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Editoriali

Andrea Antonioli
06 Febbraio 2024

L’arbitro è morto, e noi lo abbiamo ucciso

L’arbitro è morto, e noi lo abbiamo ucciso
Alcuni anni fa, uno studio della London School of Economics arrivava alla conclusione che, nell’arco di un paio di decenni, il 56% dei lavori in Italia sarebbe potuto scomparire a causa dei progressi dell’automatizzazione. Dati più o meno confermati da una ricerca di McKinsey Global Institute, secondo la quale il 49% delle mansioni svolte attualmente nel mondo potrà «essere automatizzata quando le tecnologie “correntemente sviluppate” si saranno diffuse su scala globale». È il grande tema del rapporto tra uomo e tecnologia, questione essenziale e decisiva della nostra epoca. Muterà il lavoro e con esso i compiti richiesti al lavoratore, che sempre più dovrà integrarsi con gli sviluppi tecnologici. Questo sta capitando e capiterà anche agli arbitri, ma è solo uno dei motivi per cui la figura del direttore di gara è entrata in una crisi profonda e irreversibile. A monte di questa crisi sta molto altro: la sfiducia, più o meno paranoica, nei simboli dell’autorità tradizionale, alimentata da un certo (e ormai sdoganato) populismo che fa degli arbitri la causa di ogni male; l’ideologia della trasparenza, delle sale VAR a vista, simbolo della grande e ottusa illusione del nostro tempo, quella mania del controllo per cui pretendiamo di dover sapere e vedere ogni cosa – pena lo sprofondo in un vuoto gnostico e asfissiante, un terrorizzante abisso nevrotico in cui tutto potrebbe accadere come una trama oscura alle nostre spalle; infine l’ideologia di giustizia e verità, che le masse del calcio rivendicano rabbiosamente neanche si stesse parlando di una formula chimica, un processo giudiziario, un appalto pubblico. Sì ma a tutto ciò manca, potrebbero obiettare in molti, il nocciolo della questione: se c’è una ‘questione arbitri’ è perché parliamo di una classe arbitrale inadeguata e discussa, con ombre di corruzioni e favoritismi come quelli recentemente svelati da Le iene. Bene, l’errore sta proprio qui, ed è di prospettiva: quella attuale probabilmente è la classe arbitrale più trasparente (in relativo) della storia del nostro calcio. Eppure, ci appare il contrario e la ‘questione arbitri’ è più presente che mai. Come è possibile tutto ciò? CONTINUA A LEGGERE

Ritratti

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17 Febbraio 2024

Raf Vallone fino alla fine dei giorni

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Cosa è accaduto nell'ultimo Black Country Derby.
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Gianluca Palamidessi
31 Gennaio 2024

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Un reportage su So Foot rivela: nei Paesi Bassi oggi la situazione hooligan è come in Inghilterra negli anni Ottanta.

