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Negli ultimi giorni, dopo le proteste e le reazioni del mondo delle curve, si è parlato molto del "ruolo sociale" degli ultras - purtroppo, fra equivoci e generalizzazioni. Anche all'interno della nostra redazione è nato un dibattito. Questo è allora un approfondimento, a quattro mani, sul tema; cercando di andare oltre i luoghi comuni e la polarizzazione tra blocchi. Ne scrivono Andrea Mainente, “Quello strano accrocco fra ultras e polizia”, secondo una prospettiva più 'antagonista', e il direttore Andrea Antonioli: “Ultras: un movimento per tutti e per nessuno”, in una chiave che indaga il macro-tema dell'identità nel mondo delle curve. Buona lettura.
Quello strano accrocco fra ultras e polizia
di Andrea Mainente
Siamo onesti, in questi giorni di turbolenze di piazza è stato impossibile non storcere il naso nel vedere alcune tifoserie italiane ed europee fianco a fianco con il loro nemico di sempre, la polizia. Giacca nera, inno nazionale, grandi striscioni contro les casseurs: un patto a prima vista improbabile per arginare la calata degli Unni dalla periferia; per difendere, cioè, i centri storici dai manifestanti che li avrebbero messi a soqquadro nei due scorsi fine settimana. O almeno così è parso di capire.
Chiariamolo subito: la riflessione non nasce da un fenomeno di massa, ma da pochi episodi e dall’eco mediatica che essi hanno avuto; dalla mobilitazione rimbalzata sui social e dall’invocazione all’ordine dell’uomo comune che, sentendosi minacciato, chiama a raccolta tanto l’esercito quanto le curve. Per questo – a prescindere dai giudizi di merito sulle ragioni e sulle modalità delle proteste – vale la pena di chiedersi cosa ci sia dietro questa curiosa discesa in piazza di certi ultras a fianco delle forze dell'ordine . . .
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