Se chiedete ad un tifoso (italiano) di calcio di ricordare cosa stesse facendo alle 18 di quel giorno di diciassette anni fa, vi dirà che stava assistendo alla partita che entrerà nella storia del calcio. E tutto, grazie a due Francesco: uno portiere, l’altro attaccante. Uno parava l’imparabile, l’altro annichiliva gli avversari con la classe. Sembravano Holly e Benji nella finale dei mondiali. Invece no: Toldo e Totti, Olanda contro Italia, semifinale degli europei. Il nuovo millennio è di per sé un anno affascinante che si porta dietro tante cose. Tanto per fare due esempi, nell’anno 1000 la grande paura della fine del mondo è stata scongiurata da chissà quale sciamano, nel 1900 viene invece ucciso il re italiano Umberto I per mano di Gaetano Bresci. Ebbene anche il 2000 non è stato un anno anonimo se guardiamo al nostro presente. Nei primi sei mesi di quell’anno, quindi prima del nostro San Francesco, in ordine cronologico in Francia viene approvata la legge Aubry, che abbassa da 39 a 35 le ore lavorative all’interno delle aziende con più di venti dipendenti; Tarja Halonen viene eletta prima presidente donna finlandese; il 13 febbraio muore l’ideatore dei Peanuts e con lui finisce anche l’era di Snoopy e compagnia bella. E poi, l’elezione di Vladimir Putin prima, e di Bashar al-Assad dopo. Ma queste sono cose che risulteranno fondamentali più tardi. Non ora.

Da sinistra: Pessotto, Del Piero, Totti, Cannavaro, Nesta, Iuliano, Delvecchio, Maldini

Da sinistra: Pessotto, Del Piero, Totti, Cannavaro, Nesta, Iuliano, Delvecchio, Maldini

A giugno partono gli Europei di calcio, in Olanda come detto. Pochi giorni prima è stato svelato il Terzo segreto di Fatima e, a crederlo, qualcosa di soprannaturale accompagnerà la spedizione azzurra. La nazionale di Zoff ha una squadra di tutto rispetto (alcuni di loro diventeranno campioni del mondo pochi anni dopo) ma parte senza un asse portante, seppur nel fiore dei suoi anni: Gigi Buffon rimane a casa causa infortunio. Tocca a Francesco Toldo difendere i pali italiani. In semifinale, il 29 giugno, incontriamo i padroni di casa. Eravamo soli contro tutti. Nel loro salotto, ad Amsterdam, in uno stadio totalmente colorato di arancione pronto a festeggiare l’approdo in finale. La partita inizia malissimo per gli azzurri, ma è come se ci fosse un qualcosa di strano nell’aria. Primo segnale: Berkgamp tira rasoterra ad incrociare, Toldo è superato. Il palo no. L’Italia, come si suol dire, la sfanga. Poi, a dieci dalla fine del primo tempo, Zenden supera Zambrotta che lo stende. Doppio giallo. Fuori. È una disperazione, gli olandesi insistono e noi subiamo passivamente ed inermi. Ma proviamo a resistere, a lottare, quando pochi minuti più tardi l’arbitro tedesco Markus Merk assegna un rigore dubbio all’Olanda. No, non è giornata. Sul dischetto va Frank De Boer (che con l’Italia non avrà mai un rapporto cordiale): tira alla sinistra di Toldo, che si distende e para. Esulta come ad un gol in faccia agli olandesi facendo un balzo di circa un metro e mezzo. Siamo vivi. San Francesco ha compiuto il primo miracolo.

