Carrello vuoto
Papelitos
8 Marzo

A Roma serve lucidità

Andrea Antonioli

80 articoli
L'ambiente Roma è strutturalmente incapace di valutare ed elaborare i fatti: Ranieri, che piaccia o meno, era l'unica scelta possibile.

Entrare nel mondo Roma, in quel famoso ambiente-Roma, quasi scritto tutto attaccato come se fosse un’unica parola, è compito arduo e sfiancante. Nel trattare questioni riguardanti i giallorossi, infatti, si corre il rischio ben più che altrove di rimanere invischiati in dinamiche sentimentali, in prese di posizione barricadere da pro o contro, Roma o morte. Per questo il primo passo consiste nel prendere un bel respiro, rimanere lucidi, sentire le opinioni un po’ di tutti ma infine ragionare secondo una direzione, quello che a Roma è (quasi) sempre mancato.

 

Mercoledì 6 Marzo 2019, la Roma dopo 120′ sofferti abbandona la Coppa dei Campioni; Giovedì 7 Marzo 2019, la società decide di sollevare il tecnico Eusebio di Francesco, all’ultima chiamata, dal ruolo di allenatore. Ma cosa accomuna queste due giornate? La retorica paradossale che le ha seguite e accompagnate, l’ideologia che come una nube ha avvolto e mascherato le questioni. Partiamo dall’eliminazione. Televisioni, giornali, radio romane, tutti ad alimentare un unico coro: il mancato VAR, siano dannati Marciniak e Cakir! Che sia chiaro, il rigore su Schick era evidente come quello su Fernando, e come tale andava sanzionato; poi quando non c’è il VAR perché non c’è il VAR, quando c’è perché c’è, fatto sta che la morale è sempre una: la Roma torna a casa sconfitta e beffata.

La parata di Alexander Arnold nella scorsa semifinale di Champions: con il possibile 3-2 e la superiorità numerica, ma soprattutto con un Olimpico diventato una bolgia, si sarebbe ancora dovuta giocare mezz’ora (e quello non fu l’unico errore che penalizzò la Roma nel doppio confronto)

E va bene, mettiamo tutto questo agli atti; ma si può parlare per una sconfitta del genere solo degli episodi? Fosse maturata contro il Barcellona, si sa, certi turni li puoi passare solo con un aiuto del destino, ma guardiamo in faccia la realtà: la Roma è stata eliminata da una squadra mediocre, e dobbiamo smetterla di fornire alibi a un ambiente che ha fatto del vittimismo la propria essenza. Basta con dichiarazioni quali Il Porto è una buona squadra, se non addirittura una squadra forte: dipende sempre dal termine di paragone, buona o forte rispetto a chi? Perché dobbiamo ricordarci che il palcoscenico è quello della Champions League, e nell’Europa che conta, soprattutto nelle migliori sedici, il Porto non è una squadra forte, tutt’altro.

 

Sono scivolati via come se nulla fossero 90 minuti della Roma impalpabili, infingardi, passivi: un’intera partita in cui la semifinalista in carica si è fatta dettare il ritmo dai padroni di casa, discreti nelle trame offensive ma con grossi problemi difensivi e di interdizione. Eppure la Roma era timorosa, spaventata, senza gioco e senza idee: le statistiche ci dicono che il rigore di De Rossi è stato l’unico tiro in porta in 120 minuti, contro i 9 dei portoghesi nello specchio e i 28 totali. Nei supplementari è venuta fuori la qualità dei giallorossi solo perché il Porto era comprensibilmente stanco, e comunque quella qualità, nei piedi di Dzeko, si è trasformata in un incubo, nel preludio della fine. Di questo si dovrebbe parlare, del fatto che la squadra di Di Francesco ha creato solo un paio di occasioni contro una squadra con evidenti amnesie difensive, ed entrambe nei tempi supplementari.

L’inconsolabile delusione e la solitudine di Alessandro Florenzi, responsabile dell’ingenuo fallo da rigore valso la qualificazione ai Portoghesi (Foto di Octavio Passos/Getty Images)

Tuttavia, lo sappiamo, è più comodo parlare di VAR, ma fino a qui non ci sarebbe nulla di nuovo, soprattutto per il calcio italiano. Il problema si evidenzia ancora di più nel dibattito intorno al (possibile e poi ufficiale) esonero di Di Francesco: ecco dove abbiamo assistito ad interventi scomposti, dichiarazioni fuori luogo, schieramenti No e Sì e tanto ma tanto benaltrismo. Facciamo una premessa, perché ormai valgono più le premesse delle conclusioni: Di Francesco è l’ultimo colpevole per la stagione della Roma. Prima bisogna mettere sul banco degli imputati, nell’ordine che preferite, il direttore sportivo Monchi, autore di un mercato imbarazzante, i vertici societari e infine gli stessi giocatori (perché non dimentichiamoci che i giallorossi sono usciti dalla Champions per tre errori individuali – Manolas, Karsdorp e Florenzi – e sono stati proprio i calciatori a scendere in campo al derby camminando, ad incassare 7 gol dalla Fiorentina dimenticandosi delle regole base da scuola calcio, a subire un’umiliante rimonta a Cagliari 11 vs 9 e via discorrendo).

