Carrello vuoto
Recensioni
30 Novembre

All or Nothing Juventus, o della crisi di identità

Marco Armocida

23 articoli
Che cosa ci ha detto la serie prodotta da Amazon.

All or Nothing Juventus ripercorre lo scorso campionato, quello con Pirlo in panchina. È una stagione calcistica complicata, che vede la Juventus protagonista di un cammino incerto e insolitamente altalenante. Il tema ricorrente è l’inseguimento del tanto agognato decimo scudetto. Il prodotto non è memorabile e si sviluppa attraverso temi piuttosto ripetitivi. Tuttavia, alcune scene meritano attenzione perché certificano il difficile momento di transizione di una società che ha dominato gli ultimi nove anni in Italia e che ora è nel pieno di una crisi identitaria.

A colpire innanzitutto è l’assenza di tre protagonisti: Paulo Dybala, Andrea Agnelli e Igor Tudor.

Il primo non compare praticamente mai. L’argentino, quest’anno vicecapitano, non emerge come leader all’interno dello spogliatoio. Quando si tratta di alzare la voce, la Joya non c’è mai. Il secondo appare a sprazzi, nel primo e negli ultimi episodi. All’inizio il presidente bianconero afferma che la stagione passata (quella con Sarri) è stata una “merda” e che crede fortemente in Pirlo. Alla squadra nel settimo episodio espone poi le sue teorie sul calcio moderno e sulla necessità di rinnovarlo. Singolare è la reazione di Cristiano Ronaldo: mentre Agnelli parla di Superlega, CR7 si gratta la testa ed è visibilmente annoiato. Tudor, infine, proferisce le sue uniche parole soltanto nell’ultimo episodio. Al tavolo dei tattici prima delle partite parlano tutti: Pirlo, Baronio e Gagliardi. Tutti tranne Tudor.


All or Nothing Juventus è una serie Amazon che ha già mietuto altre vittime illustri (Manchester City, Arsenal, Tottenham, prossimamente Bayern Monaco): per capire l’evoluzione del calcio occorre studiarla con chi è protagonista dei suoi cambiamenti. Iscriviti a GEM Sport!


La dirigenza della Juventus, in generale, non ne esce benissimo. Le telecamere riprendono diverse volte i principali dirigenti in preda a deliri isterici. Nedved in primis, che dopo la sconfitta con il Benevento afferma furente di voler entrare nello spogliatoio e “spaccare la testa a tutti”. Paratici, che predica calma e ricorda più volte le oggettive difficoltà di un anno così anomalo, è spesso confusionario. Il culmine è una scena di fine agosto 2020. A pochi giorni dalla fine del calciomercato e dall’inizio del campionato, Paratici si rivolge a Nedved, ricordandogli come sia necessario acquistare quanto prima un attaccante.

Paratici: «Pavel, non possiamo più aspettare un minuto, bisogna chiudere un centravanti, anche perché domenica giochiamo con Cristiano e con Dejan. Dybala è fuori e non abbiamo neanche cambi».

Nedved: «Cioè dobbiamo prendere un attaccante domani mattina?».

La Juventus, che più di ogni altra squadra in Italia (e forse non solo) aveva fatto della programmazione un suo punto di forza, si ritrova a dover prendere decisioni in maniera avventata e improvvisata. Il fil rouge che lega quasi tutti gli episodi è la mentalità vincente della squadra e della società. Buffon, Chiellini e Bonucci sono chiamati spesso davanti alle telecamere per spiegare cosa significhi giocare per questi colori. Nell’ultimo episodio Bonucci è a pranzo con Chiellini: Bonucci: «non so che farai il prossimo anno…», Chiellini: «il primo ad abbandonarci è stato Claudio, poi Barzaglione, ora Gigi… io ormai sono il prossimo». Bonucci: «mi avete lasciato da solo», Chiellini: «l’ultimo rimani te», Bonucci: «magari un altro anno insieme, almeno ce la spartiamo un po’».

