Grabs, parola innocua. Al suono potrebbe essere stata pronunciata da un bambino per esprimere chi sa quale concetto e che invece dà il nome ad un piccolo comune nell’estremo est della svizzera. Grabs in lingua inglese, poi, è la terza persona singolare del presente del verbo to grab: prendere, afferrare, agguantare e conquistare, azioni che Simon Amman sembra aver incarnato alla perfezione. Infatti, nella sua camera sono dolcemente custodite, tra le altre, 4 medaglie d’oro da lui conquistate ai Giochi Olimpici. Come molti bambini svizzeri Simon pratica lo sci alpino, nel quale però non è un fenomeno per sua stessa ammissione. Anche la costituzione fisica non è dalla sua: troppo esile per espimere la potenza necessaria. Tutto cambia all’età di 10 anni quando, a scuola, viene colpito da un volantino sulla cattedra che pubblicizzava una gara di salto con gli sci per bambini. Se in Italia questi volantini sono uno sforzo per avvicinare i piccolissimi agli sport più di nicchia, ma sempre diventano carta per far volare dei bellissimi aeroplani invece che creare e forgiare ali (o sci) dei campioni di domani, ciò non accade in altri Paesi Europei. Il bimbo infatti, tornato a casa, poco fatica a convincere papà e mamma a portarlo alla gara. Nell’incredulità generale vince dopo aver fatto a malapena tre salti di prova, con materiale noleggiato la mattina stessa: è l’inizio di una lunga storia.

 

INNSBRUCK, AUSTRIA - JANUARY 03: Simon Ammann of Switzerland soars through the air and over the grandstand during his final competition jump on day 2 of the Innsbruck 64th Four Hills Tournament on January 3, 2016 in Innsbruck, Austria. (Photo by Adam Pretty/Bongarts/Getty Images)

Il salto con gli sci è una disciplina nata in Norvegia nella seconda metà del XIX secolo. Forza, coordinazione, equilibrio e leggerezza sono le più importanti doti del saltatore con gli sci. Foto di Adam Pretty/Bongarts/Getty Images

 

In una nazione come la Svizzera, dove molta è la competizione negli sport invernali, non c’è tempo per crescere progressivamente e fare gavetta. In soli sei anni da quella prima esperienza col salto, in occasioni fortunose si trova a esordire alle olimpiadi di Nagano del 1998. È l’11 Febbraio 1998, specialità del Normal Hill, il giovane elvetico si presenta alla stanga di partenza palesando un falso sorriso che racchiude una grandissima pressione. In-run, stacco, fase di volo e atterraggio, il risultato non è neanche troppo male considerando le aspettative ma è proprio qui che succede ciò che probabilmente gli cambia per sempre la vita. In fase di decelerazione, rischia una goffa caduta che lo fa davvero tornare sulla terra ferma: anche un sedicenne in pieno apprendimento deve prendere subito dimestichezza con le sensazioni a cinque cerchi, e buone sono le sue prestazioni nelle discipline del large hill e della competizione a squadre, dove chiude settimo con la sua nazionale.

 

La quasi-caduta sul telemark

 

Passano gli anni e l’ormai ventenne elvetico è cresciuto di colpi sviluppando nella sua tecnica di salto ciò di cui fin da piccolo è innamorato: volare. I risultati non sono ancora a livello dei mostri sacri della disciplina ma nella nuova stagione olimpica sale definitivamente il suo rendimento conquistando il primo podio in Coppa del Mondo e un buon numero di piazzamenti nei dieci che danno fiducia e morale. Il trampolino olimpico di Salt Lake City è perfetto per le caratteristiche di Simon, tanto che per preparare al meglio l’appuntamento clou della stagione passa quasi l’intera estate oltre oceano ad allenarsi. Nella prima disciplina individuale, il trampolino piccolo, non parte con i favori del pronostico ma da outsider di prima fascia. Vince però regalando tante emozioni e risate soprattutto nel momento più felice, quando sul palco della premiazione si presenta con un occhialino da vista montato stretto stile Harry Potter ed esultando come un bambino che vince il suo primo trofeo scolastico. Domina e stravince la seconda gara individuale sul trampolino grande nella quale mette in pratica la grande intelligenza che lo aiuta a gestire la pressione e ad applicare al meglio la sua tecnica di volo. Sul viaggio di ritorno dall’America porta con sé non solo due medaglie d’oro, ma anche un sorriso e una consapevolezza dei mezzi che gli saranno fondamentali nell’affrontare le sfide del futuro.

