Non esisteva un carnevale più colorato, una festa più divertente, oppure uno spettacolo tanto esaltante. Così appariva la partita agli occhi di un bambino negli anni Novanta. La settimana trascorsa in preda all’immaginazione e alla fantasia, quindi il batticuore alla vista dello stadio, poi le gradinate che si aprivano davanti, soltanto per lui, una volta salite le scalinate di corsa. Se il primo sguardo era rivolto al tappeto verde, sul quale i colori delle maglie dei suoi campioni creavano l’effetto più vivido ed inconfondibile del mondo, la seconda occhiata volgeva alla curva di casa, dove i cori tonanti, i bandierioni, i tamburi ed i fumogeni creavano un’atmosfera di assoluta magia. E ancora le torce lanciate ai gol come stelle filanti, le nere confezioni di Borghetti sulla pista ed ovviamente le proibite parolacce dedicate agli ospiti, da cui bisognava assolutamente astenersi e soprattutto non replicare a scuola. L’esaltazione si esauriva solo il giorno successivo quando, tra i banchi e nel cortile, si rivivevano le prodezze ed i ricordi si custodivano in attesa della prossima partita.

 

Coreografia della Curva Andrea Costa nel settembre 1996 (https://archiviotimf.blogspot.com)

 

L’ultimo decennio del calcio del Novecento si apre con il torneo iridato, ospitato proprio nel Belpaese, dove si approfitta della cascata di fondi pubblici per rammodernare gli stadi e soprattutto rimpinguare le tasche di amici e parenti, implementando il peggiore dei modi di “fare impresa” nostrani. Infatti, l’alba successiva alle Notti Magiche rivela la superficialità degli interventi manutentivi, che riporteranno l’arretratezza degli impianti italiani al centro del dibattito pubblico, nemmeno trascorse due decadi. Ad ogni modo si registra la delimitazione fisica dei settori per i tifosi ospiti, dove sono seguiti con particolare attenzione i sudditi di Elisabetta II, relegati a Cagliari durante la fase a gironi del mondiale. Tale gestione è volta da un lato a limitare il raggio d’azione degli Hooligans, vogliosi di sfogarsi dalla repressione interna propugnata dal governo Thatcher, dall’altro ad evitare il più possibile i contatti con i gruppi ultras italiani, nelle cui menti sono indelebili le immagini della strage dell’ Heysel.

 

Il cammino dell’ Inghilterra di Platt, Lineker e Gascoigne si conclude soltanto nella finalina contro gli Azzurri, scendendo così in campo a Bologna, Napoli, Torino e Bari. Gli scontri con la polizia ed i locali non mancano, tanto che nel capoluogo emiliano un inglese muore dopo essere stato investito da un auto, in circostanze oscure. Tuttavia si può affermare che i sentimenti nei confronti degli ospiti d’Albione non siano univoci tra le tifoserie italiane, poiché  il modo di vivere la partita dei sostenitori dei Tre Leoni suscita una forte fascinazione da sempre, nel variegato panorama del tifo nostrano. In particolare l’attitudine goliardica, i canti prolungati, il rifiuto dei tamburi ed un nuovo codice estetico, al di là dell’effettiva o solo apparente adesione alla sottocultura casual, diventano i caratteri di coloro che strizzano l’occhio alle terraces d’Oltremanica.

 

 

 

Lo striscione da trasferta delle Brigate Gialloblu ospite nello Shed di Stamford Bridge (parlandodisport.it)

 

In una meravigliosa sequenza del documentario “Ragazzi di Stadio” del 1980, i Fighters bianconeri rivelano la loro ammirazione per la Kop del Liverpool. Queste immagini, che a posteriori suscitano un amaro sorriso, ritraggono un ragazzo che fa suonare un vinile diffondendo nella propria camera le inconfondibili note di “You’ll never walk alone”, la canzone che ogni tifoso vorrebbe dedicare alla propria squadra. Altri celebri esempi di curve, che hanno mutuato parzialmente i dettami del tifo all’inglese, sono rappresentati da Veronesi e Laziali. Riguardo ai primi, si può affermare inoltre che le Brigate Gialloblu abbiano fatto giurisprudenza, loro malgrado. Infatti lo scioglimento nel novembre del ’91 è l’epilogo coatto di un’operazione repressiva attuata dalla fine degli anni Ottanta, il cui apice sono stati arresti e condanne per “associazione a delinquere”, capo d’imputazione allora inedito per un gruppo ultras.