La storica esultanza di Francesco Toldo

La storica esultanza di Francesco Toldo

Il secondo tempo è però il gemello del primo. Iuliano stende Davids nell’area azzurra: secondo rigore. Una scelta di tempo sbagliata costa carissima all’Italia. Sul dischetto non si presenta più De Boer ma Kluivert che, come ricorda Bruno Pizzul in telecronaca, ha segnato la bellezza di cinque gol in questa competizione. Va per il sesto. Pallone da una parte, Toldo dall’altra: palo. Correzione: andava per il sesto. Goliardicamente balza davanti agli occhi la faccia del ragionier Fantozzi che dice dalla finestra “Scusi chi ha fatto palo?!“, ma è meglio non sfidare la fortuna proprio adesso. Non si sa come, non si sa perché, l’Italia incassa ma non crolla. È ancora zero a zero e San Francesco, questa volta senza metterci le mani, compie il secondo miracolo. Noi non ci siamo, occasioni create pari a zero: quella più pericolosa è avvenuta con Delvecchio per puro caso, e Van der Sar si prende anche gli applausi di casa. Ma l’occasione dell’Italia, quella vera, avviene al minuto 83: fuori Stefano Fiore dentro Francesco Totti. Per adesso è solo Francesco. Intanto l’Olanda attacca, ma la palla non entra neanche a spingerla con le mani, dato che, tra l’altro, quelle mani ce le mette quasi sempre Francesco Toldo. I tempi regolamentari e poi quelli supplementari si chiudono sullo zero a zero, con due pali e due rigori sbagliati per gli Orange e il nulla per l’Italia. Si va ai rigori. Il nostro primo rigorista, tanto per rendere l’atmosfera ancora più pesante, è Gigi Di Biagio e tutta l’Italia trema, figurarsi lui. La motivazione di questa paura va ritrovata ai mondiali di due anni prima in Francia, quando un suo errore dal dischetto (quella traversa ancora trema) ci fece uscire proprio contro i francesi. Ma i rigori li sbaglia solo chi li tira e Gigi stavolta quella porta la butta giù; dentro quell’esultanza c’è una rabbia covata dentro per due anni. Zero a uno per noi. Tocca a loro, tocca di nuovo a Frank de Boer contro Toldo: stesso esito. Tiro forte ma centrale. Terzo miracolo, e stavolta siamo pure avanti. Di due gol, dopo il rigore perfetto di Pessotto.

Il dito rivolto verso la vittoria. Toldo incubo di De Boer

Il dito rivolto verso la vittoria. Toldo incubo di De Boer

Tocca a Stam, il gigante della difesa olandese. È il momento più importante della partita. Tempo dopo Toldo, in un’intervista, racconterà un aneddoto particolare: a Natale del 1999, un certo Alberto gli dirà che lui giocherà gli Europei da titolare. Ne era così sicuro che scommetterono un caffè. Ma c’è dell’altro: lo stesso Alberto gli predisse che sarebbe arrivato un momento durante quegli europei dove tutti avrebbero parlato di quel portierone buono alto due metri; il 29 giugno, Toldo riceve una chiamata proprio da Alberto che gli urla: “il giorno è questo“, aggiungendo anche che per rigor di logica, essendo lui un portiere, sarà protagonista nei rigori. Sconcertante. Nel momento in cui Stam si avvicina al dischetto, si comprende perfettamente lo stato d’animo degli olandesi: frastornati, increduli, impauriti. Non sanno più cosa fare per segnare. Tant’è che Jaap puntò tutto sulla potenza per cercare di scacciare gli incubi; quel pallone è finito a Voldenpark, in un laghetto non si sa quale. Quarto rigore sbagliato su quattro a disposizione. L’allenatore dell’Olanda, Frank Riijkaard, guarda il suo vice quasi sorridendo, mentre Toldo si rialza e (sembra) che pronunci il nome di Alberto. Il veggente, il deus ex machina venuto da lontano.

Totti ridefinisce l’idea, e la realizzazione, del “cucchiaio”

Terzo rigore: va San Francesco Totti. Come è andata tutti lo sappiamo e lui qualche anno dopo (ma in realtà anche il telecronista in diretta) dirà che per fare un cucchiaio in una partita così importante, in un momento così cruciale, o sei matto o sei forte. E lui matto non si sentiva. Ma scherzi a parte, un po’ come Pirlo agli Europei del 2012 contro l’Inghilterra, quel rigore ha scavato, pardon, la fossa agli olandesi: quel ventinove di giugno potevano fare quello che volevano, giocare altri 120 minuti più recupero (magari senza rigori) ma non avrebbero mai vinto. Il gol di Kluivert e l’errore del capitano Paolo Maldini rallentano solo la sconfitta dei padroni di casa. Ma è giusto così, perché San Francesco Toldo deve parare il quinto rigore a Bosvelt e portarci in finale. Non si sa come, ma l’abbiamo vinta. La fortuna, la follia, il genio e la religione. Dentro questa partita c’è stato di tutto. Abbiamo dato un altro giorno a San Francesco: pagano, ma lecito – e comprovato dai fatti. Perderemo la finale di quell’Europeo nella maniera peggiore possibile, una ferita risanata dopo sei anni ma che dentro ci fa ancora male proprio per come eravamo arrivati a giocarcela. Forse è il caso dirlo; è andata così, amen.