Il ciclismo non ha mai amato se stesso. Riesce a raggiungere vette di masochismo da fare invidia all’osservatorio meteorologico in cima al Mont Ventoux. Chi lo governa ha sempre fatto di tutto per rovinarlo agli occhi degli appassionati e degli spettatori casuali e gli ultimi fatti – sull’onda del “caso Froome” – vanno in questa direzione. Dopo aver rischiato di dover commentare un Tour monco, perché i vertici del ciclismo da anni non riescono a trovare una degna soluzione a quel baillame che porta il nome di “doping-e-anti-doping”, presentiamo il nostro personale Tour Bistrot, con la ferma convinzione che il trambusto sia solo agli inizi e che ne vedremo ancora delle belle.

 

Quest’anno al Tour torna una delle vette più celebri: l’Alpe d’Huez (foto tratta da cyclist.co.uk)

Froome e Dumoulin primo e secondo al Giro d’Italia, proveranno nell’impresa di salire sul podio anche al Tour, quali sono le loro possibilità e quali i rivali che devono temere di più?

Alessandro Autieri: La storia ci insegna che l’ultimo a doppiare con il successo finale Giro e Tour è stato Marco Pantani, ma non solo: quel 1998 fu anche l’ultima volta di un corridore sul podio in entrambi i Grandi Giri. Di recente chi c’ha provato, e mi viene in mente Quintana lo scorso anno, è rimbalzato malamente. Il colombiano infatti da subito al Tour pagò le fatiche del Giro, arrancando dietro i migliori in salita. Questo cosa vuol dire? Beh semplice, ripetere l’impresa del Pirata sembra impossibile, ma dopo aver visto quello di cui è stato capace il britannico della Sky poche settimane fa, difficile porre dei limiti, quindi sì Froome parte favorito per la maglia gialla o quantomeno per avvicinare quel tipo di impresa. Dopo le polemiche sull’esclusione vediamo come reagirà anche mentalmente il keniano bianco: Hinault prova a caricare di veleno la corsa e i tifosi sulle strade francesi potrebbero anche combinare qualche cosa, mi auguro di no, ma si sa come il tifo per il Ciclismo può diventare anche “estremo”. COme al Giro tuttavia, darà pepe alla corsa e all’extra corsa. Più complicato invece per Dumoulin, tenace la sua difesa al Giro, ma non ha rubato l’occhio, nonostante il podio. Gli avversari poi saranno tanti a rappresentare una sorta di campionato del mondo per le corse a tappe e oltre ai due citati, nell’ordine li vedo così: Quintana, Porte, Nibali, Bardet, Uran, Landa, Fuglsang, Valverde, Adam Yates, Roglic e Zakarin. E poi c’è Jungels, uno dei miei corridori preferiti. Tanta carne da arrostire, speriamo che ci facciano venire la nausea per lo spettacolo e di non vedere i Tour noiosetti degli ultimi anni (2016 e 2017 edizioni da dimenticare per lo spettacolo). Aggiungo anche un dettaglio da non sottovalutare: un podio per Froome e Dumoulin sarebbe un grande spot per il Giro d’Italia e magari potrebbe spingere l’anno prossimo  altri Big a misurarsi nell’impresa, penso ad esempio a Uran che da un po’ non si fa vedere al Giro o a Bardet che invece ci snobba totalmente, ma lui ha sulle spalle una nazione intera che non vince da tanti troppi anni la Grand Boucle.


Davide Bernardini: Froome, a mio parere, è di gran lunga il favorito numero uno anche per il Tour de France. Credo che l’impresa nella tappa di Bardonecchia abbia impressionato e non poco i suoi avversari, e in una corsa come il Tour de France prove di forza del genere influiscono tantissimo a livello psicologico. In più, è il più forte e costante nelle grandi corse a tappe, ha due cronometro (una a squadre, una individuale) a disposizione e una squadra davvero notevole al suo servizio. Vedo bene anche Dumoulin. Solitamente, passisti-scalatori come l’olandese soffrono le pendenze dure, altalenanti, da scattisti: ergo, se ha superato alla grande quelle del Giro d’Italia 2017 e 2018, dovrebbe trovarsi ancora più a suo agio su quelle francesi. I tratti duri ci saranno, attenzione, ma ci saranno anche diverse ascese lunghe e pedalabili. Per me, considerando come detto per Froome le due cronometro, può puntare al podio. Gli avversari sono gli stessi delle ultime edizioni: uno tra Valverde, Quintana e Landa per la Movistar (la leadership del colombiano è tutt’altro che salda), e poi Nibali, Porte e Bardet. Adam Yates, Fuglsang, Urán, Daniel Martin e Jungels li metto uno o due gradini più in basso, curioso invece di vedere come si muoveranno Roglič, Zakarin e Thomas, che da mesi afferma di puntare alla classifica del Tour de France nonostante il capitano dichiarato sia Froome.

