Carrello vuoto
Storie
4 Ottobre

Alexis Argüello, l’eroe fragile del Nicaragua

Rivoluzione, tradimento e autodistruzione di uno tra i migliori pugili di sempre.

Nella canzone Robespierre del gruppo reggiano Offlaga Disco Pax c’è un passaggio che cita, parlando dei ricordi di quegli anni un po’ cazzari a cavallo del 1980, “I sandinisti al potere in Nicaragua”. È proprio questo piccolo Stato del Centroamerica ad essere la cornice turbolenta nella quale si incastona questa storia. Una storia di sport e di politica. La storia di un pugile da Hall of Fame e della sua vita tribolata. La storia di un uomo sopraffatto dal peso del suo ruolo. La storia di un’esistenza tragica, instabile, profondamente plasmata dal contesto storico in cui è stata giocoforza risucchiata. La storia di Alexis Argüello, “El flaco explosivo”, campione mondiale in tre diverse categorie di peso.

 

 

 


PRIMO ROUND – ASCESA


 

Riavvolgere il nastro della vita di Argüello è impossibile senza inserirla nel tempo e nel luogo che le competono. Alexis nasce nel 1952 a Managua, capitale del Nicaragua. Questa landa nel cuore dell’America Centrale, ex colonia spagnola e messicana, diventa indipendente nel 1838 ma ben presto finisce nel mirino imperialista degli USA che la occupano militarmente per più di 20 anni, dal 1912 al 1933. L’invasione del Nicaragua rientra infatti all’interno della cosiddetta “Guerra della banana”, ovvero quell’insieme di manovre militari in America Latina volte a garantire il dominio statunitense su tutta la regione.

 

 

Così, quando un gruppo di guerriglieri capeggiati da Augusto César Sandino costringe alla ritirata i Marines, la rappresaglia a stelle e strisce non si fa attendere. Sandino – che darà il nome all’omonimo movimento politico – viene assassinato a tradimento e il golpe successivamente orchestrato porta al comando la famiglia Somoza, nel più classico esempio di dittatura militare e oppressiva filostatunitense tanto in voga nell’America Latina del ventesimo secolo.

 

Augusto César Sandino, leader della resistenza nicaraguense contro l’esercito d’occupazione degli Stati Uniti.

 

 

Alexis cresce in pieno regime somozista, ed è un ragazzo esile, non ha i guantoni cuciti addosso. Come raccontato in una splendida biografia a puntate di ESPN, le sue qualità pugilistiche vengono riconosciute tardi, senza permettergli di avere alcun tipo di formazione tecnica: ad accorgersi del suo talento è il cognato Eduardo Mojica, che gli propone il primo incontro all’età di 16 anni contro il panamense Amaya. Lo perde, ricevendo comunque 100 cordobas, ma impara una lezione fondamentale:

 

«Quella sconfitta mi ricordò che i soldi non sono tutto nella vita, l’orgoglio è più importante»

 

Nonostante l’esordio infelice, Argüello sa di poter arrivare in alto. Negli anni affina la tecnica e migliora la pulizia dei colpi, mantenendo quell’aggressività che gli vale il soprannome di “Flaco Explosivo”. Il suo jab sinistro diventa praticamente ingiocabile, e dopo un primo assalto al titolo mondiale fallito contro il panamense Marcel, il 23 novembre del 1974 stende il messicano Olivares in 13 riprese e si consacra campione mondiale dei pesi piuma: è il primo nicaraguense della storia a riuscirci.

 

Alexis Argüello
Il micidiale punch mancino di Alexis Argüello

 

 

Il suo talento conosce l’apoteosi negli anni successivi, dove difende con successo il titolo per ben cinque volte. Nel 1978 sale di categoria di peso, ma il leitmotiv non cambia: il 28 gennaio sconfigge in 13 riprese il portoricano Escalera e viene incoronato campione dei superpiuma. La sua galoppata verso la gloria sembra inarrestabile: dentro al ring è un predatore perfetto. Ma è fuori, dove è costretto a gestire il suo ruolo da personaggio sportivo nazionale, che si consuma la sua tragedia.

