorpresa che lascia a bocca aperta tutti quanti non solo per la golosità: dentro, infatti, c’è un pareggio al Mapei Stadium!

Lo chiameranno Marco Boh.

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Andando avanti di alcune pagine si trova la cronaca di Lazio-Benevento firmata da Simone Di Stefano. Che oltre all’uovo ci mette dentroo tutto il cucuzzaro della Pasqua. Ecco il primo scorcio dell’articolo:

Il Benevento dura un’ora, sperando in un miracolo pasquale che invece non si concretizza. Nell’uovo la sorpresa, pure clamorosa, non c’è. C’è invece la resurrezione della Lazio, che con un tennistico 6-2 ritorna al successo dopo tre partite di campionato (…).

Ci avesse messo dentro pure la Via Crucis sarebbe stato perfetto.

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E poi c’è chi decide di esagerare. Come fa Marco Bisacchi nel firmare la cronaca di Genoa-Spal. Ecco l’incipit:

Il Genoa trova nell’uovo di Pasqua parecchi regali ma non sa approfittarne.

Parecchi regali nell’uovo di Pasqua. Fortuna che la festività arrivi una sola volta all’anno.

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E fortuna che invece i pezzi di Paolo Tomaselli, del Corriere della Sera, vengano pubblicati almeno un paio di volte alla settimana. È toccato a lui firmare la cronaca di una gara come Juventus-Milan, e ciò dà la misura di come sia ridotto l’ex Corrierone. E ulteriore prova di cotanta decadenza è l’incipit dell’articolo:

Juve-Milan sembra un po’ lo spot di un colluttorio, tra l’immancabile gol dell’ex Bonucci che si frulla il dito attorno alla faccia con la sua esultanza e i cori di scherno dei tifosi juventini (“Sciacquati la bocca”). Ma il sorriso a 32 denti è sempre e solo quello della Juventus (…).

Un articolo così sembra un po’ più lo spot di un lassativo.

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