 

Leonardo Di Salvo: L’ultima volta che qualcuno è riuscito nell’impresa di vincere il Giro d’Italia e il Tour de France era nel 1998, l’atleta in questione indossava una bandana sulla fronte, aveva il pirata raffigurato sul sellino e una Bianchi sgargiante. Prima di lui solo gli immortali Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain conseguirono tale obiettivo. Queste poche statistiche danno subito l’idea di quanto sia difficile l’intento del corridore della Sky. Tuttavia se esiste nel panorama del ciclismo moderno un corridore che potrebbe essere in grado di compiere questa opera è senza ombra di dubbio Chris Froome. La sua abilità nel gestire le energie è ineguagliabile ma se manca la forza nelle gambe, computer e accessori ultra moderni servono a poco. Per quanto riguarda Dumoulin il discorso è diverso. Il corridore olandese ha già fatto fatica sulle rampe del Giro d’Italia e sembra alquanto improbabile che riuscirà a rimanere con i migliori nelle dure tappe montuose del Tour de France. Ad ostacolare il loro cammino potrebbe essere l’australiano Richie Porte, vincitore del Giro di Svizzera e con una squadra di ottimo livello. La BMC schiera infatti l’italiano Damiano Caruso e lo statunitense Tejay Van Garderen per aiutarlo in salita, Van Avermaet per la tappa in pavé e altri corridori molto adatti alle cronometro, che saranno fondamentali per la crono-squadre di Cholet il terzo giorno di gara. Tuttavia intorno alla sua possibile vittoria resta molta diffidenza per via dei numerosi errori commessi dal corridore nelle precedenti edizioni. Per me è il favorito numero uno.

 

Lo scorso anno fu secondo, un intera nazione sulle spalle: Romain Bardet (immagina da eurosport.com)

 

Molto attrezzata sembra essere anche la squadra di Romain Bardet, atleta di casa e speranza dei tifosi francesi, con Naesen e Dillier, che saranno in aiuto del proprio capitano nella tappa con partenza da Arras e arrivo nella città diventata celebre per le sue pietre, Roubaix. La Movistar invece cala il tris schierando tre potenziali vincitori di questo Tour, Alejandro Valverde, il colombiano Nairo Quintana e l’acquisto Landa Meana. Questa abbondanza potrebbe però penalizzare il team spagnolo che insieme al tridente inserisce nella formazione anche il giovane Marc Soler. Leggermente indietro vedo lo Squalo dello Stretto Vincenzo Nibali per la prestazione insufficiente nel Giro del Delfinato ma come tutti gli appassionati di ciclismo ben sanno le corse in preparazione contano davvero molto poco. Uran, Fuglsang, Martin, Yates e aggiungerei anche Jungels lotteranno solo per il podio. Attenzione alla sorpresa  Roglic, che abbiamo imparato ad apprezzare a cronometro e vincitore lo scorso anno della tappa che vedeva la dura ascesa del Galibier.

 

Francesco Zambianchi: La storia parla chiaro: negli ultimi vent’anni chi ci ha provato è sempre rimbalzato, ma siccome la storia è anche fatta per essere riscritta sono molto curioso di vedere come si muoveranno entrambi ma in modo particolare: Tom Dumoulin, per lui infatti il podio rappresenterebbe una porta gigantesca per entrare nell’olimpo con altri pochi eletti. Certo la concorrenza è piuttosto agguerrita e proprio per questo motivo se fossi in lui nella prima settimana correrei all’attacco: crono-squadre, ventagli e la frazione di Roubaix sono infatti tutti elementi che dovrebbero avvantaggiare l’olandese, provarci non costa nulla servono gambe e testa con l’idea che comunque vada sarà esperienza in cascina. Per il campione della Sunweb, però, è proprio la squadra a rappresentare la più grande incognita, mi sembrano infatti più improntati a preparare gli sprint di Matthews che guidare il gruppo per tutte le salite di questo Tour. Froome, invece, mi sembra un uomo dipinto da tutti come in missione per riscrivere la storia, ma per lui la situazione secondo me è molto più complicata visto che sono già tre i Grandi Giri consecutivi corsi a tutta e non solo uno. Vedremo quale sarà la sua forma, ma una nuova impresa di quel tipo lo coronerebbe forse sul podio dei più grandi della storia. Il punto di forza principalmente è nella squadra; lo proteggeranno in ogni dove, ne avrà grande bisogno soprattutto nella tappa di Roubaix dove secondo me potrebbe faticare tantissimo, ma per il resto resta secondo me un’incognita assoluta.