 

 

 


 GONG – L’ESILIO


 

Dopo quasi 45 anni di dittatura somozista, i sandinisti cominciano a sentire l’odore del sangue di un regime agonizzante, che anche gli stessi Stati Uniti hanno smesso di appoggiare. In cerca di qualsiasi appiglio per riacquistare prestigio, Anastasio Somoza vede in Argüello la sua gallina dalle uova d’oro. Il pugile più forte al mondo come volto della propaganda: l’ideale per dare ossigeno alla propria leadership.

 

 

Attraverso la mediazione di Eduardo Román, amico e consigliere di Alexis, Somoza riesce a manipolare il campione, strumentalizzando la sua popolarità: sono tante le belle parole spese da entrambi in quegli anni, insieme a foto di eventi pubblici che li ritraggono insieme, sorridenti. In cambio, Somoza finanzia gli incontri di Argüello, a cominciare dal suo primo assalto al titolo contro Marcel. Un do ut des che sembra stare bene a entrambi, nonostante paia chiaro come Alexis non abbia l’esatta percezione del suo ruolo fuori dal ring. In fondo, come dirà lo stesso Román, era solo «un muchacho ingenuo».

 

Anastasio Somoza, dittatore del Nicaragua dal 1967 al 1979. È stato assassinato ad Asunción, in Paraguay, il 17 settembre 1980, dove viveva esule. (Photo by Central Press/Getty Images)

 

 

Ma non c’è propaganda che tenga di fronte all’avanzare dei sandinisti. Somoza inizia a traballare e dubita di tutti: anche Argüello e Román finiscono per perdere la protezione di cui godevano. I tempi sono maturi per la rivoluzione, e Argüello, che si è sempre definito “un hombre del pueblo” (un uomo del popolo), decide di esporsi pubblicamente. L’8 luglio del 1979, cinque mesi prima del trionfo sandinista, Argüello sale sul ring del Madison Square Garden di New York con la bandiera del Fronte Sandinista, per un match contro il messicano Limòn.

 

 

La scelta, però, non sembra essere sufficiente per togliere l’etichetta di controrivoluzionario che i sandinisti gli hanno già appioppato. Così, una delle prime decisioni del Frente Sandinista de Liberación Nacional (FSLN) una volta al potere è proprio quella di punire il pugile, che viene esiliato con l’esproprio di tutti i suoi beni. È un duro colpo per Alexis, che è nel prime della carriera e acclamato eroe in Nicaragua. Si sente tradito dai sandinisti, e fin da subito le sirene statunitensi cominciano a tentarlo.

 

 

 


AL TAPPETO – PAURA E DELIRIO A MIAMI


 

Gli Stati Uniti, in piena Guerra Fredda e con Fidel Castro in pompa magna, si leccano i baffi quando Argüello comunica la decisione di trasferirsi a Miami: il fenomenale pugile che trova asilo negli USA come emblema del fallimento dei sistemi socialisti. E lo stesso Argüello finisce dentro la giostra senza neanche accorgersene: diviene presto il simbolo dell’anticomunismo in America Centrale, idolatrato dagli esuli cubani che riempivano le strade di Miami in quegli anni. Arriva persino ad affiliarsi per alcuni anni al gruppo di controrivoluzionari chiamato “La Contra” e a relazionarsi con membri della CIA. Dalla bandiera sandinista esposta al Madison Square Garden sembra passato un secolo.

 

 

Ancora una volta, l’impressione è che Argüello non abbia la piena percezione del suo ruolo fuori dal quadrilatero. Dentro è un’altra storia, e nemmeno l’esilio riduce l’aura di imbattibilità che emana. Nel 1981 sale ai pesi leggeri e batte l’inglese Watt a casa sua, portando a tre le categorie di peso in cui è campione del mondo: è il sesto pugile della storia a riuscirci. Difenderà il titolo altre quattro volte, fino al 1982. Miami lo tratta come una celebrità, ospitandolo persino un suo divertente cameo in Miami Vice, serie culto della città negli anni ’70, dove interpreta un trafficante. Rallentare non è un’opzione: il passo successivo è diventare campione del mondo della categoria di peso successiva, quella dei superleggeri. Ma è proprio quando vedi il mondo dalla cima che inizia la discesa.

