Papelitos
14 Novembre 2022

Il calcio non funziona con gli #allegriout

Basta con gli hashtag e le cassanate.

La “resurrezione” della Juventus, come la chiama oggi il Corriere dello Sport, ancor prima che nei risultati si vede nell’atteggiamento, nella testa e nelle gambe; e ovviamente nel gioco. Ed è registrata da un dato su tutti: la Juve è di gran lunga la miglior difesa italiana (con 7 gol subiti, seconda la Lazio a 11) e la seconda miglior difesa nei primi cinque maggiori campionati europei (primo il Barcellona con 5 reti, a cui Xavi sta provando a dare un assetto nuovo).

Ma la ripresa bianconera, sugellata dalla sesta vittoria consecutiva in Serie A (12 gol fatti e 0 subiti nelle ultime sei), è anche la “rivincita di Max”, come scrive Tuttosport, facendo mea culpa sugli attacchi eccessivi – nei contenuti ma soprattutto nei toni – riservati al tecnico. Allegri non è oggi un mago della panchina come non era ieri un allenatore mediocre, il quale doveva i suoi risultati esclusivamente alla fortuna e alle contingenze storiche; un vecchio attrezzo arrugginito, superato e travolto dal progresso calcistico, incapace di dare un’anima e un gioco ad una squadra, questo almeno si diceva (e a gran voce). E allora smettiamola con la narrazione manichea, bianca o nera, letteralmente. Dopo la partita il tecnico ha detto ai microfoni

«io sono abituato a parlare poco, non mi piace dare spiegazioni. Nel calcio un giorno dici una cosa e il giorno dopo succede il contrario: su quest’aspetto qui il calcio è molto semplice, vanno vinte le partite».

Ha ragione da vendere, Allegri. Il punto non è il giudizio sulla Juventus e sul suo allenatore, ma il modo in cui si è formato ed espresso questo giudizio. Max ha commesso quest’anno degli errori così come ha fatto la dirigenza, lo staff, i giocatori, ma nel caso di Allegri questi errori hanno acquisito troppo presto la forma una condanna inappellabile e di una colpa quasi ontologica, metafisica: del peccato originale di non saper e poter più allenare nel football nerdistico del XXI secolo.

Il calcio allora è una cosa semplice, ma anche no. E gli stessi che criticano questo assunto e coltivano la logica della complessità sono i primi che ricorrono alle argomentazioni più semplificate, superficiali e ottuse che si sentano in giro. L’ennesima dimostrazione di quanto il calcio non possa essere ridotto ad hashtag, cassanate, campagne social e provocazioni continue, e di quanto il Bar Sport sia nobile nei caffè e nelle osterie della penisola, decisamente meno se tradotto nei piccoli e grandi schermi della narrazione sportiva.

Ti potrebbe interessare

Moggi è stato premiato al Senato
Papelitos
Lorenzo Solombrino
27 Marzo 2019

Moggi è stato premiato al Senato

Il riconoscimento alla carriera conferito a Luciano Moggi, in un'aula del Senato, è l'ennesima prova di un Paese senza memoria.
La Lazio di Sarri ha vinto anche i propri demoni
Critica
Gianluca Palamidessi
09 Aprile 2023

La Lazio di Sarri ha vinto anche i propri demoni

La Juventus di Allegri rimaneva l'unica big da battere.
Buon sangue non mente
Papelitos
Andrea Antonioli
29 Novembre 2016

Buon sangue non mente

Bar Sport, Episodio II. Manifestazioni di giubilo ed entusiasmo della grande narrazione sportiva! Sotto l'albero di Natale potremmo avere ancora un campionato aperto!
Caro Paul
Critica
Marco Armocida
04 Novembre 2023

Caro Paul

Lettera d'amore a Pogba.
Cristiano Ronaldo non è la Juventus
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
11 Novembre 2019

Cristiano Ronaldo non è la Juventus

L'ennesimo brutto episodio di un giocatore viziato e arrogante.