 

È la più importante speranza per il futuro del ciclismo italiano. Al Tour sarà gregario di Froome: Gianni Moscon (© Bettiniphoto)

Le speranze del ciclismo italiano sono rivolte tutte senza se e senza ma, sulle spalle di Vincenzo Nibali: pronostico secco sul suo Tour.

AA: Vincenzo con la vittoria alla Sanremo si è tolto una soddisfazione incredibile e correrà secondo me più leggero. Sa che l’Italia non solo ciclistica, vista la mancata partecipazione al Mondiale di calcio, punta molto su di lui e oltretutto con i pochi, pochissimi corridori italiani al via gli occhi saranno quasi esclusivamente su di lui. Sarà difficile vincere, anche se con la fantasia che si ritrova – e una squadra solida potrà fare grandi cose – me lo aspetto protagonista da subito. Vincere non lo so, ma il podio è alla sua portata. Il problema è che Vincenzo al cospetto di questi nomi è meno scattista, è meno scalatore ed è meno cronoman, si dovrà per forza inventare il Numero.

 

DB:  Lo vedo sul podio finale ma senza maglia gialla. Se dovesse scendere oltre il quinto posto, sarebbe una mezza delusione; se dovesse vincere, il capolavoro della sua carriera. La squadra che ha dietro mi sembra buona: ci sono scalatori e passisti, tutti uomini esperti e di valore. Non sono gli altri team ad avere un organico mediocre, è la Sky che è fuori categoria e storce qualsiasi parallelo. Vedo Nibali come Sagan: forte in tutto, dominante in nulla. Ci sono scattisti e passisti-scalatori più efficaci di lui, stesso discorso per le cronometro. Ha il colpo d’ala del fuoriclasse e secondo me deve giocare molto su questa peculiarità: sfruttare al massimo e organizzare nel miglior modo possibile delle imboscate nelle tappe intermedie. Ci sono diversi arrivi praticamente in discesa o posti qualche chilometro più in là dalla fine di esse: da grande discesista qual è, potrebbe tentare qualcosa o rientrare sui migliori nel caso in cui abbia pagato la salita. Nibali è un campione e nessuno lo discute, ma per onestà bisogna ricordare che le grandi corse a tappe vinte dal siciliano erano orfane (non per colpa sua, ci mancherebbe, anche rimanere in piedi è questione di bravura) dei grandi avversari che invece ritroverà a breve in Francia: dalla Vuelta 2010 è passata una vita, al Giro 2013 si mise dietro Urán e Evans, al Tour 2014 Péraud e Pinot (c’erano anche Bardet e Porte ma oggi sono nettamente più strutturati e pericolosi), al Giro 2016 Chaves, Valverde e un acciaccato Kruijswijk. L’unico Tour de France della sua carriera lo ha vinto nel 2014, l’ultima volta che andò in Francia per vincere era il 2015: chiuse quarto, un risultato niente male se dovesse essere ripetuto anche quest’anno, considerando che a novembre compirà trentaquattro anni.

 

LDS: Vincenzo Nibali onorerà la corsa come ha sempre fatto nella sua carriera, anche in quelle gare meno adatte alle sue caratteristiche. Il Giro del Delfinato non al massimo di certo non mi preoccupa, spesso infatti abbiamo visto il messinese sotto tono prima dei grandi giri. Ad esempio nella preparazione al Tour, che alla fine lo ha visto trionfante a Parigi, aveva guardato da lontano gli scontri tra Froome e Contador durante il Delfinato di quell’anno. Rispetto agli avversari più quotati l’italiano ha senz’altro un Giro d’Italia in meno, quindi una preparazione più meticolosa per il grande evento della sua stagione.Credo che punti con decisione la maglia iridata a Innsbruck spostando il picco di forma nel periodo di Settembre. Ad aiutarlo intanto ci saranno i fortissimi fratelli Izagirre, Pozzovivo e l’indomabile Pellizotti per la salita, e le locomotive Koren, Colbrelli e Haussler per la pianura. Valore in più per Vincenzo Nibali sarà soprattutto il morale: la vittoria alla Milano-Sanremo di inizio anno ha dato la carica giusta al nostro principale portacolori. Analizzando il percorso il siciliano potrebbe perdere qualche secondo nella prima settimana a causa delle dure rampe del Mur de Bretagne. Nibali ha sempre sofferto questi strappi brevi, come ad esempio le prime settimane della Vuelta scorsa, e soprattutto si era staccato nel 2015 proprio su questo muro del nord della Francia. Secondi che potrebbe recuperare nella tappa con arrivo a Roubaix per poi giocarsi il tutto per tutto su Alpi e Pirenei.