 

Argüello Stallone
Alexis Argüello dal jab mancino al jet-set americano

 

 

Il 12 novembre 1982 Argüello sfida il campione del mondo in carica Aaron Pryor con il vento in poppa. A sorpresa, l’americano lo manda KO in 14 riprese, al termine di un incontro con tante chiavi di volta, tra cui una bottiglietta sospetta che avrebbe rinvigorito Pryor proprio nel momento della sua massima flessione. La sconfitta è devastante per il nicaraguense, che non si riprenderà mai più realmente. Il 9 settembre del 1983 va in scena la rivincita: Alexis viene di nuovo sopraffatto, questa volta in dieci riprese. È la pietra tombale della carriera professionistica del “Flaco Explosivo”.

 

 

Argüello è distrutto, non riesce ad accettare il suo declino. Il sogno si è frantumato su di lui con violenza inaudita. La Miami degli anni ’80 – non proprio la Siberia – lo inghiotte senza risputarlo: iniziano a essere sempre più frequenti le nottate a ritmo di whisky e cocaina. I primi segni della depressione iniziano a manifestarsi. Non ha più la forza di combattere: la lontananza dal ring lo logora, e la situazione precipita velocemente. Cambia mogli e spende soldi con la stessa velocità con cui una volta sferrava diretti, e il suo stile di vita diventa insostenibile economicamente. Ma nel mezzo della bufera, ecco il faro: caduto il governo sandinista, nel 1990 gli viene concesso di tornare a casa.

 

 

 


KNOCK OUT


 

In terra natia Alexis riassapora l’amore della sua gente, e tenta di affrontare le proprie dipendenze, lontano dalle luci mefistofeliche di South Beach. A diventare sempre più arido però, è il suo conto in banca. Alexis ha debiti enormi negli Stati Uniti, che lo costringeranno a tornare sul ring altre due volte: la sconfitta del 1995 contro Walker è il suo ultimo match. Chiuderà con 82 vittorie – di cui 64 per K.O. – su 90 incontri: la rivista Associated Press lo classifica al primo posto tra i pesi superpiuma del ventesimo secolo.

 

 

Gli anni scorrono sulla pelle di Argüello, e i suoi problemi di depressione non sembrano mai affievolirsi del tutto, nonostante i numerosi centri di recupero frequentati. In uno di questi però conosce Francisco Lopez, militante sandinista, che lo mette in contatto con il neoeletto Presidente Daniel Ortega. Come il figliol prodigo, Alexis ha un riavvicinamento spontaneo alla politica. Ortega gli chiede perdono per la scelta di punirlo nel 1979 in quanto simbolo antirivoluzionario, e Argüello riabbraccia l’ideologia del partito. Diventa attivista, fino a farsi eleggere  – non senza polemiche – sindaco della capitale Managua, nel 2008; nello stesso anno è portabandiera alle Olimpiadi di Pechino. L’inaspettato ritorno alla vita politica pare dargli nuova linfa, ma i demoni che albergano nel suo cuore sono ancora pulsanti. Pronti ad incendiare la sua vita, per l’ultima volta.

 

Alexis Argüello, con sullo sfondo la bandiera del Nicaragua

 

 

La tragedia si consuma il primo luglio del 2009. A 57 anni, Alexis Argüello si spara un colpo di rivoltella in testa di fronte alla quinta moglie, Karla Rizo. Le dinamiche degli eventi di quella sera non sono ancora state completamente chiarite: anche se il suicidio è quasi certo, non è stata fatta completa chiarezza su quanto accaduto. Nel momento in cui la risalita dagli inferi sembrava possibile, la malattia gli sferra il montante più duro di tutti.

 

 

Ma cosa resta del “Flaco Explosivo”? Al di là della sua straordinarietà all’interno del quadrilatero, Alexis Argüello ha rappresentato meglio di chiunque la fragilità del personaggio sportivo. La discrepanza dei codici comunicativi tra lui e la politica, la manipolazione continua della sua straordinarietà, le tentazioni di una vita frenetica sono stati letali per un uomo emotivamente debole e ingenuo. Mentre Muhammad Ali era un pugile anche fuori dal ring, Alexis Argüello non ebbe mai la forza di rispondere a dovere agli schiaffi del mondo. E forse è proprio questo che lo rende un eroe romantico.

