V di Virtus, V di vittoria. Sono tornate le V nere, quelle che tremare il mondo facevano. Dice quello: non c’è paragone con gli anni belli, e che c’entrano questi con Sasha Danilovic, Claudio Coldebella, Paolo Moretti, Russ Schoene e poi Antoine Rigaudeau, Orlando Woolridge, Alessandro Abbio, Hugo Sconochini e Ricky Morandotti. Non provate neanche a tirare in ballo Manu Ginobili, sarebbe anticostituzionale solamente pensarlo. E sia, d’accordo, ma il ritorno a una fase finale europea di una squadra che ha tracciato il solco profondo della storia della pallacanestro italiana, e che quanto a titoli se la gioca con Milano e che per un cospicuo periodo ha esercitato sul basket, a queste latitudini, una tirannia che non si ricordava dai tempi della mitica Ignis Varese, una notizia lo è, eccome.

 

Si doveva aggiungere il Sale per rendere il piatto gustoso e saporito, a poche settimane dalla scomparsa del Coach per eccellenza della Bologna virtussina, Alberto Bucci, che del club era divenuto pure emblematico presidente. Per Sale s’intende lui, Aleksandar Djordjevic, che in campo, da giocatore, delle V nere è stato un arci-nemico, con Milano prima e dopo con la Fortitudo, l’Aquila che ha appena riconquistato l’A1, in capo a una traversata nel deserto durata troppo per un gigante di passione qual è la Effe. Sale o Sasha, come preferite, siede sulla stessa panchina di Bucci: è l’allenatore della Virtus. Così ti trovi in questi giorni pazzerelli d’aprile, tra calure pre-estive e piogge monsoniche, a chiederti se sia tutto vero: Basket City è di nuovo qui?

 

Quel che fu il tripudio bianconero (Iguana Press / Roberto Serra)

 

Dal 3 al 5 maggio, la Segafredo disputerà le Final Four di Champions League, affrontando Bamberg, Anversa e Tenerife. Ha raggiunto l’obiettivo nel delirio del PalaDozza, il teatro nobile della pallacanestro nostrana, il luogo in cui si decide se sarai un grande tenore, un buon baritono o un fiasco totale. Lo chiamano il Madison, è in Piazza Azzarita, al numero 8, a Bologna. Lo anima un sabba di streghe, e quando le fattucchiere escono per la notte i diavoli li vedono gli altri. La sorte è toccata al Nanterre, ribaltato nel ritorno dei quarti. Persa l’andata in Francia di 8, la Virtus ha fatto rimbombare il Palazzo con una rimonta di una liquida potenza: 73-58, e sul mistico parquet del Madison pareva ci fossero gli ologrammi dei campioni che hanno scritto la Leggenda, da Roberto Brunamonti a Renato Villalta, dal “Vescovo” Kreso Cosic a Jim McMillan, il Duca Nero, da “Sugar” Richardson a Terry Driscoll.

 

Per descrivere quest’epopea ultragenerazionale viene da ricordare il titolo di un meraviglioso libro sul tennis di Marshall Jon Fischer: “Terribile splendore”. Così grande, è stata la Virtus, da cadere in modo rumoroso come soltanto ai grandi capita. Nel 2002 il cosiddetto lodo Becirovic (un caso di mancati pagamenti al giocatore sloveno Sani Becirovic) condusse, l’anno successivo, al ritiro dell’affiliazione da parte della FIP. Per spiegarsi: prendete la Juventus e Calciopoli e moltiplicate la vicenda per un numero di volte superiore a dieci. Poi, attraverso un’operazione di maquillage regolamentare, la Virtus non sparì, ma da quei giorni la gloria non fu più la stessa. Giusto per chiarirsi: nel 2001 la squadra aveva vinto il Grande Slam, conquistando scudetto, Coppa Italia ed Eurolega. Coach, Ettore Messina. Il quintetto base dell’allora Kinder, riletto ora, è spaventoso: Antoine Rigaudeau, Marko Jaric, Emanuel Ginobili, Alessandro Frosini, Rashard Griffith. Fu un’Apparizione.

 

A caccia di gloria (Virtus Bologna)

 

La Virtus ha fatto un lungo viaggio e le gerarchie della pallacanestro in Italia sono cambiate. La stagione della Segafredo è stata, fin qui, più di lotta che di governo. Djordjevic ha preso il posto di Stefano Sacripanti, esonerato con un record negativo di 10 vinte e 11 perse. Adesso ancheggia a metà classifica. Eppure la magia bianconera si è riaffacciata con possanza con l’accesso alle Final Four di Champions. L’Europa è un bel suol d’amore per questa parte di Bologna. La Virtus, che oltre all’Eurolega 2001 ha trionfato pure in Eurochallenge, nel 2009, ha dimostrato che la rinascita era un bocciolo. Adesso potrebbero essere di nuovo le V nere a rompere l’incantesimo, mentre Milano, dall’Eurolega, è appena uscita e dovrà guardarsi dalla poltrona la corsa a otto per la vittoria. Qualcuno storcerà il naso, facendo notare come la Champions League non sia proprio la stessa cosa, non fosse altro che per il freschissimo battesimo (quella di quest’anno è la terza edizione), ma nello sport l’erba del vicino spesso non deve essere considerata quella più verde.

 

Tant’è, i nuovi eroi del Madison si chiamano Amath M’Baye, ala grande francese che ha messo 16 punti nella partita che ha steso i suoi connazionali del Nanterre, Kevin Punter, la guardia venuta dal Bronx, il centro serbo Dejan Kravic, il capitano Pietro Aradori, e poi Mario Chalmers, il playmaker che è stato campione NBA con i Miami Heat e che la Segafredo ha contrattualizzato a marzo. La sua precisione dalla linea dei tiri liberi ha inchiodato la vittoria e il passaggio alla Final Four. Massimo Zanetti, patron virtussino, ha dedicato il successo ad Alberto Bucci. C’è poesia in tutta questa bellezza. Il Coach, da lassù, si sarà sistemato gli occhiali alla sua maniera e avrà sorriso come soltanto lui sapeva fare.

 

Foto copertina: La Repubblica-Bologna