 

Il Tour partirà dalla Vandea dipartimento francese della regione dei Paesi della Loira (immagine da france3-regions.francetvinfo.fr)

 

FZ: Premettendo che secondo me ogni corsa che vede Vincenzo Nibali alla partenza acquista un valore aggiunto, non solo per il palmares del siciliano, ma anche e soprattutto per la sua fantasia e imprevedibilità, non lo vedo però sul podio finale, forse anche fuori dalla top5, il ritardo di condizione palesato durante il Giro del Delfinato mi sembra difficilmente colmabile in così poco tempo. Mi aspetto quindi una partenza molto a rilento con un progressivo miglioramento della condizione che ci regalerà grandi emozioni nella terza settimana, li secondo me darà spettacolo, magari una vittoria di tappa con un’azione delle sue e qualche posizione scala nella classifica generale. Anche la concorrenza, è un campionato del mondo di tre settimane, non mi induce ad essere troppo fiducioso; i grandi nomi si sono già messi molto in luce nelle ultime settimane e partire con il profilo molto basso spero porti molta più gioia in caso di risultato inaspettato.  

 Il percorso e i suoi punti chiave.

AA: anche volendo correre di rimessa quest’anno il Tour presenta parecchi tracobetti. la tappa col pavè può combinare disastri e togliere chiunque di classifica. Mende arriva dopo le Alpi ed è una tappa dal grande fascino e complicata. La TTT del terzo giorno può già creare solchi in classifica. Poi per il resto Alpi, Pirenei, ce n’è per tutti i gusti. 8 corridori invece di 9 potrebbero avere il loro peso, se uno si ammala o si ritira il capitano resta già con 6 corridori vicini, che sembrano tanti e invece no. I francesi daranno battaglia, insomma sono sicuro che ci divertiremo visto il percorso, ma speriamo che i corridori non corrano al risparmio per la classifica, ma chi lotta magari per posizioni intorno alla 5^ o 6^ approfitti del percorso per regalare emozioni o provare a far saltare la classifica.


DB: Dal mio punto di vista, è un percorso davvero impegnativo. La prima parte di Tour sarà poco spettacolare da vedere ma la cronosquadre di Cholet farà già distacchi importanti. Primo snodo cruciale, nona tappa: quasi ventidue chilometri di pavé spalmati in quindici settori. Abbiamo ancora negli occhi i danni che fecero le pietre alla Boucle di quattro anni fa: se dovesse piovere, come nel 2014, qualcuno ci rimetterà sicuramente. La seconda settimana è terribile. Si parte col trittico alpino: Le Grand-Bornand, La Rosière e Alpe d’Huez, due arrivi in salita consecutivi con tredici GPM in tre giorni. Alcuni nomi: Romme, Colombière, Madeleine, Croix de Fer. Poi, le tappe intermedie di Mende e Carcassone, che non sono intermedie per niente perché dure, complicate e da correre con le Alpi nelle gambe. Finale sui Pirenei: Portet d’Aspet, Menté, Portillon, Aspin, Tourmalet, Aubisque. La frazione di Saint-Lary-Soulan è cortissima (sessantacinque chilometri) e per cuori (gambe, meglio) forti: Peyragudes, Val Louron e Portet. Penultima giornata, trentuno chilometri individuali contro il tempo: pianura praticamente inesistente. E’ un Tour de France duro nonostante i pochi arrivi in salita. Non mi sbilancio: l’ultimo Giro d’Italia ci ha insegnato che ogni tappa può rivelarsi decisiva.

