Carrello vuoto
Ritratti
18 Aprile

Andy Schleck

Davide Bernardini

21 articoli
Ritratto del campione lussemburghese: il legame con il fratello, il talento cristallino, il dualismo con Contador, il coraggio, la fantasia.

Quando Andy Schleck decide che è arrivato il momento di prendere il volo, mancano sessanta chilometri al traguardo. L’Izoard, in quel punto, si accartoccia in una esse, come ce ne saranno altre mille tra Alpi e Pirenei. Il lussemburghese attacca perché è costretto, il suo Tour de France non sta andando come vorrebbe e non riesce a credere che Voeckler, quella maledetta smorfia ambulante, sia ancora in maglia gialla. Il gruppo viene scosso dall’agitazione del momento, c’è già nostalgia della calma di qualche secondo prima. L’unico che tenta di rispondere a Schleck è Rolland, magro come i disegni stilizzati dei bambini. Il francese, qualche giorno più tardi, vincerà sull’Alpe d’Huez staccando Contador e il suo coraggio verrà premiato con la maglia bianca di miglior giovane. In quel momento, però, chiede troppo a se stesso. Andy Schleck sale come una motoretta e così Rolland, vedendolo sparire all’orizzonte, gli urla le stesse parole che Euridice bisbigliò a Orfeo nel momento in cui lui si voltò a guardarla violando la parola data a Persefone e Ade:

“Giusti dèi, che m’avvenne. Io manco, io moro”.

Vabbè, più o meno.
Andy Schleck ha il dorsale numero undici, un doppio uno oppure uno più uno uguale due, ovvero la distanza che c’è tra i suoi sogni e la cruda realtà.
Il vantaggio aumenta sensibilmente grazie anche allo splendido lavoro di Posthuma e Monfort, in fuga dalla mattina, che non si tirano indietro quando vedono sbucare il loro capitano. Un olandese e un belga, la loro professione è quella che più di ogni altra distingue il ciclismo dagli altri sport: sono dei gregari. Fanno più di quello che gli viene chiesto, barattano la soddisfazione con la solidarietà, non fanno mai domande e non si curano di eventuali risposte. Spremono il loro corpo per qualcun altro, vengono applauditi e elogiati per un lavoro che in un qualsiasi altro sport verrebbe etichettato come eccessivamente altruista o incredibilmente stupido. Soltanto un genitore è in grado di arrivare vicino al sacrificio tanto quanto un gregario.

 

Andy Schleck sa già che vincerà quella tappa, resta solo da capire l’ammontare del suo vantaggio. Dietro, intanto, sta andando in scena un canto del cigno generazionale: Evans, Voeckler, Fränk Schleck, Basso, nessuno si riconfermerà a questi livelli. Cunego ritarderà la sentenza di un anno, Samuel Sánchez ha ancora qualche cartuccia da sparare. Contador sulle rampe del Galibier sembra un corridore in disarmo e invece è soltanto al giro di boa della sua avventura. Un anno più tardi inizierà il dominio del Team Sky. Andy Schleck trionfa, la maglia gialla non arriva per poco, come andrà a finire è inutile ricordarlo. E’ la sua vittoria più spettacolare, più inaspettata, più significativa. E’ l’ultima, soprattutto.

