Teschi alati, crani sfondati e ghigni beffardi sopra ossa incrociate. Felini e bulldogs, lupi, aquile ed altre belve feroci. Asce, spade, cacciaviti e martelli. Paperino, Corto Maltese, Andy Capp, il navajo Hamal e Ranxerox. Bambulè e foglie di Maria. Negli anni Ottanta l’iconocografia Ultras adorna gli stadi di tutto lo Stivale e migliaia di giovani sottoscrivono il tesseramento nei vari gruppi. Ormai il movimento ha abbandonato la nicchia ed è esondato tra la gente, come testimoniano i palazzetti della palla a spicchi, già da qualche tempo. Archiviato lo scandalo del “Totonero”, il Mundial di Spagna preannuncia il decennio più fulgido del pallone nostrano e gli occhi del mondo volgono all’Italia, dove i protagonisti strabiliano in campo e sugli spalti.

 

Andy Capp Ultras del Catanzaro (http://www.ilgiallorosso.info)

 

Innanzitutto i settori popolari offrono una verace rappresentazione della nuova mutazione affrontata dalla società italiana, dopo il boom economico ed i plumbei Settanta. Il Movimento del 77′ infiamma nuovamente le strade, dove disordini e turbolenze non sono più soltanto conseguenza delle rivendicazioni studentesche, bensì estremo disagio delle frange del sottoproletariato e della piccola borghesia. Così, quando l’alba del decennio sancisce l’abbandono definitivo della pratica politica, da un lato la violenza diviene l’extrema ratio delle cellule terroristiche, mentre dall’altro apre un nuovo fronte presso le arene sportive. Intanto il terremoto d’Irpinia, la strage di Ustica e l’attentato alla stazione di Bologna mettono alla prova la saldezza delle Istituzioni che, una volta pacificate le piazze, si illudevano di poter tirare il fiato.

 

I resti della stazione di Bologna, dopo l’attentato

 

Nel frattempo le sirene della pubblicità, propugnata dall’esordio della televisione commerciale, offrono l’illusione di un benessere economico alla portata di tutte le classi e di qualsiasi portafoglio. Durante gli indimenticabili sabato sera, ogni sogno diviene realizzabile ed ogni desiderio appagabile, seguendo le note della discomusic. Eppure, al risveglio della domenica, ai giovani non rimane altro che l’amaro in bocca delle promesse non mantenute e delle nuove droghe, miniera d’oro della malavita. Eroina e cocaina affiancano in fretta cannabis e LSD nei consumi in strada, in discoteca e allo stadio. Il ricambio generazionale e l’arruolamento di nuove leve contribuiscono alla frammentazione interna delle curve, dove “cani sciolti”, lontani dalle logiche e dal controllo dei gruppi tradizionali, costituiscono le autentiche mine vaganti domenicali.

 

L’estremismo degli Irriducibili, gruppo storico della Nord laziale nato nel 1987

 

Quando dalle piazze viene importato l’uso di armi e nelle divise dei celerini è individuato l’altro nemico, se non il primo, gli ingredienti per l’innalzamento del livello della violenza negli scontri ci sono tutti. In particolare la legge del beduino, secondo cui “l’amico del mio nemico è mio nemico”, definisce il risiko dei rapporti tra le tifoserie. Le rivalità possono avere matrice sportiva, politica, spesso campanilistica, oppure essere frutto dei primi gemellaggi, prima stretti e poi infranti. Così, la scacchiera è allestita e tutte le pedine pronte a darsi battaglia, i cui resoconti di cronaca nera sovente affiancano i tabellini delle partite, sui giornali del lunedì.

