Papelitos
22 Agosto 2019

Agosto, mese mio non ti riconosco

Dalla vita in spiaggia sintonizzata con il calciomercato alla buvette di Montecitorio: com'è cambiata l'estate italiana al tempo della crisi.

Non eravamo abituati a un agosto così. Agosto è un mese vuoto: fabbriche chiuse, negozi chiusi, Camere chiuse, a Montecitorio, e pure quelle matrimoniali. Gli amori devono essere amorazzi, come certe letture da spiaggia. Agosto non è un mese per parlare di cose serie. Quando si poteva pensare solo al calcio-mercato, Maradona era meglio di Pelé, o Zico o Austria e Barbadillo con la pettinatura afro dribblava pure le scosse di terremoto in Irpinia. Agosto era lentezza, un calippo, ‘na birra e ‘na doccetta per non fare la schiuma come i cavalli, e poi il sogno dello scudetto d’estate. C’è una squadra (e ha i colori del governo che potrebbe uscire da questa crisi ferragostana) che in estate ha vinto più scudetti della Juventus, sognare è gratis, non si perde mai, perché non si gioca e, se si gioca, non vale niente.

 

Anche i governi erano come certe storie d’amore, balneari, così si diceva nella prima Repubblica. Il simbolo è il governo Goria, che giurò alla fine di luglio, nel 1987, dopo più di qualche bisticcio con il socialdemocratico Nicolazzi che si era impuntato per avere il ministero della Marina mercantile: “Che Dio ce la mandi buona”, disse il povero Goria al Quirinale.

 

Il giuramento di Giovanni Goria

 

Ad agosto non si dovrebbe parlare di politica, ma quest’anno è successo che il calcio-mercato languiva, Icardi non parte, Higuain non parte, Mandzukic non parte, Milinkovic non parte, Dzeko non parte, Donnarumma non parte, invece Matteo Salvini ha detto che i parlamentari devono alzare il culo e tornare a Roma, Giuseppe Conte ha finalmente trovato il quid nel suo canto del cigno, Renzi si è rimesso a dare le carte, Grillo si è risvegliato e pure Berlusconi, che era retrocesso in Lega Pro con il Monza, ha avuto un sussulto e ha spiegato a Salvini (l’unico a destra che lo abbia battuto) che non ci sta a farsi inglobare: “Lei può parlare con me quando avrà vinto due Coppe campioni”, disse d’altronde al professor Spaventa, l’economista, il primo avversario che fronteggiò nel ’94, nel collegio di Roma Monti.

 

Agosto è diventato House of cards, “non compriamo nessuno? Chissenefrega, possiamo parlare di Salvini, Di Maio e del governo”, carioca non è più di moda, giallorosso può essere il colore della nuova collezione autunno-inverno (sussulto cromatico). E così dall’hotel Gallia si è passati alla buvette di Montecitorio (“A che ora comincia la maratona di Mentana?”), ho sentito i vicini di ombrellone che discutevano dei capelli di Conte (non Antonio) e di Salvini: “Sono andati dal barbiere. Uno si è fatto tingere, l’altro si è fatto pettinare con la riga da una parte”.

 

Abbronzatissimo, sotto i raggi del sole

 

Io mi divertivo di più quando Cerezo si faceva biondo platino. Pure delle posizioni in campo siamo stati costretti a parlare. Niente 3-5-2 o 4-2-3-1, macchè, due palle: “Hai visto i ministri e i sottosegretari 5 Stelle che hanno occupato tutti i banchi del governo? Salvini per sedersi ha fatto alzare Bonafede dalla panchina”.

 

Cercavamo Ursula Andress, che in un vecchio 007 usciva dalla schiuma del mare come una Venere di Milo. Ci siamo ritrovati con Prodi e la signora Von der Leyen, che ha più meno il numero di figli di Grillo e Delrio: “Tu stai zitto, dopo io te ci vediamo al bar e parliamo di figli”, disse Beppe a Graziano in uno degli streaming della passata legislatura, quando il tonno doveva ancora uscire dalle scatolette, ma adesso proprio Delrio è uno dei pontieri della trattativa tra il Pd e i 5 Stelle, un po’ come Saponara che, dopo il goal di tacco alla Lazio al centesimo minuto era diventato un idolo alla Sampdoria, per poi essere venduto al Genoa. Trasformismo. Cose che succedono ad agosto. Io preferivo il Calippo, la birra e sto ancora aspettando che torni a Roma Rene Van de Kerkhof.

 

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