Chi ha giocato a calcio lo sa. Ad un certo punto si iniziano a fare le prove del cosiddetto “salto”, cronologico e insieme tecnico, di categoria. Ci si ritrova a giocare con i ragazzi più grandi di un anno, o addirittura con la prima squadra. O contro la prima squadra, per allenarsi e testare la propria maturità calcistica. L’età media della rosa dell’Ajax è di 23,4 anni, quella della Juventus 28,7. L’Ajax che vinse più o meno tutto sotto la guida illuminata di Louis van Gaal superava di poco la soglia dei 24. Ad Amsterdam sognano ancora, da quell’Ajax del ’95, una squadra non solo così bella, ma anche così concreta.

 

L’Ajax di ieri sera ci ha senz’altro dimostrato di essere una squadra votata al bel calcio. Non solo collettivamente, grazie al grande lavoro di Ten Hag, ma ancor prima singolarmente. Spiccano l’eleganza classica di De Jong a centrocampo e De Ligt dietro, il pepe di Neres (secondo tempo da fenomeno) e la spavalderia di Ziyech alle sue spalle, entrambi coadiuvati dal genio di Tadic e dall’oscuro (ma neanche troppo) lavoro di Donny van de Beek, giocatore completo. Quello che colpisce dell’Ajax non è tanto la spensieratezza – ché sarebbe bizzarro il contrario – ma la fiducia nei propri mezzi. Mai giocate superficiali, mai un passaggio lento, mai un dribbling banale o un tiro sufficiente (oltre al gran gol di Neres, vanno quantomeno menzionate le conclusioni di Ziyech e van de Beek del primo tempo). I complimenti che rivolgiamo a Ten Hag si limitano, almeno per ieri sera, al sapiente ammaestramento tattico di 11 puledri altrimenti ingestibili.

 

Assist splendido di Cancelo, poi folle sull’1-1; solita rete di CR7 (foto Lars Baron/Getty Images)

 

C’è poi da parlare della Juventus. Tutto il contrario dell’Ajax. Brutta (dopo il ritorno con l’Atletico, è giusto sottolinearlo), timorosa per larghi tratti della partita, disordinata ma non alla maniera dei Lancieri, fulmini figli di una maestosa tempesta. A proposito di fulmini: come sta Douglas Costa? A noi pare benissimo. Perché, allora, sempre e comunque Mandzukic? Come criticare Allegri, certo. Ma il croato quest’anno è ai limiti dell’inguardabile. Ancora una volta la Juventus non ha aggredito la partita d’andata. Certo, il risultato finale è di 1-1, ed è ottimo così. Ma persino un pessimo Real Madrid era riuscito a vincere 1-2 contro un Ajax praticamente identico a quello di ieri sera (ieri forse più timoroso e meno folle del solito). Mancavano Emre Can e Chiellini, senz’altro. Ma non ci si è forse dimenticati un po’ troppo presto di che razza di diamante sia la Joya Dybala?

 

Lanciamo provocazioni, e come spesso è capitato sono Allegri e la Juventus ad avere l’ultima (e più potente) parola. Ma occhio all’Ajax. Rimontare l’Atletico Madrid era un impresa. Appunto. La storia ha dimostrato che è di fronte all’impossibile che la Vecchia Signora dimostra il possibile. Credere al miracolo è compierlo. Tutt’altra partita sarà quella di ritorno. La Juventus è favorita. Lo era prima di ieri sera e lo è ora, a risultato acquisito. Non dimentichiamoci, però, l’Ajax di ritorno a Madrid. Certo, la Juventus non è il Real. Ma l’Ajax resta quello di sempre, spensierato e pericolosissimo.