Andy Schleck non ha ancora compiuto trentatré anni. È più giovane di Contador, Valverde, Wiggins, Gilbert, Nibali. Anche di Froome, Van Avermaet e Cavendish, che lo hanno preceduto di una ventina di giorni. Si è eclissato nella terza tappa del Tour de France 2014, quella che arrivava a Londra, quando la corsa francese non era ancora rientrata nei suoi confini naturali. Qualche mese più tardi avrebbe annunciato il ritiro dalle corse, una situazione che sembra surreale ancora oggi per la rapidità con la quale si è consumata. Il padre, Johny, ha partecipato a diverse Boucle e vinto una tappa alla Vuelta tra gli anni sessanta e settanta e anche il nonno, Gustav, fu ciclista qualche decennio prima. Johny raccontava storie di gare, soste ai bar e sigarette fumate e intanto il minore dei suoi figli si innamorava del ciclismo. Andy ha due fratelli: Steve, il maggiore, che alla bicicletta ha preferito la politica, e Fränk. Il legame che lega Andy a quest’ultimo sfugge a qualsiasi spiegazione. Pedalano insieme da una vita, sono anche saliti insieme sul podio del Tour de France. “Non ho mai pianto quando ho vinto una gara ma ho pianto quando ha vinto Fränk. Non ho mai pianto quando sono caduto e invece ho sempre pianto quando cadeva lui. Quando io ero a casa e lui in corsa raramente riuscivo a seguire la gara in TV. ” dice.

“Soffrivo troppo, avevo paura, la morte di Weylandt ce l’ho ancora nel cuore e ogni volta mi chiedevo dove fosse mio fratello, perché non spuntasse da quella curva”,

ha rivelato a Cyclist in una bellissima intervista uscita poche settimane fa. Secondo Cyrille Guimard, che lo ha avuto tra i dilettanti, il talento di Schleck era paragonabile a quello di LeMond, Hinault e Fignon.

 

Andy Schleck, oggi lavora nel suo negozio di bici a Itzig, in Lussemburgo, dopo aver lavorato impegnato nell’azienda del suocero che si occupa di impianti di riscaldamento e piscine.

 

Andy racconta che si sente defraudato del Giro d’Italia 2007, secondo alle spalle di Di Luca il quale avrebbe in seguito dichiarato di essersi aiutato con sostanze dopanti. E’ molto amico di Contador, “è simpatico e ogni tanto ci capita di cenare insieme”, e sull’episodio del salto della catena è serafico: “Io non lo avrei mai fatto ma evidentemente per lui fu la cosa giusta da fare. Dopo la tappa andai subito in TV per chiarire che da parte mia non c’era nessun problema. E comunque il Tour che mi hanno assegnato a tavolino non lo sento mio, tutti, e quindi anche io, sappiamo che è di Contador”. Il loro dualismo è l’ultimo ad aver veramente emozionato e diviso il pubblico dei grandi giri. Anche lo spagnolo non si è certamente dimenticato di quei giorni:

“Non me ne voglia Froome ma il talento più grande che abbia mai affrontato è Andy Schleck”.

Il giorno più bello della carriera del lussemburghese fu quello della Liegi-Bastogne-Liegi 2009, vinta con coraggio e fantasia. “Quell’anno andavo fortissimo, il successo alla Liegi lo pronosticai a Fränk la sera prima”. Per la prima e unica volta, ambizione e talento diventano una cosa in Andy Schleck.

Nella vita del lussemburghese oggi c’è una moglie, Jil – due figli – Lou e Teo e ancora tanto ciclismo. Lo segue, gli sembra ci sia tanta paura e poca fantasia, anche se poi rivela che il suo idolo d’infanzia era Indurain e allora è meglio cambiar discorso.

Bidon, in un ritratto dello scorso anno, raccontava del suo negozio a Itzig, periferia sud-est di Lussemburgo: il Tour de France 2017 ha deciso di omaggiarlo facendo partire la quarta tappa, la terza in linea, da Mondorf-les-Bains, a qualche chilometro dalla sua attività. Un incendio l’aveva distrutta ma ha saputo ripartire alla grande. Qualche chilo in più, i capelli non sono mai stati tanti, probabilmente dimostra più dei trentatré anni scarsi che ha. E pedala ancora, Andy Schleck. Qualche mese fa era in California con Levi Leipheimer, una salita gli ha ricordato quanto il ciclismo gli piaccia ancora ma anche quanto sia fuori forma. Potreste aver sentito parlare del lussemburghese nel maggio dello scorso anno, quando Kate Middleton si è recata in visita in Lussemburgo. C’è una foto in particolare che fece il giro del mondo: un bambino che le regala un mazzo di fiori salvo poi scappare a gambe levate per la timidezza. Era Teo, Teo Schleck.

