David Foster Wallace, il più grande innovatore della letteratura americana, sulla religiosità del tennis ci ha scritto un libro. Wallace ne “Il tennis come esperienza religiosa” trasforma questo sport in una metafora della vita. Il sentimento di attaccamento quasi maniacale al tennis traspare sin dalle prime righe della sua opera, ma raggiunge il suo apice quando parla di Federer (“genio, mutante, avatar”) e del suo dominio a Wimbledon, luogo definito dallo scrittore americano come “la mecca di questo gioco, la cattedrale del tennis”. Già, perché se la religione è il tennis, il tempio per eccellenza di questo sport è proprio l’All England Club, sede di gioco del torneo più famoso e antico del mondo: Wimbledon. E’ dal 1877 che sui campi in erba adiacenti a Church Road si giocano i Championships e quest’anno siamo giunti alla 140esima edizione. Wimbledon da 140 anni detta la perfezione dell’evento tennistico, condensa e oltrepassa il tempo: è passato, presente e futuro.
Da queste parti le tradizioni sono imprescindibili (dress code ‘all white’ per i giocatori, palline slazenger, museo interno, nessuno sponsor commerciale in campo, solo per citarne alcune), ma gli occhi degli organizzatori sono sempre puntati in avanti, al futuro. Quest’anno, per esempio, si è inaugurato il tetto sul Court 1, dopo la passata esperienza sul Centrale nel 2009; l’esperienza social e via app coinvolge i visitatori e gli appassionati con i nuovi mezzi di comunicazione aumentando la realtà Wimbledon a 360 gradi; l’organizzazione e la riuscita del torneo puntano di fatti a migliorarsi di anno in anno. La strada verso Wimbledon è il pellegrinaggio che tutti gli adepti del tennis devono fare almeno una volta nella vita. Religiosità è un termine che può significare anche “scrupolosa cura e ricerca del dettaglio”, e passeggiando tra i campi del torneo si nota proprio questa ricerca ossessiva della precisione, della cura. I colori che dominano sono il verde ed il viola; i fiori intorno ai campi sono di queste tonalità, così come i completi elegantissimi degli arbitri e dei giudici di linea. I raccattapalle si muovono come robot, orientando il loro corpo verso i giocatori con piccoli e precisi movimenti di piedi: si coordinano all’unisono, la loro assomiglia ad una danza nella quale nulla può essere lasciato al caso. Non può essere lasciata al caso nemmeno la preparazione dei campi da gioco, che dura tutto l’anno: appena finisce il torneo infatti si procede con la tessitura dei campi per l’anno successivo (vedendoli da vicino sembrano proprio il frutto di un lavoro di tessitura più che di giardinaggio). Il verde che domina in campo e fuori dona a Wimbledon una nota magica di autentica rilassatezza. L’erba (che staresti a guardare per ore) cambia tonalità in base agli orari, si passa dal verde diamante della mattina al color pino della sera. Anche gli stadi e i campi secondari sono circondati da verde, un verde senza macchie di sponsor. Wimbledon è preservato nella sua originale purezza. Per gli psicologi il verde è il colore più riposante mentre il viola è il colore della magia. Questo luogo avvalora senz’altro le loro tesi.

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Lo spettacolo offerto dalla visuale sui campi di Wimbledon

