Il primo italiano a punti in Nba. Potrebbe bastare questa frase per descrivere la leggenda di Vincenzo Esposito, alias “El Diablo”. Lo scugnizzo casertano che dal profondo sud regala magie lungo lo stivale e vola aldilà dell’oceano, tra i giganti della Nba. Il tutto grazie a cuore, talento e “cazzimma: tre doti che a Vincenzino non sono mai mancate e con le quali ha esaudito i suoi sogni più belli. Vincenzo nasce con addosso la canotta della Juve Caserta, squadra della sua città. Indossa il bianco-nero per la prima volta a 15 anni, ma non sarà il suo unico esordio nel mondo del basket. Nell’88 il successo in Coppa Italia contro Varese vale il primo titolo della sua carriera e del club, allora targato Snaidero. In quegli anni Caserta vive i suoi anni migliori a livello cestistico: la Juve è un avversario temuto a livello nazionale e internazionale. Il Diablo, che nel frattempo si è fatto conoscere grazie al suo straordinario talento e alla sua immensa capacità di spezzare in due le partite segnando canestri difficili, fa parte di una squadra stellare guidata da coach Marcelletti, arrivato nell’86 alla fine del ciclo del maestro Tanjevic. I bianconeri, infatti, presentano campioni come Oscar, Gentile e Dell’Agnello e nel ’91, due anni dopo aver mancato una finale di Coppa Italia e una di Coppa delle Coppe, scrivono una delle pagine più belle della storia della pallacanestro italiana. Alle stelle citate si aggiungono gli americani Tellis Frank e Charles Shackleford: la Phonola termina al secondo posto la regular season e ai playoff supera Pesaro e Virtus Bologna, raggiungendo la Finale Scudetto.

 

Tutta la supremazia geniale che Esposito sapeva mettere in campo, in un’unica azione

 

Di fronte c’è l’Olimpia Milano, la stessa squadra che per due anni consecutivi ha tolto a Caserta il sogno scudetto, vincendo le Finali dell’86 e dell’87. Per Caserta, e per Vincenzo, è quindi l’occasione del riscatto. Philips-Phonola non è solo Milano contro Caserta, ma anche lo scontro tra Nord e Sud: tra una metropoli di oltre un milione e mezzo di abitanti e una città che ne conta poco più di 75mila. Assieme a Vincenzo, c’è un altro scugnizzo casertano in squadra: Nando Gentile. Entrambi sono nati all’ombra della Reggia ed entrambi sanno che questa finale potrebbe rappresentare l’ultima possibilità di vincere un titolo con la squadra della propria città. Il successo tricolore con la maglia della Juve è un desiderio che li accomuna fortemente e saranno proprio loro due ad incarnare al meglio lo spirito casertano, attraverso estro, fame e voglia di emergere: due giovani del sud con tanta brama di stupire e di cancellare i tanti, troppi, pregiudizi.  Dopo quattro partite in fotocopia, Caserta porta Milano a gara 5: quella decisiva per lo Scudetto. Ci sono oltre 2000 cuori bianconeri a sostenere la Juve al “Forum” di Assago, pieno in ordine di posto, tra questi anche Biagio Esposito, papà di Vincenzo, assessore al comune di Caserta.

 

“Il dolore è fortissimo ma voglio vincere, non me ne frega un cazzo di niente, non voglio sentire niente”, lo stesso Esposito ai microfoni di Franco Lauro

 

Il Diablo è tra i protagonisti della serie finale, confermando di essere uno dei migliori talenti italiani del momento: segna, ruba, schiaccia, arringa la folla. Vincenzino vuole a tutti costi questo Scudetto. La sua gara 5, però, si interrompe a 13’dalla fine. Esposito salta, cercando di stoppare l’avversario, ma atterra male, sul ginocchio: il rumore è lo stesso di un cracker spezzato a metà. L’urlo di dolore è tremendo. Il Diablo non si rialza più, ma non ne vuole sapere di abbandonare i compagni, e rimane lì, a bordo campo, disteso su una barella, assieme a papà Biagio, a supportare Marcelletti e i ragazzi in bianconero. Ma questa volta la storia ha un finale diverso, questa volta è la Juve a trionfare: Vincenzo ha coronato il suo sogno e, con lui, tutta Caserta.