 

Il riassunto dell’opera perfetta alla Liegi 2009.

 

Andy Schleck vi direbbe che la sua vita è davvero a posto così, che non aver vinto il Tour de France sulla strada non è così importante, che alla fine la sua carriera è stata scoppiettante nonostante la sua brevità. Nessuno mette in dubbio la sua sincerità, anche se oggettivamente si fa fatica a credere ad un astronauta che arriva ad un passo dalla Luna per poi tornare sulla Terra e raccontare che in fondo va bene lo stesso. In un’intervista rilasciata a Cycling Weekly qualche giorno prima dell’inizio del Tour de France 2017, dichiarò che i suoi due favoriti per il successo finale erano Valverde e Thomas: il primo è durato dieci minuti, il secondo una settimana. La carriera di Andy Schleck è una serie di frasi interrotte, di se e di ma, di periodi ipotetici rimasti ipotesi. E forse conviene fermarsi qui altrimenti questo pezzo diventerebbe un trattato di grammatica, ma chi scrive non è Raymond Queneau e questo non vuol essere un esercizio di stile.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Altri Sport
Luca Pulsoni
6 Maggio 2022

A nessuno piace più il Giro d’Italia

Parte da Budapest la corsa più povera degli ultimi anni.
Cultura
Giovanni Guido
21 Aprile 2022

Paolo Conte, di musica e bicicletta

Un viaggio in un mondo antico, anche sportivo.
Altro
Luca Pulsoni
14 Marzo 2022

Il Tour de France è la Superlega del ciclismo

E nessuno si fila più il Giro d'Italia.
Altri Sport
Luca Pulsoni
4 Ottobre 2021

Sonny Colbrelli trionfa in un inferno di fango e pavé

22 anni dopo l'ultima vittoria, Roubaix si tinge nuovamente di azzurro.
Ritratti
Luca Pulsoni
15 Settembre 2021

Fausto Coppi, ribelle e traditore

Vivere intensamente fino a bruciarsi.
Papelitos
Luca Pulsoni
12 Agosto 2021

Il ciclismo italiano è a un punto di non ritorno

L'allontanamento di Cassani è solo la punta dell'iceberg.
Cultura
Andrea Muratore
22 Luglio 2021

Montanelli al Giro, un affresco d’Italia

Vent'anni fa ci lasciava un grande giornalista italiano.
Altro
Alessio Nannini
18 Aprile 2021

Quell’imbroglione di Lance Armstrong

La caduta in disgrazia di un mito moderno.
Altro
Luca Pulsoni
6 Gennaio 2021

Cos’è Ineos e cosa vuole dallo sport

Renderlo una scienza, abbattere ogni barriera.
Altro
Lorenzo Fabiano
2 Novembre 2020

Chris Froome ci ha dato una lezione di sport

Da gregario, con onore ed umiltà.
Altro
Luca Pulsoni
14 Ottobre 2020

Giro Covid

8 positivi alla Corsa Rosa. Perché la bolla anti Covid non funziona.
Recensioni
Fabrizio Naldoni
14 Ottobre 2020

Il caso Pantani, l’omicidio di un campione

Per l'atleta straordinario e per l'uomo venuto dal mare.
Altro
Luca Pulsoni
22 Settembre 2020

Il Tour de France 2020 ha battezzato la ferocia di Tadej Pogačar

Lo sloveno di Komenda, 22 anni compiuti ieri, è Il più giovane vincitore del Tour dal 1904. Un predestinato che farà parlare molto di sé.
Papelitos
Lorenzo Fabiano
21 Agosto 2020

Il Tour de France inaugura il podio sessualmente corretto

Niente più miss a premiare i corridori, ma un uomo e una donna.
Tennis
Lorenzo Ottone
3 Luglio 2020