 


Immagine di copertina @Rivista Contrasti


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Valerio Santori
7 Febbraio 2022

I want you, Serie A TIM!

Siete pronti a trasferirvi a Nuova York?
Altri Sport
Antonio Aloi
11 Ottobre 2021

Fury sconfigge Wilder, il gioiello mancante sulla corona del Re

Lo scontro della T-Arena è stato il coronamento di un percorso intrapreso anni fa da Tyson Fury.
Altri Sport
Antonio Aloi
26 Settembre 2021

Joshua vs Usyk, il ritorno della grande Boxe

L'incontro nella contea del Middlesex è stato tutto ciò che il Pugilato con la P maiuscola esige.
Altro
Antonio Aloi
1 Agosto 2021

Irma Testa, nella direzione giusta

La rivincita della scuola pugilistica italiana.
Ritratti
Giacomo Rossetti
16 Luglio 2021

Arturo Gatti, o dell’elogio del dolore

Non è stato il più forte, non è stato il più tecnico. Ma è stato uno dei pugili più appassionanti mai saliti su un ring.
Cultura
Edoardo Franzosi
2 Luglio 2021

Lo sport secondo Ernest Hemingway

Il 2 luglio del '61 moriva suicida un'icona del Novecento.
Ritratti
Raffaele Cirillo
1 Aprile 2021

Arrigo Sacchi, l’eretico

Le rivoluzioni si fondano sempre su un amore divenuto ossessione.
Interviste
Gianluca Losito
15 Marzo 2021

Clemente Russo, una vita sul ring

Intervista con il pugile campano, pronto per la sua quinta Olimpiade.
Editoriali
Alberto Fabbri
27 Febbraio 2021

Controstoria del tifo americano

Non tutti negli USA si accontentano dello Sports Entertainment.
Altro
Luca Pulsoni
26 Febbraio 2021

La guerra di Chuck Wepner

Il vero Rocky Balboa era un personaggio da romanzo.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
1 Gennaio 2021

Stadi Uniti

Il sogno americano non è un ideale sportivo.
Tennis
Gianluca Losito
28 Novembre 2020

L’eredità sportiva di Thomas Sankara

La passione per lo sport del leader panafricano ha segnato il Burkina Faso.
Altro
Andrea Catalano
7 Novembre 2020

Pugni e carezze alla Vucciria

Pino Leto e il pugilato come riscatto dei giovani palermitani.
Ritratti
Antonio Aloi
5 Agosto 2020

Manny Pacquiao va ben oltre lo sport

Orgoglio combattente delle Filippine, ma anche riferimento di popolo.
Calcio
Lorenzo Fabiano
19 Giugno 2020

Le rivoluzioni non si fanno a Torino

I bianconeri sono voce di palazzo, non urla di piazza.
Storie
Vito Alberto Amendolara
14 Giugno 2020

Il Che Guevara sportivo

Se la dimensione sportiva segna la vita del guerrigliero più famoso.
Storie
Mattia Azario
5 Giugno 2020

Ali vs Frazier: la storia dell’odio più grande

L'epica e drammatica rivalità tra due uomini tremendamente diversi.
Storie
Antonio Aloi
13 Aprile 2020

L’epica della scuola pugilistica italiana

La Nobile Arte scorre nelle vene del Bel Paese.
Ritratti
Diego Mariottini
2 Aprile 2020

Santo Puskás

In Ungheria il culto di Puskás sfiora il divino.
Interviste
Antonio Aloi
26 Marzo 2020

Giovanni De Carolis e il senso della boxe

Intervista con Giovanni De Carolis, degno rappresentante del vero spirito italiano: umile e talentuoso lavoratore con lo spirito in fiamme ed il sorriso gentile.
Storie
Alberto Fabbri
12 Marzo 2020

Il D’Annunzio sportivo

Un ritratto del Vate attraverso lo sport.
Recensioni
Leonardo Aresi
10 Febbraio 2020

