Alla fine, sarà quello che tutti speravano. La finale di Copa Libertadores sarà la celebrazione della messa profana più iconica del continente Latino. Sarà Superclasico. Sarà Boca Junior-River Plate. Nella prima delle due semifinali il River Plate festeggia una qualificazione sofferta sotto il diluvio di Porto Alegre. La squadra di Gallardo, riprendendo il filone tattico già sperimentato tra le porte amiche del Monumental, comanda la gestione del pallone, che si rivela tuttavia sterile di fronte al perfetto scacchiere tattico disposto sull’Arena do Grêmio da Renato Portaluppi. Le ondate della Banda si infrangono puntuali sui faraglioni del muro difensivo Geromel- Miranda eretto dal Tricolor Imortal.

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Non pago dell’invidiabile solidità difensiva, il Grêmio si permette addirittura di pungere alla prima occasione: il River ripiomba nell’incubo delle palle inattive e subisce ancora una volta la beffa nel suo momento migliore. Leo Gomes sfrutta una palla vagante e dopo un flipper di rimpalli infila il pallone alle spalle di Armani per il provvisorio vantaggio Tricolor. Nella ripresa paradossalmente la spinta del River si affievolisce e gradualmente il Grêmio prende possesso del campo; il Tricolor avrebbe anche nei piedi di Everton la palla per chiudere game, set and match, ma l’attaccante brasiliano appoggia il pallone decisivo addosso a Franco Armani che sarebbe anche il portiere più forte del Sudamerica, ma in questo caso si limita a opporre la figura, alimentando i rimpianti dell’attaccante del Grêmio e le reazioni scomposte della torcida Tricolor.

 

Il momento in cui la storia sarebbe potuta cambiare

 

Sono le ‘sliding doors’ della semifinale, la svolta decisiva, infatti come da tradizione il pareggio del River si materializza proprio a seguito del goffo errore di Everton: stavolta la palla inattiva dice bene agli uomini del Muñeco e la deviazione di testa di Santos Borré trova impreparato per la prima volta il reparto difensivo Tricolor dopo 170 minuti complessivi di chiusure perfette.  Il Grêmio perde tutte le certezze in una manciata di secondi e piomba in un thriller senza lieto fine, il River fiuta l’odore del sangue e non perdona.

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Nacho Scocco si gira al minuto 87 e calcia in porta in equilibrio precario, gli si para davanti Bressan – subentrato all’ottimo Miranda – che allarga in modo scomposto l’alettone e devia in angolo il pallone impattandolo con il braccio. Secondo la ricostruzione al VAR è calcio di rigore e secondo giallo per il difensore classe ’93 che archivia la propria semifinale dopo un quarto d’ora scarso. Il Pity Martinez si trasforma in Mr. Freeze e calcia in rete il pallone più pesante della stagione. L’epilogo amaro del match serve solo ad alimentare i rimpianti del Grêmio e calcolare le proporzioni siderali dell’impresa della Banda, ma poco conta. Il River Plate è in finale.

I festeggiamenti dei giocatori del River (AP Photo/Andre Penner)

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Il secondo capitolo di questo splendido romanzo latino si svolge sul velluto del Parque di San Paolo. Il Boca Juniors, forte della doppia perla del Pipa all’andata si può permettere il lusso di controllare le mosse e agire di rimessa. Sfruttando gli spazi lasciati dal Verdao, gli Xeneizes passano addirittura nel primo tempo con il sigillo di Wanchope Abila, ben imbeccato da Villa.

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Il Palmeiras non demorde e rialza la testa bussando ben due volte (reti della coppia centrale, Luan e Gomez) tra i pali difesi da Rossi e mettendo in seria apprensione la tenuta psicologica degli Xeneizes nella prima metà del secondo tempo. Ma quando Schelotto si ricorda di avere in panchina il diamante più prezioso della competizione, le speranze del popolo verde si
dissolvono seguendo il tracciante diagonale che il Pipa Benedetto deposita con gesto tecnico sublime alle spalle di Weverton.

Benedetto di nuovo al centro della scena

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Il Boca Juniors è in finale. Così, nell’atavica sfida per la supremazia sportiva del continente latino è la bandiera albiceleste a sventolare sul fortino. Con onore, il Brasile si eclissa e lascia la scena a Buenos Aires che la settimana prossima sarà il centro del mondo calcistico. Finalmente un epilogo che la massima competizione per club del subcontinente si merita, una vetrina per promuovere un calcio che ancora vive di sentimenti primordiali ed emozioni forti. E nonostante la notte fonda di chi vive le partite di futbol latino, no, non è un sogno.

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