Papelitos
15 Settembre 2022

Quanto è Vecchia questa Signora

Che fine ha fatto il genio di Max Allegri?

Abbiamo deciso anni fa di sposare l’Allegri pensiero. Una filosofia italianissima quella di Max, che – come sottolineato ieri ai microfoni di Sky – affronta le delusioni e le mancanze «non [con il] pensare, ma [con il] fare e [il] lavorare». Il suo è un modo di interpretare il calcio che scava nelle radici dei Galeone e dei Rocco, ma che lo accomuna ad alcuni grandi vincenti del calcio contemporaneo come Capello e Ancelotti, o José Mourinho. Il quale ha detto, dopo la vittoria con l’Empoli, una cosa a nostro avviso interessante, e molto attinente con la crisi della Juventus:

«quando allenavo l’Inter, le squadre medio-piccole si rintanavano dietro. Oggi provano a giocare, tutte. Si allenano come noi, pensano come noi: è difficile. Nessuna partita oggi in Serie A è scontata».

Ecco, non siamo sicuri che Allegri si sia reso conto di questo. Ieri in campo c’era il Benfica, non la Salernitana. Ma le due partite, in fondo, non sono andate così diversamente. Certo, i valori alla lunga vengono fuori, ma tanto domenica come ieri sera il copione dell’incontro è stato lo stesso: da una parte c’era una squadra propositiva, corta, aggressiva, con delle idee riconoscibili; dall’altra una squadra confusa, schizofrenica, slegata, «senza un’idea di gioco» (cit. Julio Cesar).

Calmi tutti: Allegri un’idea di gioco ce l’ha e come. Non possiamo credere il contrario, abbiamo troppa stima di lui. Nel momento del buio più totale, rimaniamo con Max. Eppure, qui c’è eppure grosso come i buchi lasciati ieri in campo dai bianconeri dopo i primi (entusiasmanti) 25’ di gioco. La Juventus ha iniziato la partita come già aveva fatto altre volte in questa stagione, pressando in avanti, non concedendo nulla dietro, soprattutto segnando (Milik al 3’, come a Firenze, e come Vlahovic contro la Roma) e creando tantissimo nei primi 10’ di gioco. Poi, come già accaduto in passato, il nulla cosmico, accentuato nello specifico da un avversario – il Benfica – che sa come mettere in imbarazzo chiunque, figuriamoci la Juventus di ieri sera. Lo ha detto Giovanni Guardalà, lo ribadiamo parola per parola noi: i giocatori della Juventus nella ripresa sembravano terrorizzati, immobilizzati. Come chi ha appena visto un fantasma, o – più precisamente – il proprio fantasma passargli davanti.

Semplice come la filosofia che Allegri va profetizzando, il giudizio attuale sulla Juventus (tutt’altro che definitivo) non deve essere abbellito da strani voli pindarici: disastro. Disastro che prima di essere tattico ci sembra psicologico. La squadra parte in un certo modo e poi, per i restanti 70’, fa l’opposto (ma come sottolineato da Milik non può essere un problema fisico). Perde le distanze con una facilità preoccupante, non gioca più di squadra ma si affida alle residue forze dei singoli, spesso – se non sempre – annebbiati sul da farsi. D’accordo, Vlahovic deve migliorare tecnicamente (anche ieri quanti errori), ma quanti palloni gli arrivano a partita? Quanto campo percorre, quanto deve lottare prima di costruirsi una mezza (e sporca) occasione da rete? È vero, Paredes deve entrare in condizione, ma perché se lui cala la Juventus cessa di avere un centrocampo? Per non parlare della (ormai antica e dimenticata) solidità difensiva: se la Juventus di Allegri faceva della compattezza dietro il suo marchio di fabbrica, ora si sfalda come il burro, e Bremer – gigante sulle spalle dei nani – non può coprire da solo un intero reparto.

È arrivato il momento, insomma, che Allegri faccia un passo indietro per meglio calcolare l’incedere. La sensazione – e questo è ciò che più dovrebbe preoccupare Max, mascheratamente sereno davanti alle telecamere – è che la squadra non giochi più come una squadra. Al diavolo chi dice che le squadre di Allegri non hanno un’identità. Ce l’hanno e come, ma noi in questa Juventus non riusciamo neanche a intravederla. È certamente un problema di gioco, ma è a nostro avviso anche e soprattutto un problema di spogliatoio, di uomini forti che sappiano meritarsi un destino forte. Come si spiega altrimenti l’affermazione di Bonucci (non uno qualunque nelle gerarchie) che si è detto «preoccupato» con quella di Allegri, che ha parlato di «accettare il momento» e «guardare alla sfida di domenica»? Certamente, non siamo così sciocchi, Max ha voluto spegnere il fuoco. Ma intanto il fuoco – almeno da parte dei tifosi – è stato acceso da tempo. Fischi come ieri sera allo Stadium non si sentivano da tempo. La Signora s’è fatta Vecchia, letteralmente. E anche se siamo solo a settembre, la stagione corre sempre più veloce.

Gruppo MAGOG

Ancelotti, il più grande di tutti
Estero
Gianluca Palamidessi
02 Giugno 2024

Ancelotti, il più grande di tutti

Nel club che sta sopra tutto.
Ma quale sfortuna
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Maggio 2024

Ma quale sfortuna

La Fiorentina ha giochicchiato, l'Olympiakos, meno forte di lei, ha vinto con merito.
L’Atalanta entra in un’altra dimensione
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Maggio 2024

L’Atalanta entra in un’altra dimensione

Cosa significa il trionfo sul Leverkusen nella finale di Europa League.

Ti potrebbe interessare

L’Inter è di un altro livello, ma lo sapevamo
Italia
Giovanni Casci
05 Febbraio 2024

L’Inter è di un altro livello, ma lo sapevamo

Nulla di nuovo alla Scala del calcio.
Togliamoci la maschera
Italia
Gianluca Palamidessi
14 Gennaio 2023

Togliamoci la maschera

Di fronte a un Napoli così, la Juventus passa in secondo piano.
Dejan Savicevic, il Genio
Ultra
Enrico Leo
15 Settembre 2023

Dejan Savicevic, il Genio

Il Genio nato all'ombra dei Balcani che ha stregato l'Europa.
Le radici di Sadio Mané
Calcio
Gianluigi Sottile
10 Aprile 2020

Le radici di Sadio Mané

Conservare Dio e la propria cultura. Ignorare i media. Vincere.
Ci mancava solo la Conference League
Calcio
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.