 

Archiviate le immagini delle sfrenate esultanze di Schillaci, nel primo lustro dei Novanta si registra un innalzamento del tasso di incidenti, che vedono protagonisti non solo tifoserie rivali, ma anche le forze dell’ordine, accompagnati da feriti e decessi. In questo periodo, oltre alle tragedie di Celestino Colombi e Salvatore Moschella, è l’assassinio del genoano Vincenzo Spagnolo a sconvolgere le coscienze. Infatti “Spagna” è stato accoltellato nel piazzale antistante la Gradinata Nord dello Stadio Luigi Ferraris, durante un contatto con un gruppo di milanisti. Così come viene sospesa la gara, nel tentativo di gestire la reazione dei locali, anche l’intero movimento ultras si ferma per la prima volta a riflettere. Dalla riunione a cui partecipano quasi tutti i principali gruppi del Paese, viene diffuso un volantino che esprime una sorta di invito alla autoregolamentazione dai toni critici, intitolato “Basta Lame Basta Infami”.

 

Il testo del volantino (dalla pagina facebook “Sostieni la curva”)

 

Nel frattempo, nell’estate del 1993 le televisioni private hanno fatto il loro ingresso nel mondo del pallone, sconvolgendone per sempre gli equilibri. E’ l’avvento del cosiddetto “Calcio moderno”, flagello che spalanca definitivamente le porte del tempio ai mercanti, bramosi di sostituire il culto del Gioco con l’idolo del dio Denaro. Non che prima di essi a bordo campo si aggirassero esclusivamente vergini ed innocenti sacerdotesse, tuttavia si può affermare senza remore che l’avvento delle tv a pagamento abbia avviato la definitiva mutazione del football in industria. Così, dissacrate le domeniche pallonare, il cui fascino era accresciuto dalla spasmodica attesa settimanale, l’appassionato assume i connotati del cliente da spremere, sia chiaro, prima ancora che soddisfare. Il calcio diviene un mero prodotto da propinare in qualsiasi orario e giorno, ad un pubblico acritico, inerme fisicamente ed intellettualmente, meglio ancora se esclusivamente televisivo.

 

Indebolito nei numeri dall’emorragia di pubblico ed al centro di una costante campagna di demonizzazione, il movimento non è in grado di opporre un fronte compatto alle battaglie che chiudono il millennio, dal caro-biglietti ai nuovi orari dello spezzatino televisivo, passando per l’inasprimento delle “Leggi speciali”. Purtroppo nemmeno i buoni propositi diffusi mediante il volantino avranno seguito. Ai lutti di Fabio Di Maio e Mario Bani, invero non vittime di scontri, si aggiunge il rogo vandalico del convoglio che riporta i salernitani a casa, dalla trasferta di Piacenza. La tragedia costa la vita a quattro giovanissimi granata e segna la soppressione dei convogli organizzati per i tifosi. Messi all’angolo dai nuovi padroni del vapore, duramente colpiti dalle istituzioni e divisi da lotte intestine, gli ultras sembrano costretti ad alzare bandiera bianca, mentre l’Italia festeggia l’avvento del Duemila.

 

 


Leggi anche l’episodio I , l’episodio II e l’episodio III della serie Ultras d’Italia! 


Bibliografia

“Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d’Europa” di V. Marchi (Hellnation, 2015)

“I ribelli degli stadi. Una storia del movimento ultras italiano” di P. Spagnolo (Odoya, 2017)

“Ultras. Parole e suoni dalle curve” di D. Mungo e G. Ranieri (Edizioni Il Galeone, 2017)