 

Ma tutto ciò, e questo deve essere chiaro, non era sufficiente per la conferma di Di Francesco: pur essendo l’ultimo colpevole, pur avendo nettamente lo spogliatoio dalla sua parte. Quella tra il tecnico abruzzese e la Roma sembrava una storia d’amore tra due ragazzi innamorati che si stavano facendo del male a vicenda. La squadra certamente era con lui – lo dimostrano le dichiarazioni post-gara di De Rossi o i commossi saluti-social dei calciatori al mister -, ma nel modo in cui si vuole ancora bene a una ragazza con la quale si è stati per tanti anni, con cui però il legame si protrae unicamente per inerzia. I giocatori in campo non rispondevano più: lo dimostravano quelle partite insieme a molte altre, e i sempre più limitati colpi di coda non erano sufficienti per proseguire insieme.

Eusebio Di Francesco sotto la pioggia dell’Artemio Franchi, in quell’umiliante e indimenticabile 7-1 che ha definitivamente incrinato il rapporto con la proprietà (Foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

Per concludere, Di Francesco gode di tutta la nostra stima, sia umana che professionale – per lui parlano i risultati, con cui è entrato di diritto e dovere nella storia della Roma – ma nulla lasciava pensare che potesse riprendere la situazione, anche perché, e questa forse è l’unica grande colpa che ci sentiamo di attribuirgli, il tecnico sembrava non aver assolutamente capito per quale motivo la squadra vivesse di pochi alti e tanti bassi (oppure, ancora peggio, se lo aveva compreso non era stato in grado di correggere la rotta). Semplicemente, le cose finiscono, soprattutto a Roma: non c’erano più le energie, era terminato un ciclo.

 

Adesso si prepara l’ennesima rivoluzione restauratrice: la rescissione del ds Monchi è ormai notizia ufficiosa, e a breve verrà pubblicamente dato l’annuncio. Significa ripensare, almeno in parte, una strategia di mercato che doveva essere la base strutturale per la Roma dei prossimi anni; Monchi si è scontrato con il calcio italiano, anzi con quel famoso ambiente-Roma, uscendone letteralmente con le ossa rotta. Una sconfitta professionale e ancor prima umana, per uno come lui, di portata enorme, ma questo è un altro discorso.

 

Nel frattempo sulla panchina si è optato per la soluzione migliore al momento, per il meno peggio, direbbe qualcuno: Claudio Ranieri, romano, romanista e testaccino. Perché soprattutto di questi tempi è meglio avere un allenatore esperto, che magari non accenda gli entusiasmi ma conosca a fondo la piazza, piuttosto che un innovatore con tante belle idee venuto da fuori. Ranieri ad oggi era la migliore opzione possibile, e non a caso sembra che sia stata un’operazione voluta, o quantomeno pesantemente approvata, da Totti prima e De Rossi poi. L’obiettivo è motivare un gruppo stanco, svuotato e privo di motivazioni ad impegnarsi nella volata Champions, traguardo imprescindibile per i giallorossi. Solo il tempo ci darà delle risposte, tanto sul futuro di Ranieri quanto su quello della squadra. Nel frattempo, se ce lo permettete, lanciamo un solo appello, soprattutto a radio romane e dintorni: smettetela di leggere le situazioni con la lente dell’ideologia, per non dire con quella degli interessi particolari, perché così si crea solo tanta, ma tanta, confusione.

 


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Italia
Gabriele Fredianelli
6 Giugno 2022

Massimiliano Alvini, la gavetta in persona

Un uomo che vive per allenare, non il contrario.
Tifo
Domenico Rocca
4 Giugno 2022

Nel nome di Antonio De Falchi

04/06/1989: il buio a San Siro.
Calcio
Matteo Mancin
3 Aprile 2022

Maurizio Mosca, il colto giullare

Qual è il vero Maurizio Mosca?
Italia
Raffaele Scarpellini
18 Marzo 2022

La tragica commedia del Parma di Manenti

La pagina più triste della storia dei Ducali.
Papelitos
Valerio Santori
7 Febbraio 2022

I want you, Serie A TIM!

