Carrello vuoto
Italia
28 Marzo

Avellino resiliente

Michelangelo Freda

50 articoli
L'Avellino calcio è l'espressione di un popolo abituato a soffrire ma che ha sempre saputo rialzarsi, anche nei momenti più duri.

“Esiste in Italia una squadra che gioca come il Brasile, che profuma di cibo genuino e campi in fiore. Una squadra che, però, non è brasiliana: si chiama Avellino. Questa squadra gioca al calcio magistralmente, senza sentirsi inferiore a nessuno e senza mostrare nessun borioso senso di superiorità. Umile ed operaia, e nello stesso tempo nobile, come solo i veri aristocratici sanno essere. Questa squadra, l’Avellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana”. Così il grande Gianni Brera descriveva l’U.s. Avellino 1912, una tra le squadre più affascinanti della Serie A degli anni ’80.

 

 

Ma facciamo un passo indietro: correva l’11 giugno 1978 quando i lupi d’Irpinia conquistarono la Serie A grazie al goal realizzato da Mario Piga, al nono minuto del secondo tempo, contro la Sampdoria. Quella rete proiettò l’Avellino all’ultimo posto disponibile per la promozione nella massima serie e darà inizio ad un sogno durato ben dieci anni, scaraventando il pubblico biancoverde fra le grandi del calcio italiano. Il calore del tifo avellinese, poi, impressionò tutti fin dalla prima apparizione: le corazzate del campionato italiano caddero inesorabilmente una dopo l’altra allo stadio Partenio, affollato da una tifoseria sempre presente ed estremamente calorosa; una passione che nemmeno il terremoto del 1980 riuscì a scalfire nell’animo.

 

C’erano delle situazioni drammatiche, morti a terra, gente che tirava i propri parenti dalle macerie. C’è una cosa che però non dimenticherò mai. Una signora, a piazza Libertà, mentre piangeva i suoi cari mi disse: “Salvatore, hai visto che è successo? Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto…” (Salvatore Di Somma)

 

L’Avellino in quegli anni, tuttavia, fu al centro di una delle vicende più oscure del calcio nostrano, con il coinvolgimento (stagione 1979/80) nell’indagine detta Totonero. Al triplice fischio della 24esima giornata di campionato, nei campi da gioco del massimo campionato italiano fece irruzione la polizia: questa, su ordine della magistratura, effettuò una serie di arresti che coinvolse tredici giocatori, il tutto ripreso in diretta dalla trasmissione 90° minuto.

 

 

La vicenda ebbe inizio a seguito di una denuncia di Massimo Cruciani, commerciante all’ingrosso di frutta, e Alvaro Trinca, ristoratore: entrambi scommisero su alcune partite di Serie A, combinate in accordo con alcuni giocatori della Lazio e con alcuni dirigenti del Milan, solo che non tutti i risultati concordati si verificarono, facendo perdere a Cruciani e Trinca somme ingenti di denaro. Lo scandalo costò la retrocessione di Milan e Lazio in Serie B e 5 punti di penalizzazione per Avellino, Bologna e Perugia oltre ad una pioggia di radiazioni e squalifiche ai danni di 17 calciatori, tra cui anche Paolo Rossi e Bruno Giordano.

 

Così i giornali si interrogavano l’indomani (gli arresti saranno poi non dodici bensì tredici)

 

 

Nonostante le vicissitudini giudiziarie l’Avellino nel suo lungo percorso in Serie A ha lanciato tanti calciatori che, grazie anche alla maglia verde, sono riusciti ad arrivare ai vertici del calcio mondiale. Fernando De Napoli, Stefano Tacconi, Ottorino Piotti, Andrea Carnevale, Luciano Favero, Beniamino Vignola, Gerónimo Barbadillo, Ramón Díaz; e ancora lo storico capitano Adriano Lombardi, Juary, José Dirceu, Angelo Colombo, Walter Schachner, Franco Colomba, Angelo Alessio, Gian Pietro Tagliaferri. Questi alcuni dei nomi più importanti che hanno indossato la casacca biancoverde.

