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Italia
14 Marzo

Il modello AlbinoLeffe tra futuro e distopia

Luci e ombre della società bergamasca.

Nel nostro immaginario, l’AlbinoLeffe è quella squadra che occupava con discrezione – cioè senza tifosi, o quasi, al suo seguito – l’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, vecchia casa della ben più nota e seguita Atalanta. Unione di Albinese (comune di 18.000 anime) e Leffe (4.000), la società che milita oggi in Serie C è nata nel 1998 ed è una delle più giovani del nostro calcio.

 

 

Di recente, i media e i giornali nazionali hanno ricominciato a parlare di questa squadra con una certa insistenza, e non per ragioni strettamente legate al campo. Tra la fondazione dell’Academy – che promette un gran bene –, il restyling dello stadio e del centro sportivo ma anche – dulcis in fundo – l’inaugurazione del primo tifoso robot della storia, l’AlbinoLeffe è attualmente un laboratorio del calcio post-moderno, avanguardia del football che sarà.

 

 

 


Alla ricerca dell’identità


 

L’AlbinoLeffe, legata da sempre alla provincia bergamasca, ruota attorno a tre poli fondamentali: Bergamo, Gorgonzola (dove la squadra si trova attualmente) e Zanica (sede del passato e del futuro bluceleste). Già solo da questo dato è facile capire come l’AlbinoLeffe non abbia una propria e radicata identità (territoriale e storica). Ecco perché da almeno 13 anni la società è al lavoro per crearne una che faccia sentire i tifosi parte di qualcosa. In questo senso, l’esperienza dell’AlbinoLeffe ricorda da vicino quella del Sassuolo, che non a caso ha un suo stadio di proprietà, e del Chievo Verona. E però una differenza c’è: come scriveva La Repubblica anni fa,

«il club adotta una politica simile a quella dei baschi dell’ Athletic Bilbao: ingaggia quasi solo giocatori bergamaschi o delle valli della provincia».

 

Questa, per stessa ammissione del Presidente Andreoletti, è stata all’inizio “una strategia di sopravvivenza per contenere i costi”, pronta però a un cambio di rotta appena le condizioni fossero mutate.

 

ruopolo
Francesco Ruopolo, bomber del club bergamasco con 41 reti in 3 anni di AlbinoLeffe (foto di Dino Panato/Getty Images)

 

 

Così, nel processo di crescita e creazione di un’identità, interessante è anche il legame con la Catalogna. Dopo aver acquistato nel 2008 i primi 51 mila metri quadrati nell’area di Zanica, dove nasce il centro sportivo del club, la società bluceleste decide di affidare il progetto per lo stadio e l’area sportiva circostante allo studio catalano Batlle i Roig Arquitectura, che detiene la proprietà intellettuale dell’opera. È infatti proprio al progetto del Barcellona, con la realizzazione del nuovo centro sportivo blaugrana e del nuovo Estadio Johan Cruijff, che l’AlbinoLeffe si è direttamente ispirata.

 

 

L’identità, certo, non si crea dal nulla, né basta un progetto avveniristico e accattivante per averne una, ma le fondamenta, intanto, sono state poste. Con la costruzione del nuovo stadio, composto di un’unica tribuna laterale divisa in due piani, per un totale di 1.792 posti, l’AlbinoLeffe ha compiuto un passo che riguarda pochissime realtà calcistiche dalla Serie A in giù: la creazione di uno stadio di proprietà. Ma non è questo l’aspetto più interessante del progetto AlbinoLeffe, che attorno allo stadio ha costruito il centro sportivo e l’Academy, inaugurata di recente e vero punto di forza della giovane società bergamasca.

 

 

 


Come si crea un’identità: l’Academy


 

In un calcio sempre più economicamente scriteriato, la chiave – tra costi e risultati sportivi – sta nel settore giovanile. Sempre più società puntano sulla creazione di un’academy che, partendo dal basso, possa creare le fondamenta per un futuro solido. Poche, però, compiono realmente il grande passo. L’AlbinoLeffe quel passo l’ha fatto, consapevole della forza dei propri vicini dell’Atalanta, eccellenza italiana (e non) a livello giovanile.

 

La finale degli Allievi Nazionali tra AlbinoLeffe e Parma, nel 2013 (foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

 

 

La decisione di posizionare l’Academy a ridosso dello stadio – cosa che, per citare un caso recentissimo, non può dire ad esempio la Lazio di Lotito – non è casuale. Avere l’Academy nei pressi dello stadio significa consolidare l’identità dei giovani talenti che un giorno vestiranno la maglia bluceleste. Una struttura di tutto rispetto, con 4 campi da gioco di dimensioni regolamentari, una palazzina di tre piani dedicata alla società, con spogliatoi per la prima squadra e per i settori giovanili, più altri locali dedicati al magazzino e alle varie attrezzature del club.