 

LDS: Storia e novità, nel percorso del Tour de France 2018 c’è di tutto, forse pure troppo. Per i più progressisti è stata inserita una tappa di soli 65 Km con una partenza stile Ciclo-cross, i ciclisti saranno divisi in dei gruppi in base alla classifica e ci potrebbe essere il rischio che alcuni capitani corrano senza i propri gregari, molto probabilmente indietro in classifica, e ciò potrebbe creare parecchio disordine. Per i tradizionalisti invece ci sarà il solito serpentone dell’Alpe d’Huez e una tappa con le classiche Col de Croix Fry, Monteè du plateau des Glières e Col de la Colombiere. Influenzerà molto la Cronosquadre, il terzo giorno di gara a Cholet e la cronometro individuale nella penultima tappa con arrivo a Espelette e uno strappo di 900 m a circa il 10% di media. Impossibile non citare la nona tappa con arrivo a Roubaix con ben 15 tratti di pavé tra cui il temibilissimo Mons-en-Pevele. Attenzione alle sorprese: la prima settimana potrebbe essere pericolosissima per i capitani nonostante il terreno sia quasi sempre in pianura per via del forte vento del mare della Francia del Nord. Inoltre mi sento di fare una previsione, la tappa con arrivo a Quimper (una serie di muri a ricordare le classiche delle Ardenne) sarà una delle più belle dell’intero Tour.

 

FZ: Le tappe di montagna come al solito saranno determinanti ma oltre a quelle, che entreranno nella storia del Tour e non solo, quest’anno ci sarà tanto da battagliare e da subito. La cronometro a squadre di 30 Km, alla terza tappa, sarà uno dei momenti più importanti della corsa e potrebbe già dare una conformazione decisa alla classifica; ma più in generale vedo tutta la prima settimana molto insidiosa: si corre nella Francia settentrionale, vento e freddo la faranno da padrone e proprio per essere catapultati ad inizio Aprile Domenica 15 Luglio, nona, si arriva nella capitale delle classiche del Nord: Roubaix. Non ci sarà spazio per gli attendisti e tattiche come quella di Nairo Quintana e della Movistar in generale attuate negli scorsi anni potrebbero risultare tanto perdenti.  

 

Quintana, Porte, Froome. E se fossero loro tre a salire sul podio? (immagine da http://www.skysports.com)

Sorprese non solo per la classifica, ma anche per le tappe.

AA:Un nome su tutti, il più scontato: Egan Bernal. In un certo senso il classe ‘97 – che sarà al suo esordio in una grande corsa a tappe – potrebbe diventare il più forte colombiano per i GT. Se i margini di miglioramento sono ampi,  potrebbe davvero riscrivere la storia di questo sport. Ora però bisogna andarci cauti: Egan avrà il compito di fare il gregario e si sa che alla Sky non lasciano molto spazio alle libere interpretazioni, però intanto vediamo che tenuta avrà. Vorrei dire qualche nome di italiano, come al Giro che mi giocai l’accoppiata Chaves-Ciccone. Qui ci provo con Colbrelli; di fronte ci sarà il gotha della velocità, ma lui nelle tappe con arrivi più complicati potrebbe provare a mettersi dietro Sagan e Gaviria. Per la Francia dico Gaudu, sarà uno dei più giovani in corsa e proverà a vincere una tappa di montagna. Interessanti da seguire anche Laporte per le volate, la quale convocazione porta di nuovo all’esclusione di quel cavallo pazzo che è Bouhanni, e Martinez, colombiano della EF di lui si parla poco, ma sembra avere un destino simile agli altri escarabajo: diventare dominatore nei prossimi anni in salita. Per la classifica il mio gusto personale mi porta a parteggiare per due che sulla carta non saranno al via per vincere, ma chissà un podio: Fuglsang e Jungels. Chiudo con Guillaume Martin, lo attendo fuori classifica, ma brillante nelle fughe dei tapponi di montagna e negli arrivi più complicati.

In uno dei tuoi ultimi pezzi hai scritto che quello che si dice su Quintana e le sue tattiche sparagnine sono bugie, cosa ti aspetti da lui a questo Tour? Ti aspetti davvero possa dare “spettacolo” oppure utilizzerà una tattica accorta per provare a vincere la Maglia Gialla finale?