 

 

L’Avellino poi fu una squadra temibile, arcigna e tenace, che non consentì mai umiliazioni dinnanzi al proprio pubblico, frenando o addirittura sconfiggendo le big del calcio italiano. Sono gli anni della Legge del Partenio, che vide la formazione biancoverde conquistare per nove anni consecutivi la stragrande maggioranza dei punti tra le mura amiche; basti pensare che il primo anno i biancoverdi conquistarono 18 dei 26 punti totali proprio al Partenio (quando ancora la vittoria valeva solo due punti). Su un totale di 150 partite, infine, il bilancio totale parla chiaro ed è lusinghiero: 63 vittorie, 60 pareggi e solo 27 sconfitte, con 172 reti fatte e 110 subite.

 

Avellino v Napoli 0-1, Maradona e Ramon Diaz

 

 

Ma la storia del calcio avellinese in quegli anni è simile a quella di tanti club dell’epoca, in un intreccio in cui gli interessi politici si legano a quelli sportivi, con speculazioni che investono l’intero territorio. La provincia di Avellino era rappresentata a livello nazionale da esponenti di spicco della Democrazia Cristiana, da Ciriaco De Mita a Nicola Mancino: una vivacità politica ed imprenditoriale che vide la classe dirigente irpina insediarsi in ogni ingranaggio della macchina burocratica italiana.

 

 

Famosa l’interrogazione al Ministro del Turismo Lelio Lagorio (PSI) da parte del senatore Michele Marchio (MSI-DN), il quale chiese spiegazioni sul brindisi avvenuto a fine match tra i dirigenti dell’Us Avellino, Ciriaco De Mita e l’arbitro della partita Rosario Lo Bello, figlio dell’onorevole Lo Belloanch’egli in quota DC.

 

“Dunque il campionato minore l’ha vinto l’Avellino, che i monti proteggono dagli insulti del clima mediterraneo. Aveva ragione don Ciriaco [De Mita], quando si tolse da un’aragosta dei Metalli per garantirmi che l’Avellino era una squadra! Si è vista. Lode a Vinicio ed ai suoi”. (Gianni Brera, La Repubblica, 19 maggio 1987)

 

Ma Avellino non è solo questo: la politica infatti non è riuscita ad infiltrarsi all’interno della Curva Sud nella storia recente, storica e temuta tifoseria soprattutto degli anni ’80, che non ha mai avuto nulla da invidiare a piazze tradizionali del calcio italiano, malgrado il lento declino che ha accompagnato la società; da sempre la Curva ha dato il proprio sostegno alla squadra, e ciò si è visto soprattutto nel duro limbo della Serie C durato sette anni (dal 1996 al 2003). Il ritorno nel campionato cadetto poi non fu dei più semplici, e in effetti la stagione 2003-04 può essere considerata come una tra le più enigmatiche della storia del club. Sulla panchina dell’Avellino siede Zdeněk Zeman, storico allenatore anti-sistema e promotore di una forte critica ai vertici del calcio italiano.

 

 

Il presidente del club era Pasquale Casillo, figura controversa dell’imprenditoria campana, nonché storico patron del Foggia dei Miracoli. L’Avellino iniziò il campionato con due sconfitte consecutive, l’antipasto di una stagione turbolenta: tanti gli episodi sospetti che hanno portato più volte a pensare che ci fosse un accanimento nei confronti della formazione biancoverde, ma tanti anche i limiti di gioco mostrati dagli irpini durante la stagione, basti pensare che i primi tre punti (sul campo) vennero conquisati solo alla seconda giornata del girone di ritorno – 1-0 contro la Triestina – dopo 21 giornate di digiuno.

 

“Casillo, nel 2004 presidente dell’Avellino, mi rivelò di aver ricevuto una telefonata di Moggi nelle settimane in cui la squadra si stava giocando la salvezza in serie B dove gli fu detto: Se molli Zeman, l’Avellino si salva”. (Zdeněk Zeman processo Calciopoli)

 

Zeman durante la deposizione del processo Calciopoli 2006 (Foto Ansa)

 

 

L’Avellino quell’anno retrocesse in Serie C, concludendo la stagione soli 37 punti, in una delle peggiori stagioni mai disputate dal club campano. Ma quel campionato e l’addio della coppia Casillo-Zeman tornò a far discutere durante il processo Calciopoli in cui Gianfelice Facchetti, figlio di Giancito Facchetti, riportò in aula una confessione fatta dal padre riguardante l’arbitro Nutini: il direttore di gara confidò infatti all’allora presidente dell’Inter di aver ricevuto delle pressioni da Luciano Moggi per la partita Avellino-Messina del 2003/04, conclusasi con la vittoria per 0-1 del club siciliano, affinché il risultato venisse dirottato a favore del club siculo.