Lo scambio di battute si svolge su un tono informale, amichevole. Il messaggio di fondo è però eloquente: manca la juventinità, quel DNA vincente che ha caratterizzato le vittorie più recenti. Gli sfoghi rabbiosi dei senatori negli spogliatoi (Bonucci su tutti) cadono spesso nel vuoto e certificano uno scarto tra i più vecchi e gli ultimi arrivati. La sensazione evidente è che giocatori nuovi come Arthur, Ramsey e Rabiot non abbiano compreso alla perfezione dove si trovino. Gli sguardi di questi giocatori sono vitrei, assenti. Le parole di Bonucci a Chiellini assumono i contorni di una speranza d’aiuto. Del resto, lo dice anche Chiellini all’inizio del primo episodio: i più vecchi devono far capire a chi arriva cosa sia la Juventus. Più passa il tempo, più il compito è arduo.

all or nothing juventus
La locandina di All or Nothing: non a caso, Bonucci e Chiellini stanno in mezzo a tre “giovani” come McKennie, Chiesa e Morata

A recitare un ruolo di primo piano è chiaramente Cristiano Ronaldo. CR7 è un alieno, nel senso latino del termine: è estraneo all’ambiente che lo circonda. È sempre nudo e i suoi addominali rappresentano un motivo ricorrente di tutta la serie. Davanti alle telecamere parla soltanto inglese e con i compagni adotta un idioma che è a metà tra l’inglese e lo spagnolo. CR7 è sempre perfetto e non è mai a disagio: «So cosa devo fare per essere il migliore. Sono io il mio medico, il mio nutrizionista, il mio allenatore mentale». Il momento più interessante della serie avviene durante l’intervallo di Juventus-Porto. Il portoghese è furente, nervoso: «stiamo giocando una merda… una merda! Questa è la Champions League, ci va personalità!». Cuadrado: «stai tranquillo, stai tranquillo, devi essere un esempio per tutti».

Ronaldo: «Stiamo giocando di merda, io compreso».

Quando la partita finisce il clima è ovviamente peggiore: la Juventus è eliminata dalla Champions League. La telecamera si sofferma su Cristiano Ronaldo, che piange coprendosi con le mani il volto. L’uomo scolpito nel marmo, il dio greco depilato che parla soltanto in inglese e ha 300 milioni di followers su Instagram, non riesce a darsi pace. Le sue lacrime sono sincere, puerili. Ronaldo piange come Achille e così come l’eroe acheo vorrebbe qualcuno da stringere, una madre a cui prostrarsi e a cui sputare tutti i suoi tormenti.

Ronaldo è un uomo solo: il fulgore della sua sicumera lascia spazio all’oscurità del suo abisso. È deluso dalla sconfitta, certo, ma soprattutto da se stesso. Ronaldo, l’infallibile Cristiano Ronaldo, è travolto da un’insopportabile sensazione che non conosce: il fallimento. È questo l’unico momento in cui Cristiano Ronaldo appare davvero nel contesto. È nel destino di delusioni europee che le storie parallele di Ronaldo e della Juventus possono incrociarsi, almeno per un attimo. CR7 che piange con la maglia bianconera è un tifoso qualunque e non più un divo inarrivabile: il portoghese è finalmente un simbolo vicino e tangibile.



La conclusione è affidata ad Andrea Pirlo, che nel corso degli episodi mantiene una calma e una dignità davvero invidiabili. Eccezion fatta per i suoi sfoghi ad alta voce (che stridono terribilmente con la sua personalità), è forse il personaggio che esce più a testa alta. L’allenatore guarda nel vuoto verso il centro dello stadio. Lo sguardo è attonito, quasi apatico. Pirlo, vincitore di due trofei e protagonista di un’insperata qualificazione in Champions League, non verrà confermato a fine stagione. Alla luce dei risultati della stagione corrente, prendersela soltanto con lui è come guardare il dito e non la luna.