 

Comprensibili, in questo senso, sono le parole del Presidente dell’AlbinoLeffe Gianfranco Andreoletti:

 

«Tanti anni fa i soci dell’AlbinoLeffe hanno deciso di salvare per una questione di responsabilità una realtà sportiva che dava la possibilità ai giovani di fare sport in un contesto professionistico, che significa sacrificio, qualità di lavoro e organizzazione.

 

Dopo aver sviluppato la nostra attività in alcuni centri della provincia, a Zanica abbiamo trovato un luogo adatto per sviluppare il nostro progetto in termini di infrastrutture e campi da gioco adeguati al livello. Le recenti vicissitudini (Gewiss Stadium, ndr) ci hanno portato anche alla costruzione di uno stadio di proprietà il quale, assieme a un edificio al servizio del centro sportivo, andrà a comporre questo nuovo distretto».

 

Emiliano Mondonico ha allenato l’AlbinoLeffe dal 2006 al 2007 e dal 2009 al 2011 (foto di Dino Panato/Getty Images)

 

 


Football without fan robot is nothing


 

Sotto il progresso, però, si cela sempre il lato sinistro dell’innovazione. Alludiamo a Pierino, il robot tifoso dell’AlbinoLeffe. Pur essendo un aspetto marginale del progetto bluceleste, è curioso che la società, in un momento storico nel quale si fa fatica a pagare gli stipendi ai dipendenti del club, abbia investito risorse economiche nella realizzazione di un “tifoso” automa.

 

 

Il nome del robot deriva da Pierino Bugatti, storico sbandieratore dell’AlbinoLeffe. Insomma, in assenza di tifosi in carne ed ossa, la società bergamasca ha pensato di costruirne uno artificiale. La nota del club in seguito al suo esordio – 23 febbraio scorso – è tanto tenera quanto inquietante:

 

«Un nuovo supporter, ideato per andare a colmare simbolicamente quel vuoto lasciato dalla forzata assenza dei tifosi seriani dovuta alla pandemia da Covid-19. Frutto della sinergia tra F.M. Automazione – sponsor istituzionale del club – e la società Indeva di Brembilla (Bergamo), un robot “collaborativo”, così si definisce tecnicamente, quindi un “cobot”, ha sventolato per tutta la durata del match un bandierone con i colori dell’Uc AlbinoLeffe.»

 

albinoleffe tifosi
La Vecchia Guardia dell’AlbinoLeffe (foto twitter/UCAlbinoLeffe)

 

 

Prima il miele poi la pillola, verrebbe da dire. Prima cioè si giustifica l’ideazione, creare un robot con l’obiettivo di colmare, simbolicamente si badi bene, il vuoto dei tifosi in carne ed ossa – detto per inciso, l’area di Zanica è stata una delle più colpite dalla pandemia. Poi, si va a sottolineare l’avanguardia della cosa. Ma non è tutto. Continua infatti la nota del club:

 

«La volontà è quella di rispettare il ruolo dei tifosi rendendo omaggio alla passione che ognuno di loro nutre verso la propria squadra del cuore, nella speranza di riabbracciarli al più presto allo stadio.»

 

Non che l’AlbinoLeffe abbia mai avuto chissà quale tifoseria, ma stupisce – a maggior ragione – che la volontà di creare un tifoso robot sia dovuta al rispetto del ruolo dei tifosi. Dall’inizio della pandemia ad oggi ne abbiamo viste parecchie: dalle coreografie digitali ai tifosi su led, dalla sonorizzazione tv del finto pubblico alle sagome cartonate dei tifosi in tribuna – un’idea che si avvicina ai cimiteri messicani, ma con meno folclore. Ora, infine, il tifoso robot, a testimoniare una nuova fase del calcio, in linea con la nuova normalità paventata dalle autorità mondiali.

 

 

Il progetto del presidente Andreoletti è senza dubbio un unicum nel panorama italiano. In un momento storico difficile, in cui più che investire si pensa a risparmiare, quello dell’AlbinoLeffe è un piano da applaudire e sposare. Del robot, certo, si poteva tranquillamente fare a meno, ma l’importanza della piazza e della tifoseria dell’AlbinoLeffe non hanno che da guadagnarci. In attesa di vedere una curva di robot a sostegno di ragazzi cresciuti a pane e pallone, comunque, l’AlbinoLeffe ha iniziato a fare sul serio.

 

 

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