 

 

In tempi più recenti l’Avellino è ripiombato in Serie D, una categoria che va strettissima al pubblico irpino, già affrontata nel 2009 con il fallimento della gestione Pugliese. Ma quanto accaduto quest’anno alla società biancoverde è un preallarme di quel che avrebbe contraddistinto i campionati di Serie B e Serie C, in un connubio fra interessi dei piani alti del calcio – basti pensare alla corsa per accaparrarsi le percentuali dei diritti televisivi spettanti alle tre escluse – e la mala gestione di un club partito da zero dopo il fallimento del 2009.

 

 

Nell’estate 2018 infatti l’Avellino rientra fra le squadre non ammesse al campionato di Serie B: ma se da un lato ci sono Bari e Cesena, con una mole debitoria non indifferente – alla quale si aggiunge un’indagine per plusvalenze nel caso del club romagnolo -, dall’altro c’è il club irpino che con i bilanci risulta esser in regola, come evidenziato in una sentenza del Consiglio di Garanzia del CONI.

 

La Curva Sud in Avellino vs Latina 1-0, Serie D girone G (Foto di SportAvellino.it)

 

 

Il cavillo della non ammissione del club biancoverde risiede però nella fideiussione presentata dalla società, ed emessa dall’istituto finanziario Onix Asigurari, il quale risultava sprovvisto del titolo necessario per operare in Italia, in contrasto con quanto predisposto dal comunicato uffiale.La fideiussione della Onix Asigurari venne sostituita a sua volta da una seconda garanzia, emessa dalla società Finworld ma presentata alla federazione oltre la scadenza imposta, venendo dunque considerata non idonea.

 

 

Un ritardo di 16 minuti che vide la società biancoverde presentare solo il numero di fideiussione, mentre solo «alle 15.40 del 18 luglio 2018 e, dunque, con due giorni di ritardo rispetto al termine perentorio, il presidente dell’Avellino depositava presso la CO.VI.SO.C. l’originale della polizza Finworld n. 34331338, datata 10 luglio 2018».

 

 

Caso particolare vuole che la seconda fideiussione fu accompagnata da una terza garanzia, emessa dalla Groupama il giorno 18 luglio 2018. Da sottolineare il poco tempo messo a disposizione dalla Lega di Serie B alla società biancoverde per sostituire la prima garanzia: il 12 luglio (giovedi) intorno alle ore 19.00 viene inoltrato dalla COVISOC la comunicazione di respingimento della Onix Asigurari, che doveva esser cambiata entro le 19.00 di lunedì 16 luglio.

 

 

Insomma, poco meno di 48 ore lavorative per sostituire la fideiussione, un lasso temporale estremamente breve. Per concludere con i tecnicismi, questi errori burocratici, ai quali si è aggiunta la mancata impugnazione da parte dei legali dei termini perentori fissati, hanno fatto sì che l’Avellino calcio, nonostante una salvezza conquistata sul campo, sia stato costretto a ripartire dai dilettanti, ponendo così fine all’era contrassegnata dal Gruppo Taccone.

 

Il totem del Lupo sotto la Curva Nord presso lo stadio Partenio Lombardi

 

 

Tra l’altro l’Avellino non è la sola società ad aver utilizzato, seppur in differenti modi, la società Finwolrd per garantirsi l’iscrizione al campionato. Infatti dieci club di Serie C (e solo due di Serie B) sono stati costretti a presentare una nuova garanzia in sostituzione di quella emessa dalla Finworld, in quanto il Consiglio di Stato ha invalidato la società nell’operare in Italia. La Lega Calcio in quel caso ha però concesso un ampio margine di tempo alle società (28 giorni circa e non quarantotto ore lavorative) per presentare le garanzie economiche necessarie. Tra le società di Serie C ad esser state negligenti ritroviamo il Matera ed il Pro Piacenza, società poi escluse dal campionato, oltre al Cuneo e alla Lucchese.

 

 

L’Avellino, dopo un tira e molla giudiziario, venne definitivamente escluso dalla Serie B il 20 luglio 2018: la notizia fu diramata dalla Lega Calcio durante la partita amichevole giocata a Frosinone contro la Roma, terminata 1-1 con goal di Schick e Paghera. I tifosi biancoverdi chiamarono a sé la propria squadra comunicando l’esclusione dal campionato di Serie B da parte della Figc, in una scena che ben evidenziava l’inconsapevolezza di diversi tesserati circa il proprio destino. Saranno giorni complicati quelli seguenti, in cui i tifosi avellinesi prenderanno d’assalto il CONI con la speranza di far sentire la propria voce. Il 31 luglio, tuttavia, il CONI confermerà quanto già deciso: l’Avellino è escluso dalla Serie B.