I limiti strutturali di questa squadra (e società) sono evidenti e anche All or Nothing Juventus permette, almeno in parte, che emergano. In generale, la sensazione è che la narrazione trionfalistica di questa serie mal si addica a una stagione deludente. L’empietà delle telecamere, che profanano un luogo sacro come lo spogliatoio, rivela il momento di difficoltà e transizione di una squadra lontana dai suoi giorni migliori. La serie poteva essere la testimonianza epifanica di un ciclo di dieci anni di vittorie, è stato l’autunno di una crisi che non lascia intravedere, ancora oggi, un nuovo inizio.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Michelangelo Freda
27 Novembre

Supercoppa Italiana, un’ipocrisia nazionale

Dai segni rossi sul viso alla finale di Supercoppa in Arabia Saudita la strada è breve.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Papelitos
Luca Pulsoni
1 Settembre

Alleluja! Il mercato è finito (forse)

Siamo usciti stanchi e nauseati da questa sessione.
Papelitos
Filippo Peci
18 Aprile

Il crepuscolo degli idoli

Le polemiche degli ultimi giorni non fanno altro che dimostrare come i vecchi eroi sportivi italiani non siano più in grado di competere.
Calcio
Diego Mariottini
29 Maggio

Heysel, le voci di una strage

Trentacinque anni fa una delle più grandi tragedie del calcio italiano ed europeo.
Papelitos
Federico Brasile
2 Novembre

La copertina va alla Roma

Torna la miglior espressione del Bar Sport, in cui raccontiamo a modo nostro le notti europee delle italiane.
Calcio
Annibale Gagliani
16 Febbraio

Nocturne Pirlo

Le vicende artistiche di Pirlo e Chopin si incontrano in Polonia.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
3 Dicembre

Mai più Pallone d’Oro

Un premio divenuto fatiscente, triste, di second'ordine.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Ritratti
Sabato Del Pozzo
26 Maggio

Osvaldo, una vita da Rockstar

La carriera Rock & Roll di un talento incompreso.
Papelitos
Lorenzo Santucci
2 Aprile

Andreazzoli e i pochi ma buoni

La sala stampa deserta per le parole di Andreazzoli denota mancanza di professionaità, maleducazione, superficialità: scegliete voi cosa mettere prima.
Papelitos
Andrea Antonioli
29 Aprile

Così parlò Max Allegri

Le dichiarazioni di Allegri nel post-partita accendono una speranza per l'essenza del calcio.
Editoriali
Lorenzo Santucci
5 Ottobre

Serie ASL

Nell'anarchia legislativa ci si fa giustizia da soli.
Recensioni
Luigi Fattore
3 Luglio

Storia d’Italia ai tempi del pallone

Un album dei ricordi, tra le parole di Darwin Pastorin e le illustrazioni di Andrea Bozzo, che recupera il lettore a una dimensione pallonara sconosciuta al mondo di oggi.
Ritratti
Alberto Fabbri
1 Marzo

Giuseppe Meazza, il divo dai piedi d’oro

Alla scoperta di Peppìn, icona nerazzurra e monumento del calcio nazionale.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
8 Dicembre

Meno Sarri più Inzaghi

Lazio-Juventus non è stata una sorpresa.
Papelitos
Andrea Antonioli
19 Dicembre

Nulla di nuovo sotto il sole

Gli spietati bianconeri ci hanno detto ancora una volta che Babbo Natale non esiste, e che sotto l'albero non troveremo nessun campionato aperto.
Papelitos
Matteo Paniccia
13 Gennaio

Agli ordini di Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo.
Papelitos
Marco Armocida
26 Agosto

Ci vuole equilibrio

La stampa italiana e la sindrome da titolite.
Calcio
Stefano Peradotto
30 Luglio

Anche l’esultanza è diventata marketing

Nel calcio odierno l'esultanza non è più una gioia collettiva e spontanea, bensì una questione di marketing profondamente individualista.
Papelitos
Leonardo Aresi
20 Aprile

Letteratura Camp Nou

Come gli antieroi bianconeri hanno partecipato alla canzone blaugrana.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
8 Maggio