 

Simon, le due medaglie e gli occhialetti. Foto di Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images

Simon, le due medaglie e gli occhialetti. Foto di Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images

 

Purtroppo fallisce la missione olimpica a Torino 2006: chiude le due prove individuali, dove difendeva i titoli conquistati quattro anni prima, in maniera abbastanza opaca e anonima a causa per lo più di una scarsa condizione fisica e da caratteristiche del trampolino di Pragelato non troppo favorevoli. Si riscatta poi nella stagione successiva raccogliendo importanti medaglie mondiali a Sapporo in Giappone: saranno in tutto quattro le medaglie iridate nella sua carriera. L’anno solare perfetto è il 2010, anno delle sue ventotto primavere che regalano, ad un definitivamente maturato Ammann, gioie non solo nel campo sportivo ma anche nella vita privata: si sposa con Yana Yanovskay, da cui avrà anche una figlia.

 

In volo. Foto di Lars Baron/Bongarts/Getty Images

In volo. Foto di Lars Baron/Bongarts/Getty Images

Inoltre corona un sogno e una passione che da sempre lo aveva contraddistinto, ovvero volare non solo con gli sci ma anche con le pale: prende il patentino per guidare elicotteri con capienza massima  di dieci persone. Dal punto di vista sportivo domina in lungo e in largo la stagione invernale che è anche olimpica. Vince nove gare di coppa del mondo con annessa la classifica generale, stravince i mondiali di volo con gli sci di Planica, arrivando a 238,5m un anno dopo a Vikersund in Norvegia. Ai giochi olimpici di Vacouver arriva da assoluto favorito: rispetta le attese vincendo tutti e quattro i salti individuali di gara, altra doppietta e solita esultanza non troppo pacata e un sorriso euforico.

 

Salto da medaglia, a Vancouver 2010

 

L’elvetico da quel memorabile 2010 si è sempre mantenuto nelle posizioni di vertice ma senza successi di rilievo, se non le  due medaglie di bronzo iridate, seguite poi da una lunga serie di piazzamenti tra la decima e la venticinquesima piazza come anche alle ultime olimpiadi di Sochi 2014 in Russia: diciassettesimo e ventitreesimo nelle due gare individuali per quella che anche secondo lui stesso doveva essere la sua ultima apparizione. Simon però con grande voglia di fare e quel sorriso infinito decise di continuare per rivivere ancora per un’ultima volta quell’amata sensazione olimpica. Una gravissima caduta in fase di decelerazione avvenuta nel giorno dell’Epifania del 2015, mai stata il piatto forte della casa sin dalla quasi caduta a Nagano nel 1998, lo fa sprofondare nel più profondo degli abissi: carriera a rischio e ritorno di alcuni fantasmi che da sempre lo attanagliano, come le folli velocità che tutti i giorni questi atleti si trovano ad affrontare.

 

La tremenda caduta a Bischofshofen nel 2015

 

La forza mentale e la capacità di allenarsi duramente sono inclinazioni che ha saputo coltivare negli anni, e nel momento del bisogno è riuscito ad attingere dall’esperienza ormai ventennale per trovare quello di cui aveva necessità per tornare a buoni livelli in breve tempo. Per ogni atleta l’appuntamento olimpico è il clou della stagione, e PyeongChang è l’ultima occasione di grande riscatto per Amman: l’evento in Corea del Sud sarà per lui non solo un risultato sportivo, ma anche la possibilità di chiudere definitivamente il rapporto di amore coi Giochi Olimpici, iniziato vent’anni fa poco più che ragazzino e finito oggi da un uomo di trentasei anni, pronto ormai del tutto a volare per un ultima volta all’interno dei cinque cerchi.

 

In copertina foto di Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images