 

I giocatori dell’Us Avellino apprendono l’esclusione dal campionato dalla propria Curva durante il match tra Roma ed Avellino 1-1 (Foto di Francesco Luciano)

 

Nonostante il clima di rabbia mista a delusione che si respirava, e si respira tutt’ora, nel capoluogo irpino, l‘Avellino Calcio ha ricominciato il proprio cammino ripartendo dal campionato di Serie D, girone G; un inizio travagliato che, se da un lato ha visto la vecchia società di Walter Taccone – Us Avellino 1912 srl – iscriversi al campionato provinciale Under 15, dall’altro ha portato alla nascita di un nuovo percorso sportivo con il Calcio Avellino SSD di Gianandrea De Cesare, già proprietario della Sidigas Scandone, storico club di pallacanestro militante nella massima serie.

 

 

Il nuovo Avellino ha avuto, fin da subito, il benestare della tifoseria, che ha fornito in comodato d’uso l’utilizzo dello storico logo per l’iscrizione al campionato dilettantistico (la Curva Sud infatti, tramite l’Associazione per la Storia, detiene sia la denominazione sia il logo dell’Us Avellino, per preservare la gloriosa storia del club ed esserne custode).

 

 

Il nuovo percorso calcistico, con a guida il gruppo Sidigas, ha convinto poi la vecchia amministrazione comunaleche ha affidato a De Cesare l’arduo compito di riportare l’Avellino nel calcio che conta, preferendo l’offerta dell’imprenditore napoletano a quella della cordata capeggiata da Enrico Preziosi, patron del Genoa. Un progetto di 39 pagine che vuol rendere Avellino il fiore all’occhiello dell’innovazione sportiva nel Sud Italia: dalla modernizzazione dello stadio Partenio alla creazione di una polisportiva che comprenda il basket e il calcio femminile, passando per un settore giovanile che dovrà fungere da motore di spinta per la crescita societaria.

 

 

Un progetto innovativo che però, nei primi mesi, si è già imbattuto in diverse difficoltà: l’esonero di Archimede Graziani dalla panchina, per mancanza di risultati, è arrivato a poche giornate dalla fine del girone di ritorno, cambiando le carte in tavola. L’arrivo di Bucaro e l’acquisto di calciatori di valore ha quindi migliorato poi la posizione della squadra, che è ora alla caccia del primo posto occupato dal Lanusei, società sarda che da outsider insidia il progetto biancoverde. I tifosi ad ogni modo, nonostante l’incubo esclusione ed un campionato di Serie D altalenante, hanno invaso ogni stadio d’Italia con il loro entusiasmo, lasciando a bocca aperta le tante tifoserie avversarie incontrate in questa stagione, ammirate nel veder il folto gruppo ospite all’interno del proprio stadio.

 

Curva Sud in trasferta a Colleferro per il match tra Vis Artena – Calcio Avellino 1-2 (24 marzo 2019, Fonte SportAvellino.it)

 

 

Adesso l’Avellino calcio ha votato pagina, e il progetto De Cesare inizia ad entrare nel vivo. D’altronde questa è una città che ha nel sangue la predisposizione a non arrendersi: un territorio meraviglioso, incastonato nei monti, che tuttavia può diventare ostile, come ha dimostrato il catastrofico terremoto del 1980. La storia effettivamente non è stata indulgente ma gli Avellinesi, maledettamente cocciuti e tenaci, non si sono mai persi d’animo, dimostrando un’attitudine innata nel reagire alle avversità e poi nel sapersi rialzare.

 

 

L’esperienza della Curva Sud sta lì a dimostrarlo: una tifoseria di provincia sempre presente, cascasse letteralmente il mondo, che non ha accettato di spegnersi lentamente; di finire in quel vortice oscuro, in quell’autentica macelleria pallonara che ha inghiottito tante realtà del cosiddetto “calcio minore” italiano, decretando la scomparsa di decine se non centinaia tra club e tifoserie.