Cultura

Maurizio Fierro
09 Febbraio 2024

La rivoluzione di Michels e Cruijff

La rivoluzione di Michels e Cruijff
Cosa hanno in comune Roel van Duijn e Johann Cruijff, Rinus Michels e Robert Jasper Grootweld, oltre al fatto di essere tutti nati nella terra di van Gogh, ad Amsterdam (tranne van Duijn, che è nato all’Aia)? Cosa lega uno studente fuori corso di Scienze Politiche amante della filosofia e una giovane stella del calcio? L’allenatore padre del calcio totale e l’artista di strada, per metà ideologo, e per metà sciamano hippy? Due coppie, ciascuna divisa da quattro anni di età. Più anziani di quasi un lustro van Duijn e Michels rispetto a Cruijff e Grotweld. Quattro uomini diversi, chiamati a interpretare un particolare zeitgeist – si è a metà degli anni sessanta – seppur in ambiti completamente differenti. Ricordi di un periodo in cui Amsterdam è teatro di suggestioni anarchiche e vagamente surrealiste, rappresentate plasticamente da giovani che si muovono per le strade della città e da atleti che corrono sui prati verdi dei terreni di gioco animati da uno spirito ribelle, manifesto di una controcultura che mette in discussione lo status quo. Anno paradigmatico, quel 1966 Come la sera del 7 dicembre, quando Rinus Michels, lo stratega visionario, e Johann Cruijff, la giovane stella nascente, conducono l’Ajax ad una clamorosa affermazione sui blasonati avversari del Liverpool. Si gioca allo stadio Olimpico di Amsterdam, perché il De Meer Stadion, dove di solito si esibiscono i lancieri, è troppo piccolo per soddisfare tutte le richieste dei tifosi. In quell’occasione, una fitta nebbia impedisce di ammirare appieno gli ajacidi umiliare gli spocchiosi inglesi con una prestazione travolgente. D’incanto, tutti gli addetti ai lavori notano quel fiore rigoglioso spuntato all’improvviso nella terra dei tulipani. Provocatorio, è l’aggettivo che si addice all’insolito gioco messo in mostra dall’Ajax, che porta l’incredulo allenatore del Liverpool Bob Paisley a non voler prendere troppo sul serio quanto è accaduto davanti ai propri occhi. Sì, perché provocatorie sono tutte quelle circostanze in cui vengono sovvertite regole e consuetudini consolidate. Provocatorie per lo status quo. E non importa se si tratta di strategie applicate ad una partita di calcio o alla vita. Fra la nebbia, come nella migliore tradizione dei film di fantasmi, è apparsa la squadra che, come uno spettro, si sarebbe aggirata per il pianeta calcistico negli anni a venire. Dalla nebbia di Amsterdam parte la rivoluzione del calcio totale SUGGESTIONI  Torniamo indietro di qualche mese rispetto a quella sera di dicembre. Siamo a marzo. Il 18, per la precisione. Auke Boersma, spirito bohemien e poeta ribelle, ha scritto un testo per un gruppo di giovani affascinati dall’idea di poter cambiare le regole e le convenzioni sociali dell’epoca. Il gruppo si chiama Provo; si tratta di un movimento anarchico e vagamente surrealista che da circa un anno è apparso sulle strade di Amsterdam. Il suo centro nevralgico è situato in piazza Spui, la piazza simbolo della gioventù, con al centro la statua raffigurante il monello di strada, l’Het Lieverdje, donata da un ricco fabbricante di sigarette di Eindhoven alla città nell’immediato dopoguerra. Il titolo del testo di Boersma è “Polli Bianchi”. In gergo i polli bianchi sono i poliziotti, a cui si chiede di liberarsi delle armi e di rendersi utili in altre occupazioni: come aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, oppure dare cibo a poveri e bisognosi. È una delle tante provocazioni lanciate dai due leader del movimento, Robert Jaspers Grootweld e Roel van Duijn. Anche in questo caso, uno stratega visionario e una mente operativa. .PROVOCAZIONI  Questa volta siamo a Rotterdam, allo stadio De Kuip. Il 7 settembre l’Olanda sfida l’Ungheria in una partita valevole per le qualificazioni ai campionati europei. Quando il secondo tempo è iniziato da dieci minuti il diciannovenne Johann Cruijff, che esordisce in quell’occasione con la maglia della nazionale, dopo aver ricevuto la palla da un compagno la controlla con ostentata nonchalance per due volte col piede destro, per poi trafiggere inesorabilmente il portiere ungherese con un preciso tiro di sinistro. Non è la dinamica dell’azione - piuttosto comune sui campi di calcio - quanto il distacco, al limite della provocazione, di quel ragazzo esordiente a stupire. Un atteggiamento segno di una personalità straripante che contraddistinguerà tutta la carriera del calciatore. Due mesi dopo, in occasione della seconda apparizione in maglia orange contro la Germania Est, emerge l’altra caratteristica della giovane stella: il ribellismo, l’insofferenza a regole troppo codificate. Cruijff protesta in modo talmente plateale con l’arbitro da incappare in una clamorosa espulsione, la prima di un calciatore olandese in nazionale. La conseguente punizione da parte di una federazione poco tollerante nei confronti di atteggiamenti di questo tipo non si farà attendere: squalifica di un anno dalle partite della nazionale. Provocazione e