La battaglia al razzismo è tanto seria quanto delicata. Ogni pensiero a riguardo, il nostro compreso, rischia quindi di bruciarsi come fosse diavolina. Bando alle metafore: anno nuovo, solite bambinate. E solito Balotelli.

 

È da poco passata la metà del primo tempo di Brescia-Lazio quando Supermario, infastidito da alcuni cori del settore ospiti – già bagnato di benzina, a proposito di fuoco –, si ferma, si dirige verso l’arbitro e, tra l’imbarazzo generale, quello del direttore di gara come quello dei giocatori in campo – compagni di squadra e non –, decide di sua volontà di fermare l’incontro.

 

Passa qualche secondo e lo speaker del Rigamonti di Brescia annuncia alla gentile clientela il divieto di cantare contro Balotelli. L’ennesimo episodio razzista della Curva Nord laziale? Je piacerebbe, a Supermario. Davvero, diciamo, je piacerebbe. Sì, perché Balotelli, da quando è tornato in Italia, non fa altro che arrampicarsi su uno specchio capovolto: non sono i tifosi a “ululare” Balotelli (eccezion fatta per alcuni idioti che a stento raggiungono la doppia cifra, e dovrebbero essere bannati dagli stadi), è Balotelli ad aver bisogno di un buon apparecchio acustico. Ieri pomeriggio, come d’altra parte in occasione dello scorso Hellas – Brescia, Balotelli è stato preso di mira dai tifosi della Lazio con cori rivolti alla di lui Genitrice. Tanto meglio una testata, dai – nevvero, Zizou? Ma perché fermare la sfida gridando al razzismo? Razzismo de che?

 

Chi è senza insulto allo Stadio scagli la prima pietra.

 

Qui le domande si riducono ad una soltanto: qual è il limite che il tifoso (allo stadio, sia chiaro, fuori è al sicuro) non deve oltrepassare a livello verbale? O anche: è lecito l’insulto volto a destabilizzare, per il bene della propria squadra, un giocatore avversario? Non tutti sono Ibrahimovic, o Mourinho, chiaro: ma prendiamo questi due esempi solo per dire che dagli insulti si può trarre un vantaggio, un’arma che fa passare il coltello dalla manica del tifoso al giocatore preso di mira. Il dibattito è delicatissimo. Le sfumature sono tantissime, e chi è senza insulto allo Stadio scagli la prima pietra.

 

Rimane un fatto, però. I tifosi che incontrano Balotelli, certo consapevoli della debolezza mentale del ragazzo – checché Supermario “dica” il contrario via Social –, lo insultano perché scemo, non perché nero. Perché è sempre e solo Balotelli ad esser preso di mira da mezza Italia – e ci teniamo pure bassi con le stime?

 

Balotelli dovrebbe concentrarsi sul campo. Quando vuole, Supermario sa giocare divinamente. Ieri, proprio lui aveva sbloccato l’incontro. Ha giocato bene, ieri, Supermario. A tratti benissimo. Sulle qualità del giocatore, d’altra parte, non si può discutere, a nostro avviso. Sulle qualità dell’uomo, al contrario, rimangono molti dubbi.