 

 

La città di Avellino, ma ancor prima la gente di Avellino, questo non poteva accettarlo. Qui il calcio ha rappresentato un territorio abituato a soffrire e a combattere, ma che non ha mai voluto rinunciare a nulla: non è retorica, ma testimonianza della storia. D’altronde il popolo irpino è una stirpe antichissima e dalla pellaccia dura, che risale all’epoca degli Etruschi: già a quei tempi gli Irpini avevano un motto, Hirpus Harpe Tahè Kyuì, che in lingua osca significa “I lupi combattono per la libertà”.

 

 

È questione di territorio, di tradizione, forse anche di DNA, e in tutti questi secoli ce l’hanno ampiamente dimostrato. E allora fatevi un giro per Avellino e chiedete della squadra: raccoglierete certamente delusione, nostalgia, anche rabbia e disgusto, ma vedrete che in fondo pochi avranno perso le speranze. Sì perché non è forte chi non cade ma chi, cadendo, ha la forza di rialzarsi.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Italia
Antonio Torrisi
22 Settembre

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Papelitos
La Redazione
26 Novembre

Il fine settimana di calcio

Dopo cinque giorni di ricatti, il fine settimana diventa una terra selvaggia in cui il singolo può finalmente rifugiarsi. Insomma per Junger era il bosco, per noi il calcio del sabato e della domenica
Ritratti
Francesco Andreose
3 Agosto

Costantino Rozzi, il Presidentissimo per eccellenza

Il Grande Ascoli, l'indimenticabile presidente.
Papelitos
Alessandro Imperiali
9 Gennaio

Chissenefrega dei tifosi

Questo, in sostanza, è il messaggio congiunto di Lega calcio e governo.
storie
Sergio Taccone
21 Ottobre

Milan 1981, l’annus horribilis

Il racconto del campionato 1981/82, la stagione più infausta in centoventi anni di storia rossonera.
Italia
Nicola Ventura
14 Dicembre

Gigi Radice, occhi di ghiaccio

In memoria del Sergente di ferro: un grande del nostro calcio.
Editoriali
Alberto Fabbri
22 Aprile

Torneremo a cantare, ma non sui balconi

Siamo una tribù che non può rinunciare ai suoi riti.
Ritratti
Marco Metelli
23 Novembre

Hector Cúper

Fenomenologia di un antieroe.
Ritratti
Domenico Rocca
3 Novembre

Romeo Anconetani, il vescovo di Pisa

L'urlo della provincia in un calcio a misura d'uomo.
Italia
Gianluca Palamidessi
14 Marzo

Il modello AlbinoLeffe tra futuro e distopia

Luci e ombre della società bergamasca.
Italia
Andrea Mainente
6 Novembre

Lunga vita al Lanerossi Vicenza

La squadra e la città, unite per sempre.
Italia
Matteo Mancin
21 Giugno

Zdeněk Zeman

Il fumo del bel gioco.
Tifo
Jacopo Benefico
29 Novembre

Brescia-Atalanta è storia, ma senza tifosi che derby è?

Contro-storia del derby più sentito del Nord Italia.
Papelitos
Lorenzo Ottone
4 Luglio

L’insostenibile inutilità del derby di Torino

La fine delle rivalità attraverso la stracittadina all'ombra della Mole.
canestri
Alberto Fabbri
4 Ottobre

Bentornata Fortitudo

Il ritorno in A della Fortitudo non poteva passare inosservato
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Papelitos
Andrea Antonioli
19 Dicembre

Nulla di nuovo sotto il sole

Gli spietati bianconeri ci hanno detto ancora una volta che Babbo Natale non esiste, e che sotto l'albero non troveremo nessun campionato aperto.
Italia
Matteo Mancin
1 Marzo

Corrado Orrico

L'uomo che è rimasto nella storia per i suoi fallimenti.
Papelitos
Beniamino Scermani
24 Agosto

Attenti al lupo sessista!