Siete pronti a trasferirvi a Nuova York?
Estero
Eduardo Accorroni
3 Febbraio 2022

Mikel Arteta è un maniaco del controllo

È lui il vero erede di Pep Guardiola?
Papelitos
Valerio Santori
18 Gennaio 2022

Gli arbitri non contano più nulla

Dopo il VAR, ora addirittura le scuse dell'AIA.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Papelitos
Alessandro Imperiali
9 Gennaio 2022

Chissenefrega dei tifosi

Questo, in sostanza, è il messaggio congiunto di Lega calcio e governo.
Italia
Lorenzo Serafinelli
9 Gennaio 2022

È la Lazio a sceglierti

122 anni di gioia, sofferenza e senso d'appartenenza.
Italia
Marco Armocida
6 Gennaio 2022

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Italia
Gianluca Palamidessi
4 Gennaio 2022

Il sarrismo non esiste, Sarri sì

Il tecnico toscano ha bisogno di più tempo e meno retorica.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Dicembre 2021

Calciatori, state attenti: meno partite significa meno soldi

Salute contro denaro, chi la spunterà?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre 2021

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
6 Dicembre 2021

L’Atalanta è pronta per vincere lo Scudetto

Come è cambiata quest'anno la Dea.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Novembre 2021

La normalità di Simone Inzaghi

L'allenatore dell'Inter non fa notizia, ed è un bene.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Novembre 2021

Sarri e Ancelotti parlano anche per noi

Troppe partite, troppo calcio. Ma noi tifosi siamo pronti a rinunciarci?
Estero
Marco Marino
22 Novembre 2021

Il calcio senza pazienza

Quando cambiare allenatore diventa il gioco preferito.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Ritratti
Marco Metelli
17 Novembre 2021

Louis van Gaal, maestro di vita

L'evoluzione di un allenatore incredibile.
Interviste
Eduardo Accorroni
14 Novembre 2021

Conta vincere, conta il risultato

Intervista a Stefano Cusin, allenatore del Sud Sudan.
Papelitos
Lorenzo Santucci
9 Novembre 2021

DAZN fa rima con disperazione

Tolta la concurrency.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre 2021

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Papelitos
Federico Brasile
1 Novembre 2021

Il Milan (in Italia) sta un passo avanti

Almeno ad oggi, almeno in Serie A.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Ottobre 2021

Zero a zero è puro punk

Roma vs Napoli è stata la partita perfetta.
Estero
Diego Mariottini
20 Ottobre 2021

Il caos calmo di Claudio Ranieri

Compie 70 anni un uomo innamorato del calcio (e della vita).
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Papelitos
Paolo Pollo
10 Ottobre 2021

La presunzione degli allenatori olandesi

Il dogma prima di tutto.
Italia
Edoardo Franzosi
3 Ottobre 2021

Il Pisa parla russo

Una squadra da capogiro con un progetto serissimo alle spalle.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Settembre 2021

Anche basta

Il terribile teatrino dei calciatori allenatori.
Italia
Antonio Torrisi
22 Settembre 2021

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
21 Settembre 2021

Impossibile nascondersi

Zitto zitto, il Napoli di Spalletti è in testa alla classifica.
Italia
Antonio Aloi
18 Settembre 2021

Allenatore padre padrone

Quanto incide sul risultato finale il lavoro di un tecnico.
Papelitos
Valerio Santori
11 Settembre 2021

Il lancio degli Inter Fan Token è stato imbarazzante

Il sonno dei tifosi produce mostri.
Papelitos
Vittorio Ray
5 Settembre 2021

Lunga vita ai fantallenatori

Vitelloni, immobili, finto-impegnati. Meravigliosamente italiani.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
30 Agosto 2021

Ridateci la fascia di Davide Astori

La Lega insegna che anche la memoria ha una data di scadenza.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto 2021

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Italia
Luca Pulsoni
24 Agosto 2021

La Serie A non par(l)a più italiano

Su 20 squadre di A, 13 hanno il portiere titolare straniero.
Italia
Gabriele Fredianelli
20 Agosto 2021

Il sentimento infinito di Borja Valero e Francesco Flachi

Quando il calcio è qualcosa di simile all'amore.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Ritratti
Edoardo Franzosi
17 Agosto 2021

Smetto quando voglio

Da campione a clochard. Le mille vite di Maurizio Schillaci.
Italia
Raffaele Scarpellini
31 Luglio 2021

Lo Scudetto dimenticato a La Spezia

Sotto le bombe i Vigili del Fuoco diventavano Campioni d'Italia.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Papelitos
Luca Pulsoni
19 Luglio 2021

Il boomerang del Decreto Crescita

Il capolavoro di Mancini rischia di essere un episodio isolato.
Ritratti
Gianluigi Sottile
14 Luglio 2021

Luis Enrique, leader e gentiluomo

L'allenatore che non accetta compromessi.