Quest’anno molti tennisti, tra cui il padrone di casa Andy Murray, si sono lamentati delle condizioni del terreno di gioco segnalando qualche buca e zolla di troppo rispetto al solito. Un caldo del genere senza un minimo di pioggia era difficile da prevedere: ne hanno risentito i campi ma anche gli spettatori, molti dei quali hanno sofferto colpi di calore. Tra una bevuta di Pimm’s (tipica bevanda britannica con menta e ginger ale) e una mangiata di fragole con panna, gli spettatori si sono goduti una settimana che ha rispettato pedissequamente – eccetto qualche ritiro non preventivabile – i suoi ordini di gioco. L’anno scorso, con tre giorni di quasi sola pioggia, l’ordine di gioco ha subito non pochi turbamenti, tanto che, per recuperare le partite non disputate, si è dovuta violare per la quarta volta nella storia del torneo la sacra “Middle Sunday”. Quest’anno le porte del Club rimarranno chiuse e la sacra tradizione della Domenica di riposo potrà essere rispettata. Dentro al circolo lavorerà solo il fantastico team di giardinieri, per cercare di rimettere in sesto l’erba soffocata dal caldo; chi si vorrà allenare, potrà usufruire del solito Aorangi Park. Giocatori e rispettivi team avranno quindi un giorno per pensare a come impostare le partite. Agli ottavi di finale Murray giocherà con Paire, Federer con Dimitrov, Nadal con Muller e Djokovic con Mannarino: i Fab Four sono tornati tutti insieme nella seconda settimana di Wimbledon; questo non accadeva dal 2011, sopratutto a causa delle premature sconfitte del maiorchino Nadal (2012 da Rosol, 2013 da Darcis, 2014 da Kyrgios, 2015 da Brown, nel 2016 non ha partecipato). Solo Andy Murray ha perso un set (contro Fognini) rischiando leggermente più degli altri, che invece si sono qualificati agli ottavi senza troppi problemi. Gulbis ha provato a pungere Djokovic ad inizio match con il break, ma il tentativo si è rivelato un’illusione, un solletico che ha svegliato il serbo, il quale, recuperato il break, ha chiuso la pratica in tre set. Comunque un’uscita di scena onorevole per Ernests Gulbis, tornato alla ribalta dopo un lungo periodo di ombra: un incidente lo aveva fatto precipitare numero 589 del ranking ATP. Dopo questo terzo turno scalerà almeno cento posizioni. Un altro che è tornato a far parlare di sé è Jerzy Janowicz, anche lui precipitato nei bassifondi della classifica mondiale dopo un periodo di ottima forma (semifinalista a Wimbledon nel 2013). Il polacco ha superato al primo turno il campione Juniores in carica Shapovalov, poi al secondo round ha battuto il più quotato Del Potro dando vita ad una delle partite più interessanti della settimana, infine si è dovuto arrendere a Benoit Paire, che ha mostrato tutto il suo talento contro il povero polacco, uscito stordito dalle numerose palle corte subite dal francese. Paire, per la prima volta agli ottavi di Wimbledon, affronterà Murray in una partita che si prospetta molto interessante: si sfideranno due grandi rovesci, due giocatori amanti delle palle corte. Murray parte ovviamente favorito, ma guai a sottovalutare Paire, che se in giornata può dare del filo da torcere a chiunque.

Federer in azione contro Dolgopolov

Federer in azione contro Dolgopolov

Chi diventa sempre protagonista sull’erba di Wimbledon è Roger Federer. Wimbledon si trasforma in qualcosa di più se gioca Federer, Federer affascina di più se gioca a Wimbledon. Un tres d’union fondamentale. Il Re in questa edizione 2017 ha superato Dolgopolov senza faticare (6-3, 3-0 rit.), al secondo turno in tre set ha vinto su Lajovic, al terzo turno ha battuto Misha Zverev, il fratello serv-and-volleyer di Alexander. Il dominatore svizzero, vinto un non semplicissimo tie-break nel primo set contro Zverev, con un doppio 6-4 si è qualificato agli ottavi di finale, nei quali incontrerà Grigor Dimitrov, in una sfida dal grande coefficiente di talento tennistico. Se si parla di Federer, l’associazione per eccellenza è quella con Rafael Nadal. Lo spagnolo, raggiunti gli ottavi di finale, ha superato il suo primo grande scoglio: la “psicosi” da primi turni a Wimbledon, che lo aveva affossato negli ultimi 5/6 anni. Rafa quest’anno è apparso in forma smagliante anche su erba. Dopo aver dominato la stagione su terra rossa, il toro spagnolo ha incornato gli avversari anche a Wimbledon (Millman, Young e Khachanov finora le sue vittime); ora lo attende l’ostico Gilles Muller, giocatore contraltare del maiorchino: gran servizio, rovescio prevalentemente in back, gioco costante nei pressi della rete.

Rafa Nadal esulta dopo aver battuto Donal Young nel suo secondo

Rafa Nadal esulta dopo aver battuto Donal Young nel suo secondo

Finora Wimbledon non ha regalato nessuna sorpresa, salvo forse l’uscita al primo turno di Wawrinka contro il giovane Medvedev, ma lo svizzero su erba non ha mai brillato per le difficoltà che trova negli appoggi su questa superficie. Nemmeno Nishikori partiva con grandi propositi, è bastato un più calibrato Bautista Augut per mandarlo a casa. Tsonga avrà forse da recriminare dopo aver voluto rimandare al giorno dopo la partita con Querrey sul 6-5 per l’americano e servizio: la mattina seguente infatti il match è durato 3 minuti, tanto quanto è bastato a Sam Querrey per brekkare Tsonga e aggiudicarsi la partita. Aspettiamo con ansia gli esiti della seconda, decisiva settimana del torneo.