Nino Benvenuti, il mio esodo dall’Istria

Quando la storia di un pugile si intreccia con quella di un intero popolo.
Ritratti
Alberto Maresca
21 Novembre 2019

Carlos Monzòn

Le origini, il talento, la violenza.
Papelitos
Federico Brasile
26 Ottobre 2019

Ibrahimovic, uno sbruffone invecchiato

Fino a quando dominava poteva permettersela, ma oggi l'arroganza di Ibrahimovic è diventata semplicemente patetica.
Storie
Maurizio Fierro
25 Maggio 2019

Boxe e danza nella Parigi degli “anni folli”

Quando l'uomo lottatore e la donna danzante diventarono sineddoche di una differente visione estetica.
Altro
Matteo Fontana
20 Febbraio 2019

Tyson vs. Douglas, la caduta di un imperatore

Quando King Kong cadde dall'Empire State Building.
Storie
Maurizio Fierro
12 Novembre 2018

Schmeling contro Bonaglia

Quando la dittatura sfidò la democrazia.
Ritratti
Matteo Latini
16 Giugno 2018

Roberto Durán, Manos de Piedra

Leggero e violento, come nessuno prima di lui.
Storie
Maurizio Fierro
8 Gennaio 2018

The Big Fight, l’incontro tra Muhammad Ali e Joe Frazier

8 marzo 1971: Black Pride al Madison Square Garden.
Storie
Gezim Qadraku
6 Gennaio 2018

Iran contro Usa, la madre di tutte le partite

L’importanza del calcio nelle relazioni tra Iran e Stati Uniti d’America.
Editoriali
Andrea Antonioli
23 Ottobre 2017

Elogio della guerra

Il calcio è stato trasformato in uno spettacolo, e come tale deve sottostare alle leggi dello show business.
Storie
Maurizio Fierro
15 Ottobre 2017

L’ultimo dribbling

La sfortunata storia di Gigi Meroni, il calciatore beat.
Storie
Maurizio Fierro
9 Settembre 2017

Scacco matto

Quando pallacanestro e scacchi significarono Guerra Fredda.
Ritratti
Maurizio Fierro
29 Giugno 2017

Primo Carnera

L’uomo più forte del mondo.
Storie
Maurizio Fierro
23 Giugno 2017

La donna del capo

Fra Oscar e Sally nasce un'amicizia particolare, foriera di sinistri presagi.
Storie
Maurizio Fierro
15 Giugno 2017

The Rumble in the Jungle

Uno scontro consegnato alla leggenda.
Altro
Maurizio Fierro
8 Giugno 2017

Fervore albiceleste

Firpo, Gardel, Di Giovanni: boxe, tango ed anarchia nella Buenos Aires degli anni Venti.
Altro
Maurizio Fierro
2 Giugno 2017

Jack Johnson e la ricerca della speranza bianca

Un viaggio alla scoperta della grande boxe d'oltreoceano nel primo Novecento e delle tensioni razziali che imperversavano in quegli anni.
Editoriali
Andrea Antonioli
3 Maggio 2017

Hasta el Cholo siempre

Apologia del cholismo, dopo la nottata più difficile.
Altri Sport
Alberto Girardello
1 Maggio 2017

Trionfo di pugni sotto l’arco di Wembley

Cronaca di una sfida già nella leggenda.
Calcio
Gezim Qadraku
14 Febbraio 2017

Mentalità tedesca

La rivoluzione del calcio tedesco. Come si costruisce una nazionale capace di classificarsi sempre sul podio.
Calcio
Luca Giorgi
6 Febbraio 2017

Sport USA e getta

Dobbiamo essere chiari, per come intendiamo noi lo sport gli Stati Uniti non hanno una cultura sportiva.
Altri Sport
Lorenzo Cafarchio
17 Novembre 2016

Abbiamo ancora bisogno di Tyson Fury

Dai titoli mondiali alla disintossicazione per cocaina, la parabola di Tyson Fury, così chiamato in onore di Iron Mike, sembra finita. Bipolare e inadatto per le mezze misure, è uno dei personaggi più discussi (e geniali) della boxe.