ribellismo: echi di quel 1966 Il 10 marzo Amsterdam indossa il suo vestito migliore per celebrare il matrimonio della principessa Beatrice. La futura regina convola infatti a nozze con un ex ufficiale della Wermacht, Claus von Amsberg. Qualcuno vuole però mettere in ridicolo il fastoso cerimoniale, con l’intenzione di colpire al cuore l’enfasi perbenista con la quale l’establishment ha avvolto l’avvenimento. Sono quei rompiscatole dei Provos; sapete com’è, no? I ragazzi si vogliono divertire, e attuano una delle loro proverbiali azioni destabilizzanti. Grootweld, lo sciamano, ha evocato gli spiriti burloni e, per mano del fido van Duijn ha fatto circolare volantini che annunciano scenari a metà fra il boicottaggio e la pernacchia di scherno. Si legge di pastiglie di LSD da somministrare agli ignari cavalli che devono condurre la carrozza reale, di gas esilarante da far fuoriuscire dalle canne dell’organo in chiesa. E infine, i leoni. Da liberare, e far circolare durante la parata. Insomma, qualche casino qua e là, che volete farci? Tutto finisce poi in burla, anche se la polizia non ha tanta voglia di scherzare, non lesinando punizioni esemplari: manganellate e fumogeni a quei ragazzi intemperanti. Provo-catori di un certo livello Ma torniamo alle nostre coppie: i mentori e gli allievi. Per un tratto hanno viaggiato sullo stesso vagone. Ma, già a partire dall’anno successivo, una coppia scende dal nostro treno ideale lasciando proseguire l’altra. Robert Jaspers Grootweld e Roel van Duijn terminano il loro viaggio. Hanno esaurito il loro compito. Dopo aver ottenuto un simbolico seggio nel consiglio comunale di Amsterdam, il movimento Provo si dissolve con la stessa velocità con cui era apparso. Rinus Michels, la mente visionaria, designerà in Johann Cruijff il profeta di questa rivoluzione; e, dal canto suo, il ragazzo di Amsterdam incarnerà alla perfezione quel ruolo. Da quei semi, per gemmazione, nascerà l’Olanda democratica, liberale e multiculturale che impareremo a conoscere. Lo sciamano surrealista e il filosofo idealista salutano l’altra coppia che, in ambito più profano, ha un compito più lungo da svolgere. Rinus Michels e Johann Cruijff dovranno infatti attraversare i confini nazionali per diffondere la loro buona novella. Si chiamerà Totalvoetbal, calcio totale. E sarà una rivoluzione. Rivoluzione anche estetica. Felice sintesi di individualismo e collettivismo. Un’anarchia organizzata. Perché per diventare veramente rivoluzionaria l’anarchia ribelle necessita di una razionalizzazione, deve darsi organizzazione e disciplina per poi risultare efficace. I centodieci metri di lunghezza per settanta di larghezza del terreno di gioco diventano allora un enorme laboratorio in cui sperimentare nuove teorie, che confutano definitivamente lo status quo filosofico del pianeta calcistico. Un pianeta da sempre conservatore e diffidente rispetto a tutto quello che può mutare cliché consolidati. Rinus Michels, la mente visionaria, designerà in Johann Cruijff il profeta di questa rivoluzione, e dal canto suo, il ragazzo di Amsterdam incarnerà alla perfezione quel ruolo. Foto Wikipedia dal Dutch National Archives LO SPAZIO  Tutte le rivoluzioni necessitano di un sistema da abbattere e di un territorio da conquistare. Il vento iconoclasta che proviene dall’Olanda spazza via schemi e rappresentazioni di gioco fissati in immagini ormai ingiallite dal tempo. Metodo, Sistema e ancor più Catenaccio, simulacri di un vecchio modo di intendere il gioco del calcio, vengono travolti da una nuova forma di credo pedatorio in cui è lo stesso concetto di spazio a essere rivisitato e rielaborato. L’occupazione e una nuova organizzazione dello spazio diventa la prerogativa del Totalvoebal, le vecchie certezze vengono frantumate alla ricerca di una nuova forma di architettura calcistica, con ruoli scambiati in continuazione in una felice simbiosi di attacco e difesa. Gli attaccanti diventano i primi difensori, e i difensori si trovano sempre pronti ad attaccare lancia in resta. Sul terreno di gioco, si muove una squadra che appare come uno sciame di api in continuo movimento, con un obiettivo strategico da raggiungere. Occupare spazio, sottraendolo all’avversario attraverso l’uso sistematico di pressing e fuorigioco, per poi organizzarlo mediante una fitta rete di passaggi. Michels cancella la specializzazione dei ruoli, facendo di ciascun interprete un giocatore polivalente, universale, capace tanto di attaccare quanto di difendere. SOLIDARIETÀ COOPERATIVA  Conosciuta è la capacità cooperativa di determinati insetti. Si chiama stigmergy, termine coniato dal biologo francese Pierre-Paul Grassè. Dalle termiti alle api, la cooperazione sociale produce la Swarm intelligence, un’intelligenza di sciame. Sul terreno di gioco, la solidarietà cooperativa dei singoli calciatori olandesi produce una sorta di intelligenza di gruppo, perfetta sintesi alchemica fra individualismo e collettivismo. L’Arancia Meccanica di Michels confuta tutti gli schemi rigidi allora al potere, lasciando liberi i giocatori di sfogare