Thierry Henry, immensamente bello

Il francese è stato soprattutto un miraggio estetico.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Settembre

Anche basta

Il terribile teatrino dei calciatori allenatori.
Critica
Pippo Russo
3 Novembre

Il portafoglio dagli occhi a mandorla

Champions League, Fritti Misti e letture esilaranti.
Storie
Maurizio Fierro
29 Maggio

L’arte di perdere

Quando la sconfitta diventa un’arte: maggio 1967, una primavera molto nera e poco azzurra.
Editoriali
Lorenzo Ottone
30 Gennaio

Claudio Marchisio è l’influencer perfetto

Il poster boy che tutte le multinazionali vorrebbero.
Calcio
Annibale Gagliani
28 Aprile

Mandzukic, il cervo bianco

Vivere lottando.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Interviste
Michelangelo Freda
25 Settembre

Tobias Jones – God save the Ultras

Intervista allo scrittore e giornalista inglese Tobias Jones, esperto di sottoculture italiane e del fenomeno ultras nel nostro Paese.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.
Calcio
Gianluigi Sottile
27 Ottobre

All or nothing: la strategia di Amazon nel calcio

Lo sport come nuova frontiera da conquistare.
Cultura
Annibale Gagliani
5 Luglio

Berlinguer, l’amore e il calcio

Il Compromesso storico, Agnelli, la Juventus e Togliatti.
Papelitos
Andrea Antonioli
29 Novembre

Buon sangue non mente

Bar Sport, Episodio II. Manifestazioni di giubilo ed entusiasmo della grande narrazione sportiva! Sotto l'albero di Natale potremmo avere ancora un campionato aperto!
Storie
Diego Mariottini
16 Gennaio

Prima dell’Heysel

A inizio 1985 Juventus e Liverpool, nella neve di Torino, si sfidarono per la Supercoppa europea: circa quattro mesi dopo ci sarebbe stato il duello ben più noto, nella tragedia dell'Heysel.
Papelitos
Federico Brasile
31 Luglio

Disfarsi di Kean è stato un affare

Gli sbrodolamenti dei media a favore di Kean non sono stati solo patetici, ma anche dannosi.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
16 Ottobre

Lezioni

Cosa ci ha insegnato l'8a giornata di campionato con il triplice incontro tra le prime (presunte) sei forze del campionato.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Novembre

La Juventus non doveva omologarsi

I rischi del voler diventare un “top club” a tutti i costi.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
11 Novembre

Cristiano Ronaldo non è la Juventus

L'ennesimo brutto episodio di un giocatore viziato e arrogante.
Ritratti
Maurizio Fierro
17 Gennaio

Giovanni Borghi, cuore e testa di Varese

Il Presidentissimo, simbolo di un'altro calcio e di un'altra imprenditoria.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
20 Luglio

Sarri alla Juventus è un problema estetico

Ogni aspetto del matrimonio tra Madama e il toscano è un fallimento.
Editoriali
La Redazione
5 Giugno

Cosa ci resta di Cardiff

La strada della progettazione è vincente e non si interrompe, ma c'è ancora molto lavoro da fare (specie per i giornalisti).
Papelitos
Lorenzo Santucci
2 Agosto

Senza CR7 e Neymar non è circo

Nei Paesi privi di cultura calcistica conta più il singolo della squadra, in una deriva individualista che sta spolpando il calcio.
Ritratti
Francesca Lezzi
21 Giugno

Michel Platini, il re istrione

Lo spirito francese espresso nel campo.
Papelitos
Luigi Fattore
18 Maggio

Le dittature sono noiose

La Juventus vince la finale di Coppa Italia senza grandi sforzi.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
11 Luglio

Cristiano Re

Alla fine è successo davvero.
Papelitos
Alberto Fabbri
16 Giugno

Da spettatori (divertiti) del Mondiale

Il bilancio dopo due giorni di Russia 2018.
Editoriali
Andrea Antonioli
7 Agosto

Allegri, l’Italiano perfetto

Intelligente, pratico e anti-dogmatico, anarchico ma conservatore.