 

Portato in trionfo dai compagni della Phonola, ancorché in barella

Portato in trionfo dai compagni della Phonola, ancorché in barella

 

Nel ’93 arriva la chiamata che non si può rifiutare: Esposito viene ingaggiato dalla neopromossa Fortitudo Bologna. Nelle due stagioni a Basket City, Vincenzino viaggia sopra i 24 punti di media, diventando uno degli idoli del popolo biancoblu. Il suo momento più bello con la maglia della effe lo vive il 4 marzo 1995 quando, cinque anni dopo l’ultima volta, i biancoblu ritornano a vincere il derby contro la Virtus. Il Diablo è l’MVP per distacco, letteralmente immarcabile per tutta la partita, segna 28 punti e, dopo l’ennesimo straordinario canestro (in mezzo a due difensori!), si guadagna il “cinque” da Sasha Danilovic.

 

El Diablo scatenato nel derby bolognese

 

Bologna è il trampolino di lancio per l’Nba, lo scugnizzo si guadagna l’invito al Galà più prestigioso di tutti. A Toronto vogliono il ragazzo di Caserta. I Raptors gli riservano la canotta numero 4: Vincenzo la indossa ed entra nella storia. Primo italiano a firmare per una squadra Nba, primo italiano a segnare nella lega dei grandi e sempre il primo ad andare in doppia cifra. Nell’aprile di quella stagione, ne fa 18 al Madison Square Garden di New York, firmando il suo record personale in una gara di Nba: una cosa che non capita a tutti.

 

Vincenzo in maglia Fortitudo

Vincenzo in maglia Fortitudo

 

Dopo aver accarezzato e cullato per un’intera stagione il sogno del Basket oltreoceano, il Diablo decide di tornare in Italia, pur avendo ancora due anni di contratto. Esposito inizia così il suo lungo giro su e giù per lo stivale, salvo una breve parentesi a Murcia, facendo per tre volte tappa a Imola.  Nel 2009 si ritira, per la prima volta, e inizia ad allenare. Ma il richiamo del campo è troppo forte: il 29 dicembre 2013 stacca le scarpe dal chiodo e torna sul parquet, a 44 anni. Sette punti in 26’ di gioco, al “secondo” esordio, non bastano a Imola per evitare la sconfitta, ma sono sufficienti ad entrare, per l’ennesima volta, nella storia del basket. A distanza di due settimane sfodera un’altra prestazione sontuosa: in una gara dall’alto tasso nostalgico, contro l’Orlandina di Basile e Soragna, il Diablo segna la bellezza di 14 punti, deliziando il palato di tutti gli spettatori presenti sulle gradinate del “PalaRuggi”. L’età si fa sentire, gli acciacchi e i guai fisici lo costringono a tre settimane di stop e il mese successivo, al rientro dall’infortunio, uno strappo muscolare lo mette definitivamente k.o. Così Vincenzino torna a sedersi in panchina, nelle vesti di primo allenatore. Dopo la parentesi sfortunata, quanto storica, con la maglia dell’Aget Imola, Esposito ritorna nella sua Caserta dove, prima come vice, poi come Head Coach, sfiora una miracolosa salvezza.

 

Coach Esposito in Virtus Bologna vs Pistoia. Foto Mario Carlini - Iguana Press/Getty Images

Coach Esposito in Virtus Bologna vs Pistoia. Foto Mario Carlini – Iguana Press/Getty Images

 

A fine stagione, però, deve abbandonare nuovamente la sua terra, non trovando l’accordo per il rinnovo del contratto. Vincenzo coglie al volo la richiesta di Pistoia e ritorna in Toscana, per sedersi sulla panchina biancorossa. Un ritorno per il Diablo, dopo la parentesi all’Olimpia nel ‘98 come giocatore, l’ennesimo della sua incredibile carriera. Alla guida di Pistoia le soddisfazioni non mancano: per due stagioni di fila la squadra ha centrato i playoff e l’anno scorso, al termine della Regular Season, Vincenzo Esposito è stato eletto “Coach of the year”.