DB: Che il Tour de France, per Quintana, sia ormai un’ossessione, mi sembra chiaro. Basta notare il percorso di avvicinamento all’edizione di quest’anno: ventinove giorni di corsa appena da gennaio ad oggi, dopo i Paesi Baschi ad inizio aprile si è fatto rivedere al Giro di Svizzera, due mesi più tardi. Sulla carta, e forse anche nella realtà, è il più fresco: vedremo se questa freschezza lo premierà o no. Io, personalmente, non lo vedo bene. E’ una sensazione, sia chiaro: però incentrare una stagione solo sul Tour de France è roba per corridori mentalmente mostruosi, che prendono la mira e sparano ad occhi chiusi. Al di là di quello che ha combinato, l’esempio perfetto mi sembra quello di Armstrong. Ecco, Quintana non mi sembra della stessa consistenza psicologica. E’ sorretto da una squadra forte, e questo è un punto a suo favore: alla lunga però, tra lo stress della corsa e quello che si mette addosso lui stesso, potrebbe soffrire il carisma di Valverde e la risolutezza di Landa. Fosse per lui, userebbe sempre una tattica accorta: quando ha attaccato da lontano, è perché si è trovato con le spalle al muro e costretto a farlo. Raramente lo abbiamo visto coraggioso al Tour de France però le cronometro di quest’anno, che lo penalizzano fortemente, potrebbero dargli la sveglia e la leggerezza necessaria per provarci e vedere un po’ come si evolve la corsa. Le sue qualità non si discutono, quando è in giornata sbaraglia la concorrenza con facilità e arriva costantemente in solitaria. Sono molto scettico sulla sua tenuta psicologica. Se reggerà, sarà il pericolo numero uno per Chris Froome; se dovesse implodere, il peggior nemico per Nairo Quintana si rivelerebbe essere lui stesso.

 

David Gaudu: in futuro lui, Bernal e Sivakov (assente al Tour) potranno dominare i Grandi Giri. (immagine © Tour de l’Ain)

Le altre tre maglie (bianca, verde, pois), chi vedi in questa lotta?

LDS:La lotta secondo me più affascinante sarà quella per la maglia bianca. Bernal è il favorito però il suo ruolo sarà principalmente aiutare Chris Froome, che potrebbe andare in difficoltà. Inoltre non sarà neanche il vice-capitano per la presenza di Geraint Thomas. Per questo se mi dovessi sbilanciare punterei su Gaudu, il francese è nella squadra di Demare che molto probabilmente non arriverà a Parigi. Per questo il talento di appena 24 anni potrebbe essere libero di lottare per la classifica. Anche la lotta per la maglia verde sarà serratissima. Sagan è ovviamente il favorito numero uno ma il campione uscente  Matthews potrebbe dare al campione del mondo filo da torcere. I velocisti purissimi come Gaviria e Kittel li vedo più lontani da questo obiettivo. Attenzione a Groenewegen, vincitore lo scorso anno sugli Champs Elyseès e autore di un grande inizio di stagione. Le speranze italiane saranno riposte in Colbrelli che però avrà il compito principale di lavorare per il capitano Vincenzo Nibali. Infine la Maglia per il re della montagna, contrassegnata da pois rossi su sfondo bianco. Warren Barguil sembra disinteressato a fare classifica ed è lui il favorito in assoluto. Tuttavia la lotta per i pois porta sempre una buona dose di sorpresa, che per quanto mi riguarda potrebbe essere vestita da Thomas De Gendt, specialista delle fughe, o da un capitano caduto nelle trappole delle prime settimane in cerca di riscatto (uno dei tre capitani della Movistar ad esempio).

Abbiamo detto di Nibali, ma cosa ci possiamo aspettare dagli altri italiani, per la verità pochi, a questo Tour?

AV: Ahia, ecco la domanda temuta. Temuta perché, al di là di Nibali, ho l’impressione di vedere il vuoto. Non che manchino italiani molto forti (penso a Caruso, Pozzovivo e soprattutto Moscon) ma saranno tutti impegnati in compiti di mero gregariato (che sia per Porte, Froome o Nibali stesso). Senza Viviani, anche il panorama per le volate diventa cupo, con il solo Colbrelli a poter dire la sua (ma difficilmente si può pensare a una vittoria, visto il palmares e la forza dei suoi rivali – Kittel, Sagan, Gaviria, Cavendish etc.). Speriamo in qualche debacle dei favoriti. Se Froome non dovesse essere al top, lo scenario per quel fenomeno di Moscon potrebbe cambiare radicalmente. Per il resto, niente, buio profondo.

 In che cosa il Tour è ancora superiore al Giro d’Italia?

AA: Il carrozzone della Grand Boucle muove ogni anno un interesse maggiore, c’è ancora distanza dal punto di vista economico e del prestigio, ma in questi anni la Corsa Rosa sembra cercare di riaccorciare quelle distanze. Il futuro? Vedremo, anche per le scelte di Lappartient, il presidente UCI che vorrebbe portare il Giro e la Vuelta a due settimane di gara, lasciando la stagione delle grandi corse a tappe ancora più tourcentrica di quella che è.