Malgrado un'estate che ha messo a dura prova la tenuta del nostro calcio, le battaglie simboliche e marginali continuano ad occupare il dibattito e le prime pagine dei giornali.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Aprile

Serie A, c’è solo la Juventus

In una scialba giornata di campionato, la Juventus mette una seria ipoteca sul settimo scudetto consecutivo.
Italia
Alberto Fabbri
29 Dicembre

Nessun vaccino per il calcio italiano

All'estero piani concreti, in Italia fumo negli occhi.
Italia
Lorenzo Solombrino
14 Marzo

Ivan Gazidis e l’House Of Cards del calcio italiano

La storia di un manager machiavellico, tra luci (finanziarie) e ombre (sportive).
Italia
Giacomo Maria Bertocco
5 Marzo

Resurrezione a Venezia

La città più bella del mondo nel calcio, tra nostalgie e speranze.
Ritratti
Matteo Paniccia
2 Febbraio

Le follie di Luciano Gaucci

In memoria di Luciano Gaucci.
Papelitos
Lorenzo Santucci
9 Novembre

DAZN fa rima con disperazione

Tolta la concurrency.
Italia
Edoardo Franzosi
25 Maggio

Salvate il Tardini, salvate Parma

Cosa si nasconde dietro al rifacimento dello stadio gialloblu.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno

Alberto Malesani, umano troppo umano

Sorridere in faccia al fallimento.
Italia
Michelangelo Freda
6 Aprile

Fuori i mercanti dal tempio

È ora di finirla con lo strapotere dei procuratori sportivi.
Papelitos
Michelangelo Freda
27 Novembre

Supercoppa Italiana, un’ipocrisia nazionale

Dai segni rossi sul viso alla finale di Supercoppa in Arabia Saudita la strada è breve.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
12 Settembre

L’insostenibile inutilità della mascherina in campo

Un triste e confuso tentativo di educazione sociale.
Papelitos
Lorenzo Ottone
23 Agosto

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
storie
Leonardo Catarinelli
18 Aprile

Il Cholismo forgiato dal fuoco dell’Etna

Il Catania degli argentini guidati da Diego Pablo Simeone.
Italia
Michelangelo Freda
6 Giugno

La Serie B è un enorme conflitto di interessi

L'annus horribilis della Serie B tra stravolgimenti, sentenze ad personam e clamorose smentite.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Agosto

Il caso De Ligt tra chiacchiera ed equivoco

Il calciatore moderno deve sempre dire la sua.
storie
Diego Mariottini
16 Dicembre

La fine di re Giorgio

Nel 1984/85 affonda definitivamente il progetto Chinaglia per una Lazio competitiva, mentre il Verona lancia la fuga verso lo scudetto.
Papelitos
Alberto Fabbri
6 Marzo

Giù le mani dal Meazza!

Contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
5 Marzo

Il Coronavirus e la miseria del calcio italiano

È arrivato il momento di azzerare la governance del calcio nazionale.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
30 Agosto

Ridateci la fascia di Davide Astori

La Lega insegna che anche la memoria ha una data di scadenza.
Ritratti
Domenico Rocca
6 Febbraio

Erasmo da Taranto

Erasmo Iacovone, l’uomo e il simbolo.
Italia
Michelangelo Freda
16 Gennaio

La Serie C morirà di promesse

La politica del calcio sembra quella parlamentare.
Editoriali
Marco Gambaudo
22 Luglio

Il Genoa di Preziosi, cronaca di una mediocrità annunciata

Il progetto di Preziosi al Genoa sta naufragando: bilanci disastrosi, debiti vertiginosi e tasse non pagate, in una inquietante girandola di giocatori e allenatori.
Italia
Raffaele Scarpellini
31 Luglio

Lo Scudetto dimenticato a La Spezia

Sotto le bombe i Vigili del Fuoco diventavano Campioni d'Italia.
Italia
Francesco Andreose
24 Febbraio

Il riscatto del calcio di provincia

Le serie minori credono ancora nel calcio di una volta.
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
Tifo
Simone Meloni
25 Dicembre

Avellino e Foggia, amici mai

Reportage sul tifo delle due curve dal Partenio.
Italia
Michelangelo Freda
20 Novembre

La Serie C va abolita in favore del semiprofessionismo

Le fondamenta della Serie C scricchiolano sempre di più, tra forfait e fallimenti: è tempo di riforme, si impone il semiprofessionismo.
Editoriali
Federico Brasile
29 Maggio

Un campionato da sfigati, guardoni e addetti ai lavori

Pronti a ripartire, nel menefreghismo di milioni di tifosi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Giugno

La fattoria degli animali

Questo calcio mette a rischio la salute dei giocatori.
Italia
Gianluca Palamidessi
25 Gennaio

Vedere Mauro Zarate alla Lazio e piangere

Ricordo di Mauro Zarate con la maglia della Lazio.
Papelitos
Federico Brasile
3 Settembre

Disintossichiamoci dal calciomercato

In un Paese civile il calciomercato si sarebbe dovuto chiudere già da tempo.