Avvocato penalista e tifoso giallorosso da una vita (gestore del sito www.asromaultras.org), Lorenzo Contucci è uno dei massimi difensori dei tifosi nelle aule dei tribunali italiani. Punto di riferimento della contro-informazione propugnata dalle curve, attualmente rappresenta una delle voci più autorevoli nel denunciare e combattere le norme repressive che si abbattono sulle teste degli appassionati: misure approvate per saziare il vorace appetito dell’opinione pubblica e che spesso travalicano il confine dello stadio, per poi essere applicate in piazza in barba alle tutele costituzionali. Ci siamo concentrati oggi soprattutto su questi aspetti.

 

Nonostante la diminuzione degli incontri con feriti ed incidenti, l’apparato repressivo assume caratteri sempre più draconiani, come testimonia l’approvazione del “Decreto Sicurezza bis”. Ritiene eccessivo definire lo stadio un laboratorio di controllo sociale, in particolare nel nostro Paese?

 

L’ho sempre detto, sin da venti anni fa. Ci sono settori della società che non risultano simpatici all’opinione pubblica e quindi costituiscono il bersaglio perfetto per introdurre terapie di controllo sempre più invasive. Quelli che si lamentano oggi delle norme introdotte per le manifestazioni di piazza, oppure del “daspo urbano”, non ricordo si fossero scandalizzati più di tanto per misure analoghe adottate con i vari decreti legge “antiviolenza”. Ed oplà, ecco le medesime norme introdotte nella società civile.

 

Purtroppo i vari governi legiferano non in base a ciò che è giusto o sbagliato, ma in base al sentire dell’opinione pubblica. Le loro stesse carriere politiche si basano sui voti del popolo del resto. Ed ecco qui che invece di fare delle leggi percorrendo il corretto percorso parlamentare, si va avanti a decreti legge, su cui si pone anche la fiducia, contenenti norme che definire discutibili è un mero eufemismo.

 

avvocato contucci ultras

Nel fine settimana l’avvocato Contucci abbandona il foro per celebrare la passione per la Roma

In passato è stato testimone di incontri tra istituzioni e tifoserie organizzate: a fronte dell’ulteriore inasprimento delle misure repressive, crede che il dialogo tra le parti sia una strada ancora percorribile seriamente?

 

Solo parzialmente. Sono stato di recente invitato, quale esperto, a parlare alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati proprio nella parte relativa alle manifestazioni sportive del Decreto Sicurezza Bis. Quale legale, credo di avere il polso di cosa sia eccessivo e cosa no, ma soprattutto di quali siano le storture giuridiche contenute nelle leggi.

 

Un esempio, la violazione del daspo è punita più gravemente dell’evasione dal carcere. Oppure, chi è “recidivo” da daspo può ricevere un daspo non inferiore a cinque e non superiore a dieci anni, con obbligo di presentazione alla Procura Generale. Ormai il daspo può essere comminato per qualsiasi stupidaggine, non necessariamente per episodi di violenza, e quindi mi capitano casi di persone obbligate a firmare per dieci anni (per i criminali comuni il massimo è quattro) per l’accensione di due fumogeni folkloristici a distanza di anni, il che è ridicolo.

 

Purtroppo dei suggerimenti dati per rendere “giusta” una norma che non lo è, ne sono stati accolti solo il 10%: meglio che niente, ovviamente, ma la strada è ancora lunga per avere una legge che non radicalizzi l’esasperazione tra tifoserie e istituzioni.

 

contucci avvocato ultras

Per protesta i tifosi della Maceratese ricorrono anche al latino, (alla faccia degli ultras rozzi e cattivi!)

 

Recentemente il Consiglio della FIGC ha modificato il concetto di “responsabilità oggettiva”, sollevando così le società dall’essere imputabili per il comportamento della propria tifoseria. Inoltre il presidente Gravina ha espresso la volontà di introdurre un “modello di comportamento” allo scopo di coinvolgere maggiormente i club nella gestione dell’ordine pubblico all’interno delle arene. Si sente di commentare questo cambio di rotta?

 

Mah, ritengo la responsabilità oggettiva un obbrobrio giuridico e questo anche nel calcio. La tifoseria è un qualcosa a se stante, che la società di calcio può controllare solo entro certi limiti. Per quanto riguarda il modello di comportamento, mi sembra che già ci sia nel momento in cui si acquista un biglietto o un abbonamento.

 

È il famoso codice etico che, more solito, si estenderà pian piano fino ad arrivare al concetto di reprimere e sanzionare anche chi dissente dalla linea societaria, e non solo allo stadio. Diciamo una sorta di epurazione in base a ciò che in un determinato momento storico sembra essere più corretto, con buona pace della libertà di pensiero ed espressione tutelata dalla Costituzione.

 

La sua militanza nel mondo del tifo testimonia quanto le curve siano un agglomerato socialmente e professionalmente diversificato. Come è riuscito a conciliare lavoro e passione, contribuendo così a superare lo stereotipico binomio ultras-criminale?

 

In realtà non è stato difficile. Anzi, conoscendo il mondo del tifo mi ha semplificato le cose, comprendendo sin da subito determinati meccanismi. La realtà è che ci vorrebbe un giorno che duri 48 ore! Fatto sta che quello stereotipo di cui mi dice è solo nella mente di persone bigotte e che tendono alla massificazione. In ogni realtà sociale in cui ho lavorato ho trovato dallo scienziato al rapinatore. Ma “loro” non lo potranno mai capire.

 


Si ringrazia l’Avvocato Lorenzo Contucci per la disponibilità, nonché Domenico Rocca per l’aiuto nella realizzazione dell’intervista.