Paolo Villaggio e lo sport come commedia sociale

Il ragionier Fantozzi alle prese con l'Italia sportiva.
Altro
Giacomo Amorati
24 Giugno 2020

Il ciclismo in Eritrea: una storia italiana

Viaggio alla scoperta di Asmara, tra caffè espressi e due ruote.
Altro
Mattia Azario
17 Giugno 2020

Il Tour unisce e rivela la Francia

Un viaggio lungo oltre cent'anni, da quando il ciclismo era sport di popolo.
Ritratti
Andrea Muratore
5 Maggio 2020

Gino Bartali nella storia d’Italia

Ginettaccio pedala al nostro fianco.
Altro
Luca Pulsoni
18 Marzo 2020

La leggenda del Bandito e del Campione

La storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo. Tra mito e realtà: come cantava De Gregori.
Storie
Alberto Fabbri
12 Marzo 2020

Il D’Annunzio sportivo

Un ritratto del Vate attraverso lo sport.
Altro
Lorenzo Bravi
27 Dicembre 2019

Il ciclismo in Italia non tira più

Un'analisi storica sui motivi che hanno portato il ciclismo in Italia ad essere, da sport nazionale per eccellenza, una passione di nicchia, seppur nutrita.
Altro
Luca Pulsoni
22 Ottobre 2019

La fine del Pirata

Quindici anni di nuove inchieste, archiviazioni e malinconia.
Altro
Luca Pulsoni
4 Settembre 2019

Egan Bernal, l’ultimo degli eroi di Colombia

Un sogno che ha radici lontane e profonde.
Altro
Luca Pulsoni
20 Luglio 2019

Apollo Merckx 11

Mezzo secolo fa la prima carneficina del Cannibale nel giorno dello sbarco sulla luna.
Altro
Luca Pulsoni
4 Luglio 2019

Guida al Tour de France 2019

Percorso e favoriti della Grande Boucle numero 106.
Altro
Andrea Muratore
12 Giugno 2019

Il Giro pedala nella storia d’Italia

Caleidoscopio dell’italianità, il Giro ci ricorda come la nostra nazione sia sempre, al contempo, centro e periferia.
Altro
Luca Pulsoni
3 Giugno 2019

L’ecuadoriano in rosa

Richard Carapaz ha vinto il Giro d’Italia facendo esplodere di gioia il suo popolo.
Altro
Remo Gandolfi
15 Gennaio 2019

Michele Scarponi e il senso dell’amore

Non dimentichiamo l'insegnamento dell'aquila di Filottrano.
Altro
Luca Pulsoni
1 Novembre 2018

Gran Bretagna dominatrice sulle due ruote

Si è da poco conclusa la stagione ciclistica. I britannici dominano, l’Italia arranca.
Altro
Luca Pulsoni
15 Settembre 2018

Un uomo solo al comando

Il racconto della più grande impresa ciclistica di tutti i tempi. Il volo di Fausto Coppi verso la leggenda.
Ritratti
Giovanni Pigozzo
7 Settembre 2018

Alfonsina Strada

Il mito della prima ciclista a correre il Giro d'Italia.
Altro
Alessandro Autieri
19 Luglio 2018

Remco Evenepoel: il divoratore di mondi

Dopo aver lasciato il calcio per fare il ciclista, un giovane belga dal nome affascinante potrebbe diventare il nuovo tiranno che minaccia il mondo delle pedalate.
Altro
Davide Bernardini
18 Luglio 2018

Tour de France 2000: Courchevel-Morzine

Meglio fallire tentando l'impresa, che non tentare affatto. Pantani ci ha provato ma, quel 18 luglio 2000, ha fallito.
Altro
Alberto Girardello
17 Luglio 2018

Tornate al prossimo appello

Majka, Zakarin e Mollema: non vengono al Giro d'Italia per preparare la Boucle. E il professor Tour, giustamente, li boccia.
Interviste
Davide Bernardini
16 Luglio 2018