tutto il loro genio anarchico all’interno di un sistema organizzato. Nell’Ajax e poi anche in nazionale, Cruijff, Rep, Krol, Suurbier, Haan, Hulshoff e soci combinano un mix di disciplina collettiva e spontaneismo ribelle. E Michels, da sempre attento alle dinamiche motivazionali e psicologiche dei suoi giocatori, durante gli allenamenti cura fino all’ossessione distanze e movimenti, scambi di posizione e ricerca di versatilità, con una maniacale ricerca della perfetta condizione psicofisica. Michels cancella la specializzazione dei ruoli, facendo di ciascun interprete un giocatore polivalente, universale, capace tanto di attaccare quanto di difendere. Scompare il regista classico. La regia è infatti affidata a qualsiasi giocatore si trovi in possesso della sfera. Se lo stopper Hulshoff staziona nell’area di rigore avversaria pronto a liberare il suo micidiale destro, sa che un compagno, Neeskens, o altri, è sempre pronto a coprire la sua posizione in fase difensiva. Non meno anarchica e rivoluzionaria è la gestione del tempo libero, con il ritiro aperto a mogli e fidanzate, anche occasionali, bagni di sole, cocktail a bordo piscina, fumo libero e divertimento a go go. Contro l'ordine costituito del tempo Un destino segnato da un numero, il 14 .Leggenda vuole che in occasione di un Ajax-Psv Eindhoven si sia smarrita la maglia col numero 7 di pertinenza di Gerry Muhren. Johann Cruijff, che rientra dopo un infortunio, lascia al compagno la sua maglia numero 9, che Muhren ha indossato durante la sua assenza, pescandone un’altra a caso dal cestone dello spogliatoio. Risulta essere una maglia col numero 14, che da quel momento diviene il suo portafortuna. Quel numero, primo multiplo di 7, che per la cabala rappresenta la libertà, l’esplorazione e, soprattutto, il costante cambiamento, lo accompagnerà per tutta la carriera (tranne che nel breve periodo spagnolo con il Barcellona, vista la rigidità nell’assegnazione dei numeri da parte della federazione spagnola). E Johann Cruijff, figlio di un venditore ambulante di frutta e di una lavandaia, sarà il perfetto interprete del cambiamento. Sul terreno di gioco il suo incedere leggero, lo stile unito alla velocità, la personalità con cui padroneggia qualsiasi situazione di gioco in ogni porzione del campo, faranno di lui il profeta dell’utopia calcistica olandese. Cruijff e l’Ajax rappresenteranno il ribellismo che si contrappone al sistema; la fantasia contro la rigida sistematizzazione; lo spontaneismo ribelle che sovverte le regole dello status quo. Dopo quel 1966, l’onda montante del calcio olandese continuerà inarrestabile il suo percorso. Il movimento orange porterà le proprie squadre di punta a partecipare a cinque finali consecutive di Coppe dei Campioni vincendone quattro: una col Feijenoord di Wim van Haneghem, e tre con l’Ajax di Cruijff. La nazionale olandese, invece – pur raggiungendo la finale in due edizioni consecutive dei Campionati del Mondo – non riuscirà mai a conquistare il titolo mondiale, venendo sempre sconfitta dai padroni di casa: in Germania nel 1974, e in Argentina nel 1978. D’altra parte, l’Olanda campione del mondo sarebbe forse stato un epilogo troppo scontato. Per quel gruppo di giovani ribelli, e per il loro profeta, Johann Cruijff, c’era infatti da scontare un debito simbolico con le proprie origini. Perché, a pensarci bene, le vere rivoluzioni anarchiche non sono finalizzate alla conquista del potere. Quello che più conta è insegnare, risvegliare le coscienze, tracciare una nuova strada per le generazioni future. Quella mancanza, quel buco nel palmares fu, in definitiva, la loro ultima provocazione. Così come quelle del movimento Provo innescheranno un profondo rinnovamento nel tessuto politico, contribuendo a fare della terra dei tulipani un paese simbolo per progresso civile e libertà sociali, le provocazione del Totalvoebel di Michels e Cruijff permetteranno al movimento calcistico mondiale di iniziare un percorso di trasformazione irreversibile. I vari Kovac, Lobanovskyj, Goethals, Maestrelli, Liedholm, Menotti, lo stesso Cruijff, diventato poi allenatore, Arrigo Sacchi, per arrivare fino a Pep Guardiola, su quel solco continueranno le loro personali sperimentazioni. Ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, molto di quello che vediamo accadere nei campi di calcio sconta un debito simbolico con quella rivoluzione che vedeva l’alba in quel 1966. Anno di sciamani e di profeti. Note:. La formazione del Feyenoord campione d’Europa 1969: Graafland, Romejn, Israel, Laseroms, Van Duivenbode, Hasil, Jansen, Wery, Kindwall, Van Hanegem, Moulijn; La squadra tipo dell’Ajax campione d’Europa 1971, 1972, 1973: Stuy, Suurbier, Krol, Hulshoff, Bankemburg, Haan, Neeskens, Swart (Rep), G. Muhren, Cruijff, Keizer;La formazione della nazionale olandese ai mondiali 1974: Jongbloed, Suurbier, Krol, Jansen, Rijsberger, Haan, Rep, Neeskens, Cruijff, Van Hanegem, Rensenbrink (Renè Van De Kerkhof). Dall'archivio, articolo pubblicato in versione originale nel 2016

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