Il secondo atto del Sei Nazioni 2019 sancisce una volta per tutte il grande ritorno dell’Inghilterra. Dopo una stagione condizionata dai troppi infortuni, gli uomini di Eddie Jones replicano la prestazione devastante offerta contro l’Irlanda brutalizzando la Francia di Jacques Brunel. Punteggio mai in discussione: troppo più forti gli inglesi, letali nell’utilizzo del gioco al piede e cinici nel raccogliere sempre e comunque il massimo risultato possibile. Il bonus offensivo legato alla segnatura delle quattro mete arriva già nel primo tempo grazie alla tripletta di Jonny May (Man of the Match) e alla segnatura di Slade.

 

Nella ripresa Owen Farrell e Chris Ashton arrotondano e rendono di fatto inutile la meta transalpina di Penaud messa a segno nel primo tempo. La Francia si dimostra paziente ben lontano dall’essere guarito, nonostante siano numerosi i talenti in campo. Il problema, forse, è più mentale che altro, ma sta di fatto che per ora Le Bleus sono i più accreditati rivali dell’Italia nella corsa ad evitare il White Wash, il poco ambito premio che spetta alla squadra con cinque sconfitte nel carniere.

 

Jonny May e Damian Penaud a fine partita

 

Se Atene piange, Sparta non ride mica. Anche gli azzurri, infatti, al momento sono lontani da una forma ottimale. Parecchio lontani. Certo, la prestazione di sabato ha mostrato un discreto miglioramento rispetto al debutto di Murrayfield, ma contro il Galles sceso in campo a Roma era lecito attendersi di più. Galles con molti giocatori chiamati a dare una risposta sul campo in vista della Coppa del Mondo, ma con pochi veri senatori nei 23 a referto. Il risultato di tutto questo è stato una partita brutta, spezzettata, in cui ha prevalso chi ha saputo girare la partita all’ora di gioco, ovvero la compagine gallese, autrice di due mete in 6 minuti.

 

La squadra italiana per l’ennesima volta non ha saputo aver la meglio, prima ancora che sull’avversario, sul braccino che sembra attanagliarla quando il peggio sembra essere passato, quando chi si trova di fronte dimostra di essere battibile. Warren Gatland, ct gallese, non può dirsi pienamente soddisfatto del risultato (non nascondeva, infatti, la necessità di portare a casa il punto di bonus offensivo), ma dopo due giornate la sua creatura è in piena corsa per il titolo. Per i Dragoni, fra quindici giorni, ci sarà l’esame di inglese al Millennium Stadium. Servirà alzare l’asticella, ma Gatland in questi frangenti ha sempre saputo stupire e dare filo da torcere. L’Italia, invece, ospiterà l’Irlanda nel posticipo della domenica pomeriggio, match che per i nostri colori si preannuncia durissimo.

 

Sergio Parisse in azione (Ansa/Alessandro Di Meo)

 

L’Irlanda, va detto, non è quella degli ultimi due anni. Ma il match di sabato a Murrayfield ha dimostrato che la sconfitta contro l’Inghilterra non ha privato i verdi della voglia di lottare. A Edimburgo succede di tutto: si fanno male Hogg e Sexton, poi gli ospiti sembrano prendere il sopravvento. Ci pensa Finn Russell, apertura del Racing Metro, a riaprire tutto con un intercetto e un servizio sopraffino per Sam Johnson. Nella ripresa un grande Joey Carbery crea la meta della staffa di Keith Earls, per poi tenere gli scozzesi a distanza con il pesantissimo piazzato che sigilla il 22-13 finale. Certo, la sconfitta contro gli uomini di Eddie Jones ha fatto malissimo, ma in caso di passo falso inglese gli irlandesi ci sono ancora. Guai a sottovalutarli.

 

Il torneo ora si prende la consueta pausa di una settimana. Non andate via, il meglio deve ancora venire.