Senza nessuna etichetta

Essere donne, e poi donne nello sport. Donne attraverso lo sport, donne migliori grazie allo sport. Con umiltà, decisione, discrezione.
Ritratti
Matteo Latini
13 Luglio 2018

Tom Simpson

Un vita in fuga, la morte sul Ventoux. Era Tom Simpson, l'uomo che non sapeva ascoltare il proprio dolore.
Ritratti
Davide Bernardini
12 Luglio 2018

Sylvain Chavanel

Il più francese dei barodeur: anarchico, sanguinario, incendiario. Nato per la fuga.
Altro
Davide Bernardini
9 Luglio 2018

Tour de France 2014: Ypres-Arenberg

Era il 9 luglio 2014 quando Vincenzo Nibali dipinse uno dei capolavori più belli nella storia recente del Tour de France.
Altro
La Redazione
5 Luglio 2018

Tour Bistrot

Discussioni sul Tour de France 2018: dialogo-intervista multipla nella redazione ciclismo di Contrasti. Rispondono Alessandro Autieri, Davide Bernardini, Leonardo di Salvo, Alessandro Veronese, Francesco Zambianchi.
Altro
Davide Bernardini
2 Luglio 2018

L’illusione di aver risolto

Risolvere una questione per alimentarne altre cento: il ciclismo eccelle anche in questo.
Ritratti
Davide Bernardini
25 Giugno 2018

Óscar Freire

Il ritratto di uno squalo, un predatore da volata: annusa, attende, attacca. Sbrana.
Altro
Davide Bernardini
22 Giugno 2018

Anche Quintana sa attaccare

Confutazione di una delle più ingiuste bugie del ciclismo recente.
Interviste
Davide Bernardini
19 Giugno 2018

Essere professional

L'Androni-Sidermec è un team Professional italiano che anche quest'anno si è fatto notare per le ottime prestazioni in ogni gara, tra cui il Giro101. In ammiraglia c'è Alessandro Spezialetti: dopo una carriera da gregario, mette a disposizione della squadra tutta la sua esperienza.
Ritratti
Davide Bernardini
16 Giugno 2018

Primož Roglič

Il vento. Nel salto con gli sci, deve essere leggermente contrario per sostenerti, mentre in bicicletta - se non ti è a favore - da lui cerchi di nasconderti. Primož Roglič su quel vento sta costruendo non solo la sua carriera, ma la sua vita.
Altro
Alessandro Autieri
12 Giugno 2018

La percezione del ciclismo italiano

Ad eccezione di Nibali il ciclismo italiano sembra non uscire dalle sabbie mobili: ma è davvero tutto così nero?
Altro
Davide Bernardini
11 Giugno 2018

Keep calm and ride Brit

Ascesa e dominio del ciclismo britannico, da Tom Simpson a Froome e ai gemelli Yates, passando per Boardman, Cavendish e Wiggins.
Altro
Matteo Latini
9 Giugno 2018

Non è la pioggia a farlo cadere

Luis Ocaña era per tutti l'uomo giusto per interrompere il dominio del Cannibale, ma sui pedali come nella vita era una tenebra a spingerlo avanti. Vincitore, non vincente.
Ritratti
Stefano Zago
8 Giugno 2018

Franco Bitossi

Cuore Matto: storia di un vincente su ogni terreno, dalla sua Toscana alla beffa di Gap. Una carriera unica nel segno dell'imprevedibile e dell'assurdo.
Altro
Alberto Girardello
1 Giugno 2018

La maglia nera non esiste

Una noiosa retorica e un occhio strizzato al marketing rischiano di far degenerare in pagliacciata un simbolo di rispetto per la fatica.
Altro
Alberto Girardello
26 Maggio 2018

Froome è uno di noi

Chris Froome spezza il tempo in due, prima e dopo il Colle delle Finestre, prima e dopo il 25 maggio 2018. Con un gesto di 82km ha distrutto il ciclismo che lui stesso ha contribuito a creare.