 

Stagione 86/87, gli Ultras della Roma attendono gli Ultras dell’Hellas Verona

 

Seppur non causato da un episodio violento, l’accidentale rogo allo Stadio Ballarin, costato le giovani vite di Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri, inaugura la luttuosa rassegna. Immediatamente dopo segue Vittore Palmieri, deceduto a cause delle ferite riportate in occasione di un derby meneghino, al Mundialito per Club nel giugno 81; da questo episodio si porranno le basi per il patto di non belligeranza, stretto tra le due curve del Giuseppe Meazza. Poi verranno Andrea Vitone e Paolo Siroli, romanisti e giovanissime vittime di incendi appiccati su vagoni di due treni, che riportano i tifosi nella capitale. Ancora, Marco Fonghessi, accoltellato da un altro rossonero, perché scambiato per un cremonese. Nazzareno Filippini invece, tra i fondatori del gruppo piceno “Settembre Bianconero”, muore in seguito ai colpi ricevuti nel convulso dopopartita di Ascoli-Inter.

 

Il muro della Curva ascolana

 

Il caso di Stefano Furlan, appassionato triestino picchiato dalla polizia nei momenti seguenti un derby di coppa con l’Udinese, dimostra che non solo i tifosi possono indossare il cappuccio del boia. Infine, la stagione 88/89 si conclude violentemente con il dramma di Antonio De Falchi, aggredito da sostenitori locali prima di Milan-Roma, e con l’assalto al treno dei bolognesi alla stazione di Firenze Rifredi; Ivan Dall’ Olio avrà salva la vita, ma lo segneranno per sempre le ustioni provocate dalla molotov, che ha colpito il suo vagone. Dopo pochi mesi è approvata la legge n. 401 del 1989 che introduce il cosiddetto Divieto di Accesso alle manifestazioni SPOrtive, la cui natura amministrativa è ancora oggi al centro di controversie.

 

Il murales di Caktus e Maria in onore di Stefano Furlan, in Via Valmaura a Trieste (foto http://www.artefatto.info/)

 

In quell’epoca di “bomber indossati al contrario”, ad occuparsi della vita di curva, oltre alle fanzine autoprodotte dai gruppi ed alla rivista settoriale Supertifo, si cimenta anche il Guerin Sportivo, sacra lettura sportiva degli Italiani. Addirittura la sua tiratura settimanale raggiunge centinaia di migliaia di lettori, tra cui il pontefice Giovanni Paolo I, che lo alterna al Vangelo domenicale. Tempo fa sulle nostre pagine virtuali abbiamo provocatoriamente incitato la testata a riconquistare l’autorevolezza di quel periodo, quando, sotto la guida di Italo Cucci, affidava a Renato Curcio l’analisi della più sanguinosa pagina del calcio tricolore. Così, riguardo la strage dello Stadio Heysel del maggio 85, dal carcere la mente delle BR scriveva:

 

<< All’appuntamento con lo show dell’anno si è presentato anche Thanatos, il Guastafeste. Kissinger, Agnelli & C. hanno assistito al suo rumoroso ingresso nella curva Z…

 

Il rito del calcio, infatti, nella crisi dei valori e del politico che corrode le antiche certezze, svolge per così dire un ruolo di supplenza e raccoglie i cocci della civiltà della morte cercando in qualche modo di tenerli insieme…

 

Per quanto “accesi” i tifosi non sono animali. E neppure psicopatici, mestatori politici o sub-normali..Sono masse culturalmente manipolate. Cristalli di massa sociale canalizzata, influenzata e spinta ad identificarsi con una “bandiera” e a identificare, in un’altra, il suo generico nemico…

 

Le guerre negli stadi sono guerre di corpi in trappola che finiscono per perfezionare la trappola..Metafore spietate della guerra in quest’epoca metropolitana >> (1)

 

 


Leggi anche l’episodio I e l’episodio II della serie Ultras d’Italia! 


Note

(1) Testo tratto da Guerin Sportivo (numero 11, dicembre 2018)

Bibliografia

“Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa” di V. Marchi (Hellnation, 2015)

“I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano” di P. Spagnolo (Odoya, 2017)

“@Ultras. Parole e suoni dalle curve” di D. Mungo e G. Ranieri (Edizioni Il Galeone, 2017)