Clamorosamente, dopo ben nove lunghi anni di assedio, i campioni dei due schieramenti si sono affrontati in un incontro all’ultimo sangue. Il Pelide ha sopraffatto il principe troiano ed ora sembra che il volere degli dei sia definitivamente manifesto.

 

Innanzitutto è necessario soffermarsi sul tanto inaspettato quanto violento ritorno di Achille sul campo di battaglia. Infatti, il sovrano dei Mirmidoni si era mostrato irremovibile nel rifiuto di riprendere le armi sotto il comando di Agammenone, con cui il rapporto sembrava compromesso irrimediabilmente. Ancora troppo vivido nella sua memoria l’insulto relativo al “caso Briseide”. Addirittura, sembra che Achille avesse rifiutato, senza tante perifrasi, l’invito a riunirsi all’esercito, presentato da un’ambasceria dei più illustri vertici degli assedianti. Eppure nelle ore seguenti, un avvenimento focale ha ricondotto l’eroe originario di Ftia sul sentiero di guerra, fino alle possenti mura di Ilio. Ovviamente, il lettore coglie il riferimento alla morte del compagno ed amico Patroclo.

 

 

Menelao sorregge Patroclo (autore sconosciuto; Loggia dei Lanzi, Firenze)

 

 

Infatti mentre l’avanzata dei Teucri metteva seriamente a repentaglio l’accampamento dei Greci e le loro navi, quest’ultimo irrompeva nella mischia vestendo proprio l’armatura di Achille, nel tentativo di infondere nuovo coraggio alle truppe ormai in rotta. Se da un lato l’iniziativa si rivelava propizia, rilanciando la controffensiva, dall’altro lo conduceva ad incrociare la spada con Ettore, favorito da Apollo, uno dei più fervidi sostenitori della causa troiana sull’Olimpo. Ricordiamo che insieme a lui si è schierata Afrodite, contrapposta ad Era ed Atena, che non hanno mai perdonato a Paride lo smacco di aver preferito la dea dell’amore. Quindi, ritornando alla battaglia, per il principe troiano non è stato complicato avere la meglio sull’avversario, già fiaccato ed indebolito dall’intervento della divinità del Sole. Tuttavia, secondo alcuni testimoni, la soddisfazione avrebbe repentinamente lasciato il suo volto allo sgomento, al momento delle ultime profetiche parole di Patroclo:

 

“..davvero tu non andrai molto lontano, ma ecco

ti s’appressa la morte e il destino invincibile:

cadrai per mano d’Achille, dell’Eacide perfetto”

 

 

Il duello

 

Così, appresa la notizia della caduta nell’Ade dell’amico, Achille non ha più esitato ad indossare nuovamente corazza, elmo e schinieri, forgiati appositamente per lui da Efesto. Lanciatosi nei combattimenti con furia incontrollabile, ha seminato il panico nella piana tra lo Xanto e Simoenta, finchè non ha ottenuto il tanto anelato faccia a faccia con il carnefice dell’amico. Con il carro di Apollo ormai calante nel cielo, al termine dell’ennesimo scontro tra i due eserciti, quando Ettore si è attardato all’esterno delle possenti mura di Troia per coprire il rientro delle sue schiere, finalmente i due hanno ingaggiato l’uno contro uno. Dopo che la richiesta della restituzione del corpo del campione vinto da parte del principe troiano ha trovato uno sdegnoso rifiuto da parte dell’acheo, si è passati all’azione, per l’ebbrezza di Ares.

 

“Ettore, non mi parlare, maledetto di patti:

come non v’è fida alleanza tra uomo e leone,

e lupo e agnello non han mai cuori concordi,

ma s’odiano senza riposo l’uno con l’altro,

così mai potrà darsi che ci amiamo io e te; fra di noi

non saran patti..”

 

 

Il figlio di Priamo prima evitava l’asta lanciata dal rabbioso avversario, quindi dopo aver risposto al colpo senza successo, ha sguainato la spada e si è lanciato all’attacco. Il corpo a corpo è stato intenso e violento ed i due contentendenti si sono equivalsi in abilità e coraggio. Allora la precisione e la scaltrezza del “Piè’ veloce” si sono rivelati determinanti. Infatti egli ben sapeva dove era possibile penetrare la difesa del troiano che, come trofeo di guerra, indossava proprio la corazza che egli aveva prestato a Patroclo precedentemente. Così, dopo un reiterato botta e risposta di colpi, il fendente risolutivo è giunto, compiendo il volere della Moira, che si era manifestata facendo oscillare la bilancia di Zeus dalla parte dell’acheo. Infatti Achille ha indovinato l’offensiva con l’asta, lacerando la carne dell’illustre Ettore alla base del collo. L’elmo lucente del campione troiano è rovinato a terra, mentre le ginocchia si scioglievano. A quel punto, vane sono state le sue ultime parole.

 

“Ti prego per la tua vita, per i ginocchi, per i tuoi genitori,

non lasciare che presso le navi mi sbranino i cani

degli Achei, ma accetta oro e bronzo infinito,

i doni che ti daranno il padre e la nobile madre..”

 

Il Pelide ha legato il cadavere al carro e girato attorno alle mura della città in segno di scherno, sotto agli occhi degli attoniti Troiani.

 

Le reazioni

 

Immediatamente dopo l’affondo decisivo di Achille, il campo greco è esploso in un fragoroso boato ed i successivi festeggiamenti sull’aria del “peana” si sono protratti per giorni, interrotti soltanto per le esequie di Patroclo. Invece sul fronte opposto un indicibile sgomento ha pervaso la città. Ad oggi la famiglia reale non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma dalla rocca è trapelato un silenzioso dolore, squarciato da acuti ed improvvisi lamenti. Inoltre, bisognerà vedere se sarà comunque tentata una trattativa per il riscatto della salma di Ettore.

 

 

Lo scontro tra i due eroi (Cratere, 500-475 a.C.; British Museum, Londra)

 

 

Sicuramente non si placano le recriminazioni per il presunto sostegno di Atena alla causa di Achille. In particolare, durante le fasi iniziali del duello, la divinità avrebbe prima ingannato il campione troiano, facendogli credere di poter godere del rassicurante sostegno del fratello Deifobo, poi avrebbe restituito l’asta al greco, dopo il primo lancio andato a vuoto. Infine è doveroso cercare di pronosticare il volere inappellabile della Moira, riguardo la conclusione della guerra. Sebbene le mura della città si staglino ancora inespugnabili verso il cielo, non sarà semplice per Priamo riorganizzare la difesa e sopperire alla perdita del suo primogenito. Al contrario, nell’accampamento greco il morale è alle stelle ed ora la percezione è che la vittoria sia davvero a portata di mano.

 


In copertina “Achille trascina il corpo di Ettore attorno alle mura di Troia”, Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